Un impegno del consiglio comunale per favorire la transizione ecologica energetica con l’obiettivo di assicurare alla città la produzione del 33% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili entro il 2033.
È questa la proposta avanzata da Fabrizio Dulla del Pd con una mozione presentata e approvata in consiglio comunale duegiovedì a.
“Lo strumento più immediato e concretamente realizzabile - ha spiegato Dulla - è quello delle Comunità Energetiche previste dal Decreto Milleproroghe 2019...”.
Le comunità energetiche sono, sostanzialmente, associazioni di consumatori e produttori di energia da fonti rinnovabili che decidono di associarsi e di utilizzare la stessa cabina di trasformazione per il prelievo e la cessione dell’energia elettrica con la rete al fine di comprimere i costi dell’energia.“Si tratta - ha aggiunto Dulla - di piccoli impianti fino ad un massimo di 200KW che forniscono agli associati numerosi vantaggi di cui il più evidente è legato al costo di produzionecompletamente slegato dal mercato delle materie prime. A questo si somma la possibilità dell’interscambio per autoconsumo tra attività commerciali e imprenditoriali che assorbono maggiori quantitativi nell’orario diurno e le abitazioni private che tendenzialmente consumano maggiormente durante la sera. In ogni caso il surplus di energia eventualmente prodotto può essere ceduto e immesso nella rete a cifre considerevolmente superioria quelle normalmente riconosciute ai privati...”.
Al Comune sarebbe riservato un doppio ruolo: da una parte il compito di promuovere e incentivare la costituzione di comunità energetiche tra privati ed imprese, dall’altro la possibilità di partecipare come consumatore,o produttore, realizzando anche impianti su edifici pubblici.
E su questo fronte, c’è da dire, che Ivrea non partirebbe proprio da zero.
Durante il dibattito l’assessore Michele Cafarelli ha raccontato del progetto pilota di AEG avviato nel quartiere Bellavista. “Un progetto - ha sottolineato - da subito sposato dall’Amministrazione comunale...”.
Sempre Cafarelli sull’impegno alla redazione di un “Paesc” (Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima) nel quale si definiranno i tempi e le modalità per il raggiungimento della riduzione del 40% (minimo) delle emissioni di CO2 entro il 2030 nel proprio ambito territoriale.
“Sarà il nostro piano regolatore dell’energia - ha specificato - Sarà necessario per accedere a molti bandi europei”.
Infine ancora Cafarelli sull’incarico a un energy manager con l’obiettivo di individuare soluzioni per la riduzione dei consumi.
“La gestione energetica sarà un argomento sempre più all’ordine del giorno - ha commentato il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti - La mozione non può che essere di aiuto all’energy manager.Bellavista non sia un fatto episodico ma strategico...”.
Di rimpallo Francesco Comotto, pronto a cogliere con favore l’apertura “green” del Partito Democratico che “fino a qualche anno fa non sembrava interessato alla transizione ecologica più di tanto. ..”.
Tutto bene salvo qualchecontraddittorietà nelle premesse “ambientali” e “economiche” a scapito del benessere dell’uomo e del pianeta terra.“Non è che possiamo fare un ragionamento di questo tipo perchè c’è la guerra in Ucraina e il problema del gas russo...” ha esortato Comotto.
Alla fine del dibattito la mozione è stata approvata all’unanimità. Quel che non si è davvero capito è perchè si sia eliminato dal testo quel 33% di fabbisogno energetico garantito da fonti rinnovabili entro il 2033, sostituito da “una significativa produzione” se poi quello stesso “33%” è rimasto nel titolo della mozione....
Se ne saranno accorti? Lo han fatto apposta? Boh!
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