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IVREA. Cossavella dona 24 volumi antichi a don Mauro Agreste e ottiene il perdono

IVREA. Cossavella dona 24 volumi antichi a don Mauro Agreste e ottiene il perdono

Avvocato Andrea Castelnuovo e don Mauro Con i libri donati

Il patrimonio culturale della parrocchia di Santa Maria Assunta Cattedrale di Ivrea si arricchisce di 24 volumi antichi risalenti ad un periodo compreso tra il 1600 e il 1800. A donarli al parroco don Mauro Agreste è stato Italo Cossavella, 65 anni, librario, antiquario nonchè titolare della storica libreria di via Arduino a Ivrea, imputato per ricettazione di testi religiosi e oggetti sacri trafugati dalla chiesa di Sant’Ulderico.  Chiamiamolo “gesto riparatore”. Il processo a suo carico è proseguito lo stesso, ma è grazie a questa donazione se la parrocchia, attraverso l’avvocato Andrea Castelnuovo, ha revocato la costituzione di parte civile nel processo in corso in tribunale a Ivrea.  Cossavella, difeso dall’avvocato Alessandro Raucci, era finito nei guai per quel materiale, in parte poi recuperato dai carabinieri, che aveva esposto nella sua libreria. A venderglielo era stato Raffaele Paonessa, un senza tetto ospite della parrocchia di Sant’Ulderico tra la fine del 2019 l’inizio del 2020. Paonessa è già stato condannato a due anni e due mesi per furto. Ma ora il processo vede imputato proprio Cossavella, che davanti alla giudice Stefania Cugge si è così giustificato: «Avevo acquistato quel materiale da Paonessa in assoluta buonafede. Perché quel senza tetto mi aveva detto che provenivano da una chiesa sconsacrata». Mercoledì scorso, in aula, ha testimoniato don Mauro Agreste, che ha raccontato come Paonessa venne accolto nella parrocchia nel novembre 2019: «Ci era stato raccomandato da una volontaria. Decidemmo di ospitarlo e gli lasciammo la foresteria accanto alla chiesa di San Ulderico. Lui ci propose in cambio di vitto e alloggio di svolgere piccoli lavori di manutenzione. Dopo alcune settimane, sentendo di poterci fidare, gli lasciammo le chiavi dei locali. Mai penavamo potesse derubarci. Solo a cavallo tra dicembre 2019 e gennaio 2020 cominciammo ad accorgerci che mancavano diversi oggetti nella chiesa. Ostensori, libri, messali e, infine, preziosi reliquiari in oro e argento. Avvertimmo i carabinieri e con una scusa ci presentammo nell’alloggio del Paonessa dove i militari trovarono un borsone con alcuni degli oggetti sottratti. Anche le telecamere diedero riscontro dei furti commessi...”. Paonessa, morto lo scorso 14 febbraio, venne poi condannato dopo aver ammesso i furti.  A proposito dei registri, don Mauro Agreste ha ricordato come non possano essere oggetto di transazione: «Si possono solo consultare. L’ordinamento ecclesiastico ne vieta la vendita anche perché ci potrebbero essere informazioni riservate». In tribunale anche le testimonianze di Danilo Zaia, giornalista del Risveglio Popolare e Andrea Cantoni, consigliere comunale di maggioranza a Borgofranco nonché vice presidente di Azione Cattolica che a loro volta avevano acquistato quei registri e alcuni oggetti sacri da Cossavella.  Zaia  per circa mille e 500 euro; Cantoni i reliquiari in legno più altri volumi per circa 500 euro. Zaia e Cantoni non sono indagati nel processo. Lunedì al termine dell’istruttoria dibattimentale anche Cossavella ha chiesto di poter parlare per raccontare la propria versione: “Ero in assoluta buona fede, Paonessa mi disse che erano oggetti che gli venivano dati in cambio di lavoretti dai preti e che avevano sgomberato una chiesa sconsacrata e li avrebbero buttati. Volevo aiutare lui che sapevo in difficoltà economiche e quando li ho messi in vendita erano in vetrina. Ognuno di questi oggetti valeva poche decine di euro e ne avrei ricavato poco più. Ero convinto che non ci fosse nulla di male”.  La discussione e la sentenza sono state fissate dal magistrato per il 26 aprile.   Andrea Bucci
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