Nel 2019 si era semplicemente deciso di prorogare tutti e tre i componenti del cda di SCSper altri tre anni. E così Marta Benedetto, Calogero Terranova e il presidente Maddalena Vietti Niclot vennero riconfermati senza tanti patimenti. Oggi c’è una novità: l’indisponibilità all’incarico manifestata da Vietti e Benedetto, quindi la necessità di eleggere un nuovo Cda. L’assemblea dei 57 sindacilo ha fatto ieri, lunedì. Aldilà di come è finita c’è molto da raccontare su come ci si è arrivati, con in sottofondo l’obiettivo dichiarato di non andare in guerra e di portare in votazione una triade (due uomini e una donna o due donnee un uomo) già decisa in precedenza in base alla regola non scritta che un nominativo lo indica Ivrea, uno Caluso e uno Strambino o, se si preferisce, due cadreghe al centrodestra e una cadrega al centrosinistra.
Tutto bene? Manco per idea. Ancora sino a giovedì e venerdì scorsi molti sindaci non erano stati informati della scelta. Buio totale anche tra i partiti che compongo la galassia del centrodestra.
Stringi stringi tutto sarebbe stato deciso a quattr’occhi da Lega e Pd.
Sul tavolo i curriculum di tre avvocati: Sabrina Ferraris,Arianna Principe e Marzia Alessandra Vinciguerra. Poi del geologo Stefano Tuberga e quello del commercialista Calogero Terranova, l’unico del vecchio cda a ripresentarsi.
E se il centrosinistra, con la benedizione del sindaco di Strambino Sonia Cambursano, si è schierato apertamente per Calogero Terranova rivendicando per lui la carica di presidente e giustificando la scelta con la “continuità”, dalle parti del centrodestra, fino a sabato, ancora non si sapeva bene che pesci pigliare.
Ad un certo punto è arrivato l’ok di Caluso per Stefano Tuberga e la palla è rimasta nelle mani dell’assessore comunale di Ivrea Giuliano Balzola per il terzo nominativo, una donna per forza.
Tutto bene non fosse che tra chi ha inviato la manifestazione d’interesse c’era un personaggio di peso che non poteva passare inosservato: la vicecoordinatrice dei Fratelli d’Italia a Ivrea Marzia Vinciguerra.
Stando ai tam tam Balzola avrebbe fin da subito messoil veto della Lega e proposto una valdostana, certa Barbara Guglielmino, vicina al suo partito conciò innescando la reazione del consigliere comunale Marco Neri. Ci pare quasi di sentirlo: “Io i fascisti non li voglio tra i piedi...!”
Stesso veto su Paolo Debernardi (presidente del circolo dei Fratelli d’Italia) che sedeva nel collegio dei sindaci insieme a Ilaria Cinotto e Gianni Celleghin. Almeno nelle intenzioni, tutti a casa, sostituiti da Annamaria Marinaci, Giovanni Alessandro e Carlo Goldoni.
“Mi han detto che hanno escluso chi ha degli incarichi politici o tessere di partito - stigmatizzava nel fine settimana il consigliere comunale dei Fratelli d’Italia MarcoNeri - Vogliamo parlare di Ellade Peller a In.rete?O di Giovanni Alessandro. E’ stato assessore al bilancio con Grijuela e si è presentato a bando scaduto.Mi sembra strano che Debernardi debba stare fuori, ancor più incomprensibile che debba decidere solo la Lega. Ho parlato con il sindaco e mi ha detto che di queste cose se ne occupa Balzola. Al suo posto farei attenzione a schierarmi contro il partito più grosso(lo dicono i sondaggi) a pochi mesi dalle elezioni. Faccia lui. Adesso c’è il bilancio di previsione e ci potrebbero anche essere degli assenti... Non significa che il centrodestra è spaccato. Significa che il Covid continua a circolare. Vuoi una battuta? Abbiamo preso un assessore da Crescentino va bene anche prendere un amministratore dalla Valle d’Aosta...”.
Più diretto il coordinatore provinciale dei Fratelli d’Italia Fabrizio Bertot. “Manca la cultura di governo (si riferisce alla Lega). Potevano crescere e stanno perdendo l’occasione...”.
Di contorno le reazioni di chi, su tutta questa partita, non era stato minimamente informato.
“Il presidente sarà Terranova - inforcava il sindaco di Borgofranco Fausto Francisca fino a poche ore prima dell’assemblea - Il centrosinistra governa tutto: Bim, Inrete, ora anche SCS. Manca la politica. Balzola non è in grado. Avrebbe dovuto fare una trattativa anche per il CCA il cui cda scade a giugno. Vedrete che la presidenza resterà in mano di Perinetti...”.
Tant’è!
“L’obiettivo di tutti - aggiusta il tiro Sonia Cambursano -è di non arrivare a spaccare l’assemblea come successe nel 2016. Non avevamo dato una buona immagine della politica. Noi abbiamo appoggiato Calogero Terranova perchè in questi anni si è dato un gran da fare. Un giusto mix dal punto di vista umano e delle competenze...”.
E torna alla mente la grande battaglia di sei anni fa (correva il 20 maggio del 2016) quando l’assemblea dei sindacielesse alla presidenza del cda Alberto Gottardo, pur sapendo che, calcolatrice alla mano, aveva preso meno voti dell’altro candidato Giovanni Alessandro, ex segretario comunale a Strambino e ex assessore a Ivrea e a Chivasso.
Alcuni sindaci se l’attaccarono al dito e cominciarono a chiedere l’azzeramento del consiglio di amministrazione composto anche da Raffaella Valle eMaria Maddalena Vietti Niclot.
A guidare la “rivolta” l’allora sindaco di Salerano Elio Ottino assistito dall’avvocato Silvio Crapolicchio di Roma, lo stesso che, tra il 2004 e il 2006, lo aveva seguito e gli aveva fatto vincere la battaglia, portata fin dentro la Corte di Cassazione, per il terzo mandato a sindaco. All’indice la delega del Comune di Chiaverano, che all’assemblea era giunta via email nello smartphone del sindaco di Bollengo Luigi Sergio Ricca, dopo che si era già votato. E, per inciso, Chiaverano, con il suo 2,07% delle quote sociali, era stato indispensabile per la vittoria di Gottardo con il 50,28 % dei voti. Senza quel 2,07 avrebbe vinto Giovanni Alessandro.
Liborio La Mattina
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