FAVRIA. Non dovrebbe trattarsi di fare a gara a chi difende meglio la comunità Lgbtq+ presentando il miglior arcobaleno sul logo. Anche perché, in quel caso, se si presentasse Serafino Ferrino perderebbe a mani basse…
Battute a parte. Probabilmente, i diritti civili non saranno al centro dei programmi elettorali delle due liste che si contendono le stanze del Comune di Favria.
Viene da dire quindi che la frecciatina degli admin di Vivere Favria sa più di frecciatina, appunto; un modo per punzecchiare la lista avversaria. Ma facciamo un passo indietro.
UniAmo Favria, la lista che raccoglie attorno a Luca Cattaneo l’attuale minoranza consiliare, si è presentata col suo logo qualche settimana fa. Sul simbolo campeggia un bell’arcobaleno che guarda dall’alto la stilizzazione del centro storico di Favria.
Qualche tempo dopo anche Bellone ha presentato la sua lista, e il logo riportava, pure qui, un arcobaleno. Sullo sfondo c’è sempre il centro storico di Favria. Praticamente due simboli identici, non fosse per l’omino blu che occupa il primo piano del logo di Vivere Favria. E allora dalle parti di Bellone ci hanno tenuto a ribadirlo: l’arcobaleno originale, quello più bello, ce lo abbiamo noi.
E così la lista ha pubblicato una foto su Facebook che porta scritto: “C’è solo un arcobaleno nel cielo di Favria dal 2017. Diffidate dalle imitazioni”. Una frecciatina destinata a Cattaneo e ai suoi? Ci piace pensare di sì. Ma a questo punto non potevano pensare a un simbolo un po’ diverso?
Ennò, perché va detta una cosa: i primi a presentare l’arcobaleno sono stati proprio Bellone e la sua squadra nel 2017. Il logo all’epoca era lo stesso, mancava solo il nome del candidato sindaco a coprire la fascia bassa. Quindi, effettivamente, il patentino dell’originalità del simbolo ce l’ha Bellone.
“Abbiamo creato il nostro logo- si difende Francesco Manfredi, consigliere di minoranza e candidato con cattaneo - con l’arcobaleno intendendolo come segno di rinascita e di pace, vista anche la guerra in Ucraina. All’ideazione del logo hanno partecipato anche dei bambini”.
E’ una battaglia, quella elettorale, che dunque si gioca anche sulle frecciatine sui social. Ci sta, la democrazia non deve per forza essere noiosa e può colorarsi delle tinte dell’arcobaleno.
Magari, tornando al tema iniziale, potrebbe anche strizzare l’occhio ai diritti civili, di cui l’arcobaleno è un simbolo storico, e aprire un dibattito su come la politica locale può difenderli o lottare per attuarli. Perché, dunque, Cattaneo e Bellone, non trasformate questa querelle goliardica in una campagna per la difesa delle differenze? In un Paese che festeggia per la (vergognosa) bocciatura del Ddl Zan sarebbe tanta roba, no?
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