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BUROLO. Psicomotricità fa rima con benessere mentale e fisico

BUROLO. Psicomotricità fa rima con benessere mentale e fisico

I bambini de Il Punto in una delle attività dell'associazione

L’associazione Il Punto nasce dall’idea di Angela Mancini, ex insegnante della scuola materna oggi in pensione. Lo spunto arriva dal tentato suicidio di uno dei compagni di scuola dei propri figli. Angela prendendo questo evento come spunto di riflessione, capisce che dietro a tutto questo non può solo nascondersi una situazione familiare particolare e non si possono imputare le cause di tutti i problemi esclusivamente ai genitori. La risposta che si dà è che probabilmente è la società in cui viviamo che ha degli aspetti critici. Nasce così l’associazione Il Punto, che fa della psicomotricità il suo punto di forza e il cardine della propria missione. La sua sede è a Burolo, nella zona industriale del Carrefour, in Viale Liguria 35. Abbiamo voluto parlare con la presidente dell’associazione, Silvia Ollearo che ci ha descritto meglio lo scopo del gruppo, alcune sue riflessioni e le attività che si stanno svolgendo di recente. 

Partiamo dall’inizio, che cos’è l’associazione Il Punto?

Il Punto nasce dall’idea della sua fondatrice Angela Mancini, che quando fondò l’associazione aveva l’obiettivo di aiutare le persone, in special modo i bambini a vivere una vita più equilibrata, più rispettosa dei ritmi naturali dell’uomo e più sana sia dal punto di vista mentale che fisico, mettendo la psicomotricità al centro della vita.

In che modo l’associazione punta a raggiungere i suoi scopi?

L’associazione organizza varie attività propedeutiche ai propri scopi come ad esempio sessioni di psicomotricità, yoga, meditazione, gruppi di educazione psicomotoria, ma anche attività con i papà e mamme volte alla condivisione della propria di genitori. Svolgiamo anche corsi di aggiornamento per insegnanti, insomma cerchiamo di muoverci verso tutte le età.

In che modo la psicomotricità o le altre attività che svolgete possono impattare vista la situazione che viviamo attualmente da due anni a questa parte legata al covid?

La situazione che viviamo oggi è particolarmente stressante dal punto di vista psicomotorio per i piccoli e non solo. Essere spesso chiusi in casa, passare meno tempo in condivisione o distanziati e tenere sempre la mascherina purtroppo sono tutte situazioni stressanti che possono influire molto negativamente sullo sviluppo. Noi questo lo abbiamo capito e ci rendiamo conto che si è cercato di fare il possibile ma i danni ci sono ed è necessario che si intervenga per poter recuperare. La psicomotricità può essere una risorsa in un momento come questo, per questo abbiamo organizzato delle uscite all’aria aperta, in cui i bambini possono svagarsi, respirare aria fresca, giocare, ritrovare un contatto con la natura. Le abbiamo collocate il venerdì pomeriggio perchè abbiamo pensato potesse essere un giorno e un orario adatto in cui molti bambini sono fuori da scuola.

Sembra che ci sia anche della filosofia oltre alla pratica, quali sono i punti cruciali del vostro percorso?

La nostra filosofia è partire dal corpo e poi arrivare alla mente. Se il corpo non è a posto la mente patisce. Le nostre tre basi sono prima di tutto non fare del male a se stessi e agli altri, quindi di base il rispetto interiore e esteriore. Non rompere le cose che ci sono nell’ambiente, quindi avere rispetto della natura e del luogo in cui viviamo. E infine la regola del tempo, ovvero rispettare il naturale ciclo del tempo sul nostro corpo. Nella società attuale la mente va troppo veloce per i ritmi naturali che abbiamo dalla nascita, non è solo un discorso culturale ma proprio biologico. Dovremmo tutti prendere contatto con la vera dimensione delle cose, con la natura, con il tempo e con noi stessi in quanto esseri umani. Non siamo diversi dagli altri animali, ci siamo solo sviluppati diversamente eppure spesso ce ne dimentichiamo. Noi insegniamo che la natura insegna a dare e non solo a prendere, è cosi generosa con noi. Dovremmo abituarci di nuovo a questo meccanismo, probabilmente è un difetto dell’attuale società moderna. Attraverso i nostri percorsi nutriamo anche la nostra parte più primitiva se vogliamo perchè ogni giorno viene presa in considerazione l’attività della neocorteccia del cervello.

Voi come vi collocate rispetto alla scienza?

Noi per la verità abbiamo un riconoscimento più educativo che medico, il nostro ruolo in un certo senso è preventivo alla medicina, è più olistico. Noi lavoriamo su traumi emozionali, sulla paura, sui tre istinti propri dell’uomo. l’attacco, la difesa e il congelamento. Sono le tre situazioni più animalesche che si ripropongono sempre e che insegnamo a riconoscere. Ci sono molte scuole che si affidano a noi.  
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