Per tutte le festività natalizie è stato un continuo andirivieni di numeri e comunicazioni sul “blocco delle auto” a causa dell’inquinamento da pm10. Ad una certa i sindaci di centrodestra e di centrosinistra si sono pure messi a litigare a distanza sulle limitazioni e, nella mischia, s’è buttato a capofitto anche
Stefano Sertoli in cordata con i colleghi sindaci di Beinasco, Carmagnola, Orbassano, Pianezza, Rivoli e Venaria, tutti di centrodestra. In sintesi, chiedevano alla Regione e alla Città metropolitana di Torino, di sospendere il blocco della circolazione dei veicoli
come già si era fatto lo scorso inverno.
“Da una parte – osservavano Sertoli & C –
viene chiesto ai cittadini che non possono cambiare la propria auto di usare i mezzi pubblici. Dall’altra, di evitare forme di contagio e, vedendo lo stato dei nostri mezzi, possiamo dire che sono una delle prime cause…”
Si aggiungevano, anzi no, li aggiungevano loro, i repentini cambi di normativa per l’accesso al sistema dei trasporti pubblici, che mettono in difficoltà pendolari e operatori preposti al controllo (prima liberi, poi con green pass, dal 10 gennaio con super green pass, poi con dispositivi di sicurezza generici, infine con FFP2 obbligatoria, etc.). “
Inoltre – concludevano –
a causa delle quarantene, molti autisti non sono disponibili con possibili ripercussioni sul numero delle corse…”.
La risposta (una specie di pernacchia) l’aveva data, a stretto giro di posta e di giornali, il sindaco di Torino
Stefano Lo Russo insieme ad altri 24 Comuni di centrosinistra: “
I blocchi alle auto non si toccano… – commentavano –
. Il traffico è la causa del 45% delle emissioni di ossidi di azoto e l’inquinamento atmosferico è il primo fattore responsabile di decessi per questioni ambientali in Europa e anche nei nostri territori».
Dati per niente a capocchia ma forniti dalla comunità scientifica che da anni si occupa del problema, quindi «inoppugnabili», motivo per cui, scrivevano i sindaci,
«mettere in contrapposizione misure di tutela della salute (Green Pass) con il superamento delle limitazioni, rischia di lanciare un messaggio assai pericoloso per la credibilità delle istituzioni».
Anche di questo, toh guarda, si parlerà al consiglio comunale in programma lunedì 31 gennaio, grazie ad una mozione del consigliere comunale
Francesco Comotto sottoscritta da tutta l’Opposizione
“Abbiamo appreso dell’iniziativa dai giornali - commenta
Comotto quasi non riuscendo a credere ai propri occhi
- Fortunatamente è stata rinviata ai mittenti. Mi chiedo se il Sindaco sia ancora o meno la massima autorità sanitaria del Comune? Un’iniziativa quantomeno singolare che la dice lunga su quanto vengano prese sul serio le problematiche legate all’aria sempre più irrespirabile che quotidianamente ammorba i centri urbani, con continui e massicci sforamenti di svariati parametri tra i quali spiccano le polveri sottili...”.
E dire che sono ormai molti gli studi che confermano una correlazione tra l’esposizione alle polveri sottili e diverse malattie quali bronchiti croniche, asma, riduzione della funzionalità respiratoria e rischio di tumore delle vie respiratorie. L’aggravante è che tra i soggetti a rischio ci sono neonati e bambini perché maggiormente esposti a causa del loro organismo e sistema immunitario ancora in fase di sviluppo.
E se ciò non bastasse l’Italia vanta un primato negativo a livello europeo risultando, secondo una ricerca della rivista scientifica The Lancet, prima in Europa e undicesima nel mondo per vittime premature a causa di una eccessiva esposizione alle PM 2,5.
“Basta uscire per la città nelle ore di punta per toccare con mano la pessima qualità dell’aria - aggiunge
Comotto -
Davvero non si capisce per quale motivo il nostro Sindaco abbia chiesto una deroga alle limitazioni messe in campo per l’intero bacino padano che è uno dei siti più inquinati in Europa. È così che si tutela la salute dei cittadini? Certamente ci sono altre fonti che emettono polveri sottili: le centrali a carbone, le stufe a legna o a pellet, i caminetti ed anche gli allevamenti zootecnicio, ma il fatto che non si agisca su tutte questi fronti non giustifica certo il fatto che si debba “chiudere un occhio” sui veicoli con motore a scoppio ...”
Ovviamente il sindaco, tutto aveva fatto salvo che parlarne con i consiglieri comunali.
“Ha giustificato la richiesta - sottolinea
Comotto -
puntando il dito su un sistema di trasporto pubblico non in grado di garantire il distanziamento tra le persone. Io direi che abbiamo un servizio di trasporto pubblico indecente con mezzi vecchissimi che provengono, per la maggior parte, dalle dismissioni della città di Torino. Questo rende inaccettabile la posizione della Giunta che dovrebbe invece battersi, come chiediamo da anni, per un servizio di trasporto pubblico dignitoso e adeguato ai tempi.... Invece di proporre soluzioni demagogiche non sarebbe meglio, se proprio non si vogliono discriminare i possessori di auto più o meno nuove, estendere le limitazioni a tutte le auto con il motore a scoppio, ma battendosi con tutte le forze per implementare e ammodernare il parco mezzi del trasporto pubblico sia esso su gomma che su ferro?”
