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IVREA. Ancora soldi alla “Clinica Eporediese” per la “recrudescenza” Covid

IVREA. Ancora soldi alla “Clinica Eporediese”  per la “recrudescenza” Covid

Esiste nell’Asl To4 un rapporto che definire “morboso” è dire poco. E’ quello che lega la sezione “trasparenza”  dell’Albo Pretorio alla Clinica Eporediese di proprietà del Policlinico di Monza. Di tanto in tanto c’è qualche delibera per assegnarle un po’ di quattrini ma non se ne capisce il perchè. L’ultima fa riferimento alla campagna vaccinale anti-Covid. Si legge  che, a fronte di una “disponibilità manifestata con nota del 07.01.2022”, si è rinnovato il contratto scaduto il 31/12/2021, per 300 vaccinazione a settimana per tutto il 2022 “considerato il particolare periodo di recrudescenza della pandemia e delle indicazioni a vaccinare con la dose Booster da parte degli organi Regionali competenti”. Il totale fa 6,16 euro a vaccino che moltiplicato per il 300 di cui sopra e per il numero di settimane si avvicina ai 100 mila euro anno. E pazienza se la “recrudescenza è belle che finta ...”. Tant’è! Prendere o lasciare. Fa sorridere che capiti tutto questo proprio mentre si stanno praticamente smantellando i centri vaccinali organizzati sul territorio insieme alle Amministrazioni comunali. Chiusi gli Hub di Alice Superiore, Caluso e Borgofranco, nel distretto di Ivrea resta aperto solo quello di piazza Boves a Ivrea e quello di Bollengo un paio di giorni alla settimana, peraltro emtrambi ad accesso diretto. Una perdita di 72 milioni di euro La domanda è sempre la stessa, quale sanità pubblica vogliamo? Nasce spontanea anche a fronte di un bilancio di previsione 2022 con una perdita del tutto “fuori controllo” pari a 72.820.674 euro Una perdita che sul consuntivo è iniziata a consolidarsi tra il 2017 e il 2018 passando da 3.229.876 a 18.895.742 euro, diventando di circa 24 milioni nel 2019 e nel 2020. Talmente grave la situazione finanziaria che sul finire dello scorso anno la Direzione generale  ha chiesto “a titolo cautelativo”, per l’anno 2022, alla filiale di Ivrea dell’Istituto Bancario Intesa San Paolo, un’anticipazione di cassa, fino alla concorrenza di 80.189.580 euro. Una cifra pari ad un decimo dei ricavi previsti nel 2021 di 962 milioni di euro, euro più euro meno,  cioè quasi un miliardo Insomma, siamo al disastro. Quale sarà il conto della Clinica eporediese Tornando alla Clinica Eporediese, forse non tutti sanno (noi lo abbiamo già scritto 100 volte) che l’Asl To4 le aveva assegnato un budget annuale di 17,5 milioni di euro. Si sono aggiunti altri 471.464 euro per esami, diagnostici e visite, soprattutto oculistiche (700) e tanti interventi di cataratta (250) in seguito ad un accordo datato giugno 2021 tra la Direzione Regionale della Sanità e le Associazioni rappresentative degli “Erogatori Sanitari Privati”con decorrenza a circa sei mesi prima (cioè dal 1° di gennaio del 2021). Tutto giustificato dal Covid e dalla impellente necessità di far fronte alle liste di attesa e al personale che non c’è. La verità è che il conto non è ancora stato chiuso e quello finale, s’intende del Policlinico, per il 2021 potrebbe anche essere più salato.  Prendiamo per esempio l’annuncio in pompa magna e in piena pandemia  (stava ancora governando il commissario Luigi Vercellino) degli 80 posti letto messi a disposizione dalla Clinica Eporediese  per allettare i malati Covid di media intensità, con tanto di  “baciamano” a giornali unificati al dottor Clemente Ponzetti, nel suo doppio ruolo di dipendente del Policlinico di Monza (direttore sanitario) e consulente dell’Asl To4,  chiamato a  coordinare gli Hot Spot e riorganizzare il SISP, nonchè a gestire l’attività di vaccinazione anti-Covid.  Inutile, almeno sino ad oggi, chiedersi, quanto ci costerà un posto letto Covid a bassa intensità nella sanità privata… Da più parti si legge che  “verrà interamente riconosciuta, anche oltre i limiti di budget 2021, tutta l’attività svolta in ragione della pandemia: dall’indagine diagnostica ai ricoveri…”.  Quindi? Boh! E’ andata così. Pazienza. I rapporti con i privati nel dopo Covid Quel che ragionevolmente bisognerà fare però, fuori dal tempo del Covid, è tornare a guardare ai rapporti che intercorrono tra pubblico e privato. Su un piatto gli insuccessi del servizio pubblico nella gestione dell’emergenza, con pochi posti letto, pochi infermieri, poche macchine per ventilare e via discorrendo.  Sull’altro il collasso dei privati a causa dell’azzeramento delle prestazioni ambulatoriali e dei pazienti da ospedalizzare. In Lombardia, il governatore Fontana ha alzato le braccia al cielo e, temendo qualche inchiesta giudiziaria, ha più o meno sentenziato che a fine anno pagherà solo quanto dovuto.  In Piemonte, invece, si è concesso ai privati di poter recuperare quel che si è perso lo scorso anno nei prossimi due anni. Anzi no, si è fatto addirittura di più  e, con una delibera regionale risalente al 10 marzo del 2020, “considerato lo stato di grave emergenza determinato dalla diffusione del COVID-19” si è sottoscritto un Protocollo d’intesa con le Associazione di categoria AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) e  ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) attraverso il quale i privati, per non lasciare vuoti i posti letto li hanno messi a disposizione dell’emergenza e se li faranno pagare a prescindere che siano stato occupati o meno.  Nell’agosto del 2021 poi si è aggiunta una ulteriore DGR (Delibera di giunta regionale) in base alla quale si è deciso di erogare ai privati, a titolo di acconto, e salvo conguaglio a seguito di apposita rendicontazione, un corrispettivo, nel limite del 90 per cento, di quanto dovuto per l’anno 2020.  Ora delle due l’una. Va bene correre in aiuto di cliniche e poliambulatori convenzionati e accreditati  con bende e prebende per salvarli dal fallimento, ma forse sarebbe anche il caso di porre un limite alla possibilità di macinare utili, considerando che stringi stringi anche il privato vive e sopravvive di soldi pubblici. Tutto ciò con una premessa e cioè che i malati gravi, quelli che avevano e hanno bisogno delle terapie intensive, restavano e restano comunque in capo al pubblico perchè qui c’è la rianimazione e di là no.  

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