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PAVONE. Reginaldo Palermo, la storia di una vita spesa nella scuola

PAVONE. Reginaldo Palermo, la storia di una vita spesa nella scuola

Reginaldo Palermo

Ci sono delle figure che nella testa delle persone restano indissolubilmente legate al proprio lavoro, anche da pensionati. Una di queste è Reginaldo Palermo. Il volto del 72 enne infatti è stato per anni al centro della vita scolastica di Pavone, prima come insegnante poi come dirigente didattico della scuola elementare. Ancora oggi seppur non direttamente, continua ad essere al centro di numerosi progetti e iniziative nell’ambito della scuola, anche con la sua associazione “Gessetti colorati”. La domanda è: cosa porta una persona a legarsi così ad un certo ambiente? Ci dice che tutto parte da molto lontano, da quando era bambino. Ai tempi delle elementari Reginaldo frequentò per tre anni un Istituto di frazione Monteu a Ingria in Val Soana, raggiungibile solo a piedi. Pochi studenti, la classe di Reginaldo ne contava appena sette-otto. “Ora non abita più nessuno lì. Al massimo ci sono cascine usate d’estate ma fino al ‘63 c’era ancora chi lo abitava” racconta con un po’ di rammarico. “Mia mamma insegnava in quella scuola - ricorda Reginaldo - e fu un periodo molto importante per me. Più avanti con gli anni frequentai il liceo classico di Ivrea. Erano anni caldi quelli a cavallo del ‘68. Mi sono diplomato nel 1969, erano gli anni della contestazione. Sono anche stato uno dei leader del movimento studentesco in un certo senso. Ero molto attivo nella contestazione”. Due anni dopo Palermo comincia a insegnare.

Ma da dove nasce veramente l’idea di insegnare?

Sai nel ‘67 esce uno dei libri più importanti di quel tempo, cioè “Lettera ad una professoressa di Don Lorenzo Milani”. Lui era un prete non molto amato dalla chiesa, che per le sue posizioni venne mandato in montagna, a Barbiana. Andò li e gli venne affidata la gestione di una classe di bambini particolari o con situazioni difficili. Si inventa un nuovo metodo di insegnamento”.

Cioè?

Non si studiava per esempio solo la storia sul libro, ma vivendo dal vivo le notizie e facendo esperienze. Il suo obiettivo era dare ai ragazzi degli strumenti per esprimere le proprie idee e i propri diritti. Ma anche di saper leggere un contratto di lavoro. Strumenti pratici, anche per chi era meno fortunato. Sosteneva che nella vita e nel mondo del lavoro, il padrone è padrone perchè conosce migliaia di parole, l’operaio poche centinaia. Il linguaggio sarebbe stato ciò che ci avrebbe reso uguali”.

Mi ci ritrovo in queste parole. Come hai scoperto questo libro?

Ricordo che una compagna del movimento me lo passo dicendomi di leggerlo perchè era molto interessante. Lo iniziai, lessi le prime venti pagine e decisi di restituirglielo. Non perchè non mi piacesse, anzi. Volevo comprarmelo. Sai ora è tutto diverso, noi invece eravamo tutti squattrinati, comprare un libro significava impegnare tutti i risparmi della settimana. Per rispondere alla domanda: decisi di fare l’insegnante dopo aver letto questo libro”.

Per quanti anni hai fatto l’insegnante delle elementari?

Per dieci anni. Dal ‘71 all’81, poi dopo quell’esperienza accettai l’incarico di direttore didattico ruolo che ho ricoperto fino al 2012, dopodichè sono andato in pensione”.

Ora di che ti occupi?

Ora intanto mi occupo dell’associazione “Gessetti colorati”.

Di cosa si tratta?

In pratica è un’associazione che da dieci anni lavora nell’ ambito scolastico e collabora sia con gli insegnanti sia con gli alunni. Ci occupiamo di varie iniziative, per esempio l’ultima è stata un concorso sul tema dell’inclusione. I bambini dovevano spiegare dal loro punto di vista il tema dell’amicizia. Ma poi ci occupiamo anche di formazione con gli insegnanti. Facciamo convegni e organizziamo numerosi appuntamenti durante l’anno”.

Qual è il tema delle formazioni?

Beh ad esempio la valutazione che gli insegnanti danno ai propri alunni. Oppure in questi giorni stiamo lavorando ad un progetto su una scuola di Lanzo. Il tema è come trattare classi molto difficili da gestire. Abbiamo appena concluso un corso sulla didattica di base della lingua italiana che ha riscosso molto interesse”.

La formazione è riconosciuta?

Per anni abbiamo collaborato con riconoscimento da parte dell’ufficio scolastico regionale, ma l’ultimo anno non più perchè non ne sentivamo il bisogno”.

Anche durante il Covid avete proseguito le vostre attività?

Si abbiamo mantenuto le nostre attività online”.

Svolgete altre iniziative?

Alcune iniziative molto belle sono state la ripubblicazione in formato e-book di un vecchio libro degli anni ‘60 di Francesco De Bartolomeis “I metodi nella pedagogia contemporanea”. Pensa che lui ha 104 anni e ci ha dato una mano nel progetto. Per anni è stato un grandissimo pedagogista. Ha insegnato all’Università di Torino e collaborato con Olivetti per molti anni nella gestione dei suoi asili

Cos’altro ti appassiona?

“Il giornalismo. Sono vicedirettore di “Tecnica della Scuola”. È una rivista online che si occupa di politica scolastica. Spesso faccio interviste, cosa che a me piace molto. Proprio di recente ho avuto l’opportunità di intervistare Luciano Canfora. Due settimane fa ha incontrato una icona delle pratiche di inclusione scolastica, il pedagogista Andrea Canevaro”.
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