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20 Maggio 2022 - 15:31
in foto, Mimmo Zardo davanti al tribunale di Ivrea
Stavolta ha indossato una maglietta da fumetto: in primo piano un supereroe degli anni Ottanta, Daitarn3, il considdetto “uomo d’acciaio”: il guerriero che combatteva i meganoidi con l’energia solare, uscito dalla matita del giapponese Yoshiyuki Tomino.
A fianco i versi di una delle più celebri canzoni del cantautore italiano Marco Mengoni, “Guerriero”. Un’accoppiata tra anime e musica per dire che no, lui non mollerà, qualsiasi cosa accoda. Per Mimmo Zardo rivedere il figlio Erik è l’obiettivo di tutta la vita. Rivederlo ancora, ammesso che non gli capiti qualcosa. Già, perché le ultime notizie che si hanno, da un anno a questa parte, è che Erik si trova in Ucraina ma non al sicuro. In una di quelle zone sotto il bersaglio dei missili della Russia, nella Regione dello Zhytomyr dove lo ha portato sua madre, Tetyana Gordiyenki, insieme alla nonna Olga, fuggite di punto in bianco, dieci anni fa, dalla casa di Zardo ad Alice Superiore.
“Io sono un guerriero, veglio quando è notte, ti difenderò da incubi e tristezze, ti riparerò da inganni e maldicenze...” ha cantato Mimmo Zardo al megafono. Un chiaro messaggio che riassume quanto vissuto in questi dieci anni: denunce incrociate, cause legali, una condanna (di cinque anni e due mesi) a carico della ex moglie per sottrazione internazionale di minore ma l’imposisbilità, o incapacità, delle autorità, di rintracciarla ed eseguire la pena. E poi lui, indebitato fino al collo, disperato fino ma incrollabile. E stavolta c’era una quarantina di persone a dargli sostegno in occasione della nuova protesta inscenata davanti al tribunale di Ivrea, giovedì scorso, in primis la mamma Silvia Gilberti. Una speranza c’è, oggi: l’ambasciatore italiano in Ucraina ha riferito a Mimmo Zardo, seguito dall’avvocato Rita Ronchi, di volersi interessare alla vicenda e di volerlo aiutare a rintracciare le due donne e il piccolo Erik.
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