PERTUSIO. L’area Ribes è la migliore per costruire il nuovo ospedale del Canavese, ascoltateci. Chi è andato alla riunione informativa dello scorso mercoledì, organizzata dal Comune di Pertusio e da Canavese Riformista, si è fatto questa idea.“Prima il tema era tecnico, poi è diventato politico” ha detto il sindaco di Pertusio GiuseppeDamini presentando la serata. E la soglia tra le due dimensioni è stata varcata da quando lo studio Ires aveva dato parere (tecnico per l’appunto) positivo alla costruzione dell’ospedale in area Ribes.
A quel punto, i comuni del Canavese occidentale hanno approvato in consiglio comunale una mozione con la quale si esprimevano in favore del casello autostradale di Pavone Canavese come luogo su cui edificare la nuova struttura.
Questo perché quell’area consentirebbe a tutti, eporediesi e canavesani, di beneficiare al meglio del nuovo centro ospedaliero. Ecco, dunque, presa la decisione politica, che va a corroborare quella tecnica.
“Se sceglieranno diversamente sarà legittimo - ha commentato Lorenzo Nicotra, portavoce di Canavese Riformista - ma poi dovranno spiegarci i motivi, visto che i cittadini dovranno farsi mezz’ora di viaggio in più per arrivarci”. E visto che praticamente tutto il canavese occidentale il suo parere politico l’ha dato chiaro e tondo.
E se l’area Montefibre sembra ancora ancora accettabile (lo studio Ires la dà per seconda, e infatti Damini ha fatto propria la regola del pluralismo liberale: “siamo disposti a organizzare anche incontri coi sostenitori dell’area Montefibre” ha detto prima che cominciasse la riunione) a non quadrare soprattutto a Nicotra è l’area Palazzo Uffici.
Lì ci sono in ballo gli interessi di Prelios, che la detiene e sarebbe interessata a rientrare in questa maxi operazione da quattrocento milioni di euro. Va dunque informata urgentemente la popolazione.
“Si è parlato di Ribes come territorio alluvionabile, e su questo hanno espresso il loro parere anche Coldiretti e ambientalisti. Si è anche detto che il nuovo ospedale consumerebbe terra fertile, ma il sindaco di Pavone ha detto che lì si tratta piuttosto di terreno ghiaioso e di scarsi proventi” ha detto Damini tentando di smontare alcune tesi che gli parevano non cogliere il punto.
L’intervento più corposo della serata è stato però quello di Sergio Bretti, consigliere comunale a Valperga ma soprattutto primario di oncologia a Ivrea dal 1999 al 2015. “L’ospedale non è solo un problema di muri” ha cominciato Bretti.
“A dire il vero non dovremmo neanche parlare di ospedali, ma di funzioni e di teste che svolgono funzioni operative”. Di funzioni nell’area di Palazzo Uffici, ad esempio, ce ne sono fin troppe. C’è il supermercato, il tribunale, il liceo. Funzione economica, istituzionale, educativa.
Aggiungervi anche la funzione sanitaria complicherebbe troppo le cose. E sarebbe in una posizione che non consentirebbe un accesso rapido alla struttura in caso di emergenza“All’area Ribes - ha contrapposto Bretti - dieci minuti e ci sei”.
E questo perché “la pedemontana che porta all’area non è interessata dagli ingorghi, e se ci fossero problemi si potrebbero prendere altre strade” ha spiegato Bretti. Non si tratta però solo di rapidità, ma anche del bacino di utenza che si può riuscire a captare posizionando l’ospedale in area Ribes. “Il coinvolgimento della Valle d’Aosta nell’area Ribes sarebbe ottimale, tra le altre cose, perché aggiungerebbe 30mila persone della parte bassa della Regione al bacino di utenza, totalizzandone in tutto 200mila” ha spiegato il medico in pensione. Più persone significa anche poter ottenere servizi migliori e arricchire di conseguenza l’ospedale. Il “turismo sanitario” dei valdostani, in sostanza, potrebbe avere delle buone ricadute anche sullo stato di salute dell’ospedale.
E che tipo di struttura dovrà essere il nuovo presidio sanitario canavesano? “Una struttura a sviluppo orizzontale e segmentato, anche per garantire l’isolamento dei reparti in casi come il covid19. Dovrà essere di medio livello (un gradino sotto le Molinette e il San Giovanni Bosco e con diverse dotazioni di eccellenza quali la farmacia, il laboratorio di analisi, la rianimazione e una diffusa informatizzazione dei servizi”.
E c’è di più, dovrà essere anche attraente per i medici sotto il versante della carriera. Ma se c’è una caratteristica che il nuovo ospedale dovrà avere (ed è una caratteristica che lo riguarda personalmente e che coincide con il luogo in cui sarà costruito) è la capacità di servire contemporaneamente Canavese ed Eporediese. “Quando si fa un ospedale non si può pensare a servire solo una città” e cioè, in questo caso, Ivrea.
A fine serata c’è stato anche il tempo per gli interventi e le domande. Un tema che ha acceso i cuori è stata la privatizzazione progressiva del sistema sanitario. “Lo Stato paga di più rispetto a prima da quando sono entrati i privati trent’anni fa. La collettività non guadagna nulla dal privato, che è anzi solo un costo” ha stigmatizzato Lorenzo Nicotra.
Più tecnica ma pure più moderata la risposta di Bretti: “Convenzionarsi con un ente privato e fare, ad esempio, una tac in un posto esterno significa per il medico dell’ospedale pubblico interrompere il rapporto di fiducia tra medici che cooperano gomito a gomito e possono quindi consultarsi spesso per aggiornarsi a vicenda sullo stato di salute di un paziente in comune”. Il lavoro medico è un lavoro collettivo, e se il pubblico non “stabilisce gli standard operativi del privato”, come dice Bretti, si rischia di disturbare la natura collettiva del lavoro di cura.
Prima dell’invito alla raccolta firme organizzata da Canavese Riformista in sostegno dell’area Ribes, Nicotra ha lanciato ancora un monito di lotta: “Sul nuovo ospedale non dobbiamo accontentarci”.
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