Insomma, secondo
Comotto è improrogabile la necessità di ridurre drasticamente i tassi di immissione di CO2 in atmosfera...
“Un approccio responsabile a questi problemi - insiste
- dovrà necessariamente passare attraverso la riduzione dei veicoli circolanti, una drastica riduzione dei motori che utilizzano combustibile e il conseguente sviluppo di veicoli elettrici.... Alcune stime dicono, e non pensiamo che Ivrea si discosti molto, che circa il 40% degli spostamenti urbani sono sotto i 3 km e che le auto vengono utilizzate per circa l’8% del tempo della loro vita...”.
Morale?
Si torna a chiedere un impegno della giunta a mettere in atto,
quanto richiesto con una mozione approvata da tutto il consiglio comunale nel lontano 15 ottobre 2018.
Balzola aveva promesso di risolvere il problema del traffico intorno alla rotonda di Porta Vercelli
Tra le altre cose l’assessore
Giuliano Balzola promise di risolvere, una volta per tutte, il problema del traffico intorno alla rotonda di Porta Vercelli e in piazza Balla. Non in ultima di attivare un servizio di informazione, in tempo reale,
dei dati provenienti dalle centraline di rilevamento sul sito internet del Comune o con appositi pannelli digitali,
dando
vita ad un confronto con l’ARPA su tematiche ambientali e di salvaguardia della salute dei cittadini.
Cos’è successo da allora?
Un bel cavolo di nulla, a parte una nuova centralina di viale della liberazione,
così che i dati relativi all’inquinamento sono raccolti a
Ivrea e non da Leini come accadeva prima.
“Giurin giuretto” il Sindaco e la Giunta avevano anche anticipato di voler affidare ad una società specializzata un incarico
per un Piano sulla Mobilità.
“Come purtroppo spesso accade - scuote la testa Comotto -
gli impegni all’esecutivo votati dal Consiglio Comunale non vengono di fatto attuati...”.
Oggi Comotto aggiunge di prendere in considerazione, come ormai in vigore in moltissimi comuni stranieri, ma anche italiani, la velocità di 30 Km/h all’interno delle aree della città più densamente abitate...
La verità?
L’aveva detta tutta, qualche tempo fa, il grillino
Massimo Fresc: “Quella del 2018 è una delle tante mozioni approvate all’unanimità e poi di fatto poco o per nulla attuate. Ricordo che le mozioni hanno un intento propositivo… Le mozioni bisogna avere voglia di applicarle. Se non vengono attuate il discredito ricade su tutto il consiglio comunale. E vale la pena chiedersi se vale la pena perdere del tempo a scriverle. Se la maggioranza non ci crede, perchè le vota? Ci vorrebbe un registro delle emozioni, in modo da esercitare una sorta di controllo…”
Fresc aveva
poi ricordato – e nessuno se lo è scordato – di quando il consigliere comunale Anna Bono aveva messo in dubbio il fattore umano nel riscaldamento globale…
Incredibile la risposta di Bono:
“Capisco che ci sarebbe la speranza che si realizzino tutti gli impegni presi ma non si può dire che non si stia facendo nulla e non tenere conto di alcune cose fatte. I dati sono disponibili sul sito Arpa e chi non possiede un pc può chiamare l’ufficio ambiente. Una parte di questi rimproveri non sono meritati. Abbiamo speso 36 mila euro per ammodernare la centralina. Un investimento che ha fatto solo Ivrea…”.
In coda l’assessore
Michele Cafarelli aveva sostenuto che il piano della mobilità non si può fare perchè deve essere in sintonia con quello provinciale.
Inquinamento a Ivrea
Che la situazione non sia delle più rosee è chiaro a tutti. Parlano le rilevazioni della centralina di viale della Liberazione. Qui le Pm10 hanno superato il limite massimo di 50 microgrammi al metro cubo per otto giorni quasi consecutivi. E sono state, giusto per dare qualche dato in più, 67 microgrammi il 26 dicembre, ben 65 il 27 dicembre. E poi 53, 19, 38, 52, 65, 66, 64 e 52 il 4 gennaio. E sono numeri catastrofici da qualunque parti li si guardi.
Le regole in Val Padana
Bene dire che dal 1° marzo 2021 sono operative nuove disposizioni regionali per il miglioramento della qualità dell’aria. Misure di limitazione che intervengono sulle principali fonti responsabili delle emissioni di PM10 e ossidi di azoto: il traffico, l’agricoltura e il riscaldamento.
Alcune misure sono strutturali e sono sempre in vigore nel corso dell’anno o nel periodo che va dal 15 settembre al 15 aprile. Altre (il blocco dei veicoli diesel fino all’EURO 5 e quelli a benzina fino all’EURO 2) hanno un carattere temporaneo e si attivano con l’accensione del semaforo antismog per prevenire e contenere i superamenti del valore limite giornaliero di PM10. Tutti i Comuni dell’agglomerato di Torino, con popolazione superiore a 10.000 abitanti, sono chiamati ad adottare l’intero pacchetto di misure.
Liborio La Mattina