Ad un certo punto, l’altra sera, in consiglio comunale, il grillino Massimo Fresc ha ricordato all’Amministrazione comunale quelle promesse (si spera non da marinaio) rivolte ai commercianti su un nuovo bando di aiuti anti-covid per tutti coloro che, verso la fine dello scorso anno, non ne erano venuti a conoscenza. In sottofondo il giallo sul perchè la comunicazione fosse giunta solo agli uffici dell’Ascom e non anche alla Consulta dei commercianti e a Confesercenti.
Per la cronaca si fa riferimento a quei due stanziamenti del Comune, uno da 200 mila euro rivolto alle attività economiche, l’altro per altri 100 mila alle associazioni e alle società sportive dilettantistiche e culturali, pubblicati il 10 dicembre scorso all’albo pretorio con un termine di presentazione delle domande fissato per le ore 24 del 21 dicembre.
Poi ad un certo punto ci si era accorti che tra i possibili beneficiari erano state escluse le Fondazioni e, ancora, chel’iscrizione al Registro del Terzo Settore (una delle inderogabili richieste) avrebbe impedito a molti dipartecipare e alle 15,10 del 22 dicembre, alla chetichella, la Giunta Comunale si era riunita per approvare una nuova delibera, la n. 361, per prorogare i termini di presentazione delle domande alle ore 24 del 26 dicembre. Alla decisione aveva fatto seguito un nuovo “bando” e una serie di modifiche per ampliare i potenziali beneficiari alle Fondazioni e a tutti i soggetti iscritti all’Albo delle associazioni e con sede legale, sociale o operativa ad Ivrea, eventualmente iscritte (e non categoricamente iscritte, come in precedenza) al registro del Terzo Settore.
Insomma un bando pubblicato alla Vigilia di Natale con scadenza a Santo Stefano. Roba da “oggi le comiche”.
“Sono stati fatti degli errori nelle modalità e nelle tempistiche - ha sottolineato Fresc limitatamente ai commercianti - e noi avevamo già espresso la nostra posizione auspicando che si facesse ammenda. Adesso esiste anche una petizione e i firmatari sono molti...”.
Per l’esattezza più di 70, tantissimi titolari di bar, palestre, discoteche.
Chiedono, senza tanti giri di parole, di stanziare a bilancio “nuove risorse” di un ammontare almeno pari a quelle già utilizzate in modo da mettere una toppa alla “discrepanza creata” tra chi non ha ricevuto alcun aiuto e chi ha beneficiatoin alcuni casi anche di oltre 3 mila euro.
“La stortura non può essere giustificata - scrivonoasserendo che sia mancato il tempo per dare una comunicazione capillare sul territorio. Né possono considerarsi accettabili i criteri richiesti...”.
Per esempio quello sulle spesesostenute per la sanificazione già coperte dal credito di imposta edal contributo (che andava rendicontato) della Regione Piemonte.“Questo requisito - analizzano - richiesto nel precedente bando risulta irrilevante e non si capisce perché, se il problema dell’Amministrazione era la fretta, questa sia andata ad impelagarsi in richieste oltre la propria portata senza alcuna considerazione del tempo richiesto per analizzare e verificare fatture relative a tali interventi...”.
Stessa considerazione sul requisito del canone di locazione, posto che difficilmente i proprietari di immobili lo hanno aumentatoin tempo di Covid.
Non c’è il due senza il tre, un altro appunto fa riferimento agli esercizi di recente apertura. “L’Amministrazione - insistono i firmatari - chiedeva di calcolare la perdita sulla media delle annualità 2018 e 2019 raffrontata alla media del 2020. Aggiungeva poi che potevano partecipare al bando anche esercizi aperti nel corso del 2018. E’ chiaro che la prima affermazione smentisce la seconda. Per le attività recenti andava previsto un diverso metodo di calcolo...”
La verità è che i danni economici seguiti all’emergenza Covid si stanno ancora ripercuotendo oggi, e il 2021 non è stato un anno migliore per tante attività commerciali.
“L’aiuto - stigmatizzano - dovrebbe spettare a tutti i codici Ateco che hanno subito danni, senza differenze tra un esercizio e l’altro, al massimo calibrando la somma in base alla perdita, ma non ammettendo uno ed escludendo l’altro. L’aiuto andrebbe anche elargito alle attività che hanno aperto tra il 2018, il 2019 e il 2020. Se da un lato, chi ha intrapreso una attività tra il 2019 e il 2020 sapeva di trovarsi in una situazione particolare, è vero anche che chi si lancia in una attività imprenditoriale solitamente non lo fa da un giorno all’altro, ma progettando l’investimento con mesi di anticipo e senza uno storico di bilancio che può invece permettere ad attività più “vecchie” di ammortizzare le perdite...”.
Gli oltre 70 commercianti ricordano che il Decreto Sostegni ter consente ai Comuni di destinare ulteriori cifre nel 2022 a riparazione di problemi legati alla pandemia.
Suggeriscono infine anche un modo molto semplice: l’assegnazione d’ufficio facendo riferimento agli sconti già applicati con la Tari e dei cui dati il Comune,è in possesso.l.l.m.
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