L'Anfiteatro romano, la necropoli di corso Vercelli.... Non c'è il due senza il tre... Sono infatti terminati questa settimana i lavori avviati a metà gennaio a Ivrea (tra via Cattedrale, piazza Castello e via delle Torri) per la posa di nuove condutture della rete gas metano - in sostituzione di quelle attive già da tempo - che sono stati anche l’occasione per portare alla luce nuovi dati archeologici sull’antica Eporedia.
La possibilità di intercettare strutture e depositi di interesse archeologico era già implicita prima dell’avvio degli scavi: nella Relazione di Valutazione Preliminare del Rischio Archeologico, infatti, nell’area interessata dall’intervento erano stati ipotizzati elementi di rischio archeologico alto e molto alto, in particolare nel tratto a sud della Cattedrale, dove studi recenti collocavano l’antico battistero, ancora visibile nella seicentesca veduta del Theatrum Sabaudiae. Proprio per ridurre al minimo le occasioni di intercettare evidenze archeologiche in quest’area nevralgica anche per la viabilità (si tratta infatti dell’unica via di accesso a piazza Castello per eventuali mezzi di soccorso) l’intervento, commissionato dalla ditta RETI Distribuzione Srl di Ivrea, ha previsto - d’intesa con la Soprintendenza - di posizionare la nuova condotta entro lo scavo di quella precedente (rimossa chiudendo temporaneamente l’erogazione del gas), invece di affiancarla accanto a quella da sostituire scavando una nuova trincea.
Il controllo archeologico della sostituzione - diretto scientificamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino ed effettuato dalla ditta Intercultura - ha però subito messo in luce numerosi resti di strutture archeologiche, correlati a depositi e materiali, che non erano stati indagati approfonditamente con metodo stratigrafico in occasione della posa della tubatura del gas, una trentina circa di anni fa. L’ampliamento della trincea di scavo, seppur limitato, ha permesso di evidenziare uno spaccato della storia di Ivrea esteso dall’età romana a quella romanica, che conferma la ricchezza del deposito archeologico nella “città alta”. Qui, vicino al Castello, precedenti indagini archeologiche avevano già individuato l’angolo nordoccidentale di un edificio pubblico di età romana, probabilmente un tempio, fondato sul substrato roccioso affiorante in questa parte della città. Anche adesso, in occasione della sostituzione della rete gas, sono emerse strutture riferibili all’edilizia pubblica di epoca romana: si tratta di due basi angolari visibili per m 1 x 2, sorprendentemente conservate in alzato per quasi un metro e rivestite con uno spesso strato di cocciopesto, dipinto di rosso.
Gli scavi in piazza Castello hanno individuato inoltre una articolata sequenza di contesti stratigrafici e suoli, in corso di studio, che si susseguono dopo l’età romana e su cui è prematuro formulare ipotesi eccetto che per i resti di un edificio a pianta centrale, le cui pareti interne sono intonacate, che potrebbe essere interpretabile come l’antico battistero.
Ivrea è diocesi autonoma tra la fine del IV e gli inizi del V secolo e la tradizione storiografica ritiene che il primo vescovo sia stato Eulogio, intorno alla metà del V secolo, a cui si attribuisce anche la costruzione della prima chiesa episcopale. Della fase paleocristiana della cattedrale sono stati individuati lacerti della pavimentazione intorno agli anni 2000, in occasione del restauro della cripta e delle contestuali indagini stratigrafiche dirette dall’allora Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Forse la chiesa episcopale era già dotata di un battistero autonomo ed esterno fin dalle origini ma i limiti dello scavo attuale non hanno consentito di verificare l’assetto del complesso paleocristiano. Sicuramente l’edificio a pianta centrale interpretabile come battistero presenta caratteri strutturali (apparecchiatura muraria, caratterizzazione delle malte) che orientano maggiormente verso l’epoca romanica. A questo periodo si datano anche alcune sepolture, una in particolare che si addossava all’esterno del battistero, di forma antropomorfa, con il caratteristico “cuscino” in pietra per la deposizione del capo e rivestita da intonaco/cocciopesto. Di un’altra tomba privilegiata, addossata al probabile lato di ingresso, si sono trovate ancora le lastre di copertura in pietra. Nel corso del Medioevo, o forse addirittura in epoca successiva, nello spazio esterno dell’edificio si scavò una fossa/ ossario per seppellirvi i resti scheletrici provenienti dalle bonifiche delle aree cimiteriali circostanti la Cattedrale.
Lo studio delle murature dovrà essere accompagnato da quello dei materiali recuperati negli strati di riempimento e relativi alle demolizioni degli edifici e alle loro finiture decorative: lastrine di marmo di vari colori, frammenti di intonaci dipinti, resti di pavimenti in cocciopesto, ecc…
Le indagini stratigrafiche finanziate da Reti Distribuzione Srl e dirette dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino confermano ancora una volta l’importante potenziale archeologico della città di Ivrea, che sta promuovendo in questi anni il recupero e la valorizzazione del suo patrimonio storico-architettonico, ottenendo riconoscimenti anche a livello nazionale: ne è un felice esempio la recente aggiudicazione del bando “Fondo Cultura” (indetto dal Ministero della Cultura), destinato a finanziare il secondo lotto d’intervento di riqualificazione funzionale del Castello.
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