Il “portierato sociale” nato grazie all’Associazione Bellavista Viva per contrastare il senso di abbandono delle periferie? Inutile cercarlo. Non c’è più. Da novembre l’amministrazione comunale non ha rinnovato i finanziamenti, interrompendo di fatto l’iniziativa. Nato nel 2014 in collaborazione con il Consorzio IN.RE.TE e il gruppo Abele e il contributo della Compagnia San Paolo, il progetto si era concentrato su uno “sportello di ascolto” con una persona che prendeva nota dei problemi legati allo stato degli immobili (perdite d’acqua, infissi rovinati, crepe nei muri, infestazioni, riscaldamento…) e li segnalava all’ATC, ma si occupava anche dei conflitti tra condòmini. L’anno dopo si decise l’apertura della “casa della salute” e l’introduzione della figura del custode sociale che svolgeva le stesse mansioni dello sportello d’ascolto, ma recandosi di casa in casa. Il progetto è andato avanti fino ad ottobre 2021. L’ultimo contributo, di 12 mila euro, risale alla precedente Amministrazione comunale guidata da Carlo Della Pepa. A nulla è servito incontrare il sindaco Sertoli e l’assessore agli affari sociali Giorgia Povolo.
“Una scelta politica miope - commenta Cadigia Perinisegretaria del Circolo PRC - Il fine dell’Associazione Bellavista Viva non era e non è di sostituirsi al pubblico, ma di facilitarlo ideando e sperimentando progetti da passare alla gestione una volta collaudati (così come hanno fatto ad esempio con l’ambulatorio infermieristico). E invece l’amministrazione Sertoli ha sbattuto loro la porta in faccia. Da ottobre 2021 il mancato rifinanziamento, veramente di piccola entità (6mila euro per un anno), ha di fatto interrotto il servizio, non potendo l’operatrice professionale svolgere gratuitamente un lavoro che è il suo lavoro. Non capire che i costi sociali derivanti dalla mancanza di servizi pubblici sono ben più alti dei costi dei servizi stessi,perché oltre al costo economico si deve calcolare il costo della rottura di rapporti fragili e in equilibrio precario che se interrotti possono generare a catena danni sociali poi difficili se non impossibile recuperare, è sintomo di una amministrazione poco lungimirante e ben lontana dal conoscere le dinamiche sociali in particolare esistenti nelle periferie. E non essere in grado di adottare, di fare proprio, un progetto di cittadinanza attiva come quello del Portierato sociale di Bellavista Viva, per replicarlo in altre aree,significa non assolvere alla funzione di “custode sociale” che pure una amministrazione comunale deve avere...”.
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