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IVREA. Un candidato a sindaco per chi non si riconosce nel centrodestra

IVREA. Un candidato a sindaco per chi non si riconosce nel centrodestra

Erna Restivo di Laboratorio Civico

Dove va il centrosinistra a poco meno di due anni dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale? Nei giorni scorsi il segretario cittadino del Pd Luca Spitale ha cominciato a parlare di future alleanze. Ha parlato anche di Laboratorio Civico, inserendoli nella lista degli “amici”. Ne abbiamo parlato con Erna Restivo. Voi chi siete?   Laboratorio Civico Ivrea è un’associazione di cittadini, costituita a gennaio del 2020 – compiamo in questi giorni 2 anni – con lo scopo, come dice il nostro Statuto, di “promuovere e valorizzare la cittadinanza attiva e la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica”.  Siamo un gruppo di persone di diversa provenienza, esperienze di partito, amministrative, del Terzo Settore (associazionismo, volontariato, cooperazione sociale) e ci siamo trovati insieme perché condividiamo un’ idea di fondo: il tessuto della città di Ivrea esprime molto ma molto di più, in termini di idee, impegno, progetti, di quanto non sia in grado di rappresentare la politica. Ci sono conoscenze sui problemi, impegno ad affrontare situazioni di difficoltà e marginalità – pensiamo alle, alle decine di Associazioni e Cooperative Sociali e alle centinaia di persone impegnate nel volontariato nei più diversi campi, dall’educazione al sociale, dallo sport alla cultura- che costituiscono una risorsa preziosa per la città, ma che loro malgrado non riescono più a mantenere un dialogo costruttivo con le forze politiche e con l’amministrazione. Noi siamo nati con l’idea che sia utile creare gli spazi e i tempi affinché questo patrimonio di competenze ed esperienze entri in un dialogo proficuo con la politica. È l’unica strada per costruire un modo diverso di fare politica, cioè di occuparsi dei problemi collettivi. Cosa significa essere “uno spazio di incontro e confronto… per elaborare una visione condivisa per il futuro della città”? È quello che dicevo. Pensiamo che un progetto per la città non si possa costruire “a tavolino”, ma debba essere alimentato dalle esperienze che quotidianamente si realizzano nel nostro territorio. Per questo, a partire dall’anno scorso, abbiamo organizzato una serie di incontri tematici con le associazioni e i cittadini che si occupano di sanità nell’ incontro intitolato “La comunità che cura”, di educazione, servizi educativi e scuola con “La comunità che educa”, di ambiente e sostenibilità con “La comunità resiliente”, ma anche con le imprese che sperimentano modelli di economia responsabile con l’incontro “La comunità che produce”. Lo spaccato che è emerso chiaramente da questi incontri è che la città è davvero ricca di realtà che, con dedizione e intelligenza, studiano i problemi e li affrontano provando a risolverli. E, visto che gli incontri hanno registrato sempre la partecipazione di circa un centinaio di persone, anche che c’è interesse a parlarne insieme per trovare soluzioni innovative e a misura del nostro territorio. In questi mondi c’è una conoscenza dei problemi –della sanità, della scuola, dell’impresa, e così via – che non esiste altrove ed è preziosissima. Da lì pensiamo si debba partire per costruire, insieme, un progetto per la città, ma anche per inventare nuovi modi di fare politica.   Come sono i rapporti con il Pd? Noi siamo molto interessati a quello che accade nel Pd, così come ci interessa quel che si muove nel campo largo delle forze politiche del campo progressista. Ci auguriamo che dal loro imminente congresso cittadino possa emergere una linea di apertura e di confronto con tutti i soggetti che prima ti elencavo, su di un piano di autentica parità, senza la pretesa di primeggiare per chissà quale diritto acquisito. Speriamo possa emergere la consapevolezza che nessuno oggi è in grado di costruire da solo un credibile e forte progetto di governo della città – per rimanere alle cose a noi vicine. Se questo sarà l’orientamento prevalente, che ci pare poi anche quello del PD nazionale, crediamo che possa essere utile per tutti, per il PD in primo luogo. Abbiamo già vissuto l’esperienza di una divisione delle forze del centro sinistra: ripetere lo stesso errore crediamo sarebbe molto grave. E i rapporti con l’attuale amministrazione comunale?  Noi pensiamo che questa Amministrazione esprima visione e capacità molto al di sotto di ciò di cui una Città come Ivrea ha bisogno, ma anche di ciò che merita. Chiediamoci, in questi 4 anni, è cresciuta la capacità di Ivrea di essere riferimento per il nostro territorio? È più definito che in passato un progetto di trasformazione e sviluppo della Città? Sono aumentati o migliorati i servizi ai cittadini? Si sono valorizzate le forze e l’impegno di tanti cittadini e Associazioni? A noi purtroppo non pare proprio. Perché è così importante per voi modificare e aggiornare il regolamento sugli “Istituti di Partecipazione”? Le istituzioni, e anche i Comuni, oggi funzionano male, veniamo da anni in cui si sono ridotte le risorse disponibili e si sono moltiplicati i problemi, ma non è solo questo; la distanza e l’ estraneità tra cittadini e Istituzioni sono sempre più marcate, come dimostrano tutti i dati sull’astensionismo in crescita in ogni tipo di elezione. Nonostante ciò le persone sono profondamente interessate al bene comune ed è per questo che investire sulla partecipazione e quindi sull’impegno delle persone è, a nostro parere, la strada maestra per promuovere un riavvicinamento tra i cittadini e le Istituzioni. I Patti di Collaborazione sono uno strumento, come si dice, di “amministrazione condivisa” grazie a cui si possono ampliare gli spazi di partecipazione dei cittadini e di progettazione congiunta tra cittadini e uffici del Comune per trovare soluzioni ai problemi; fare ciò, per noi, significa allargare e consolidare gli spazi della democrazia ed è per questo che è così importante. All’orizzonte già si intravede una coalizione tra Cinquestelle e Viviamo Ivrea. Cosa deve fare il centrosinistra? Siamo convinti che occorra dare una prospettiva unitaria a tutte le persone che si riconoscono nei valori della solidarietà, dell’ inclusione, della partecipazione democratica, dello sviluppo sostenibile, della lotta alle disuguaglianze. L’ attuale Amministrazione comunale non è espressione di questi valori e di queste persone. Noi vogliamo lavorare perché si possa giungere ad una candidatura unitaria che sia invece espressione di questi valori. Tu, se vuoi, chiamalo centro-sinistra; per noi è riduttivo perché fuori dai partiti c’è ancora molto ed è enormemente prezioso. Crediamo che in molti apprezzerebbero lo sforzo di presentarsi insieme. Spesso è difficile da comprendere, per i non addetti ai lavori, la ragione per cui si debba scegliere, nello stesso campo di ideali, tra Tizio o Caio. Noi vogliamo lavorare perché tutti coloro che non si riconoscono in questa Amministrazione riescano ad individuare una candidatura a sindaco o sindaca che sia unitaria. Saremo unitari a costo di essere considerati ingenui. Per molti, ricandidando Stefano Sertoli, il centrodestra non avrà alcun problema a vincere le elezioni. Secondo voi? Francamente non ci è mai sembrato che questa maggioranza sia in sintonia con il Sindaco, in tante circostanze il Sindaco è apparso piuttosto isolato, talvolta anche mal sopportato. Non a caso sono sempre più insistenti le voci che vogliono la maggioranza divisa nell’appoggio a Sertoli in una futura competizione elettorale. Ma questo si vedrà, non è un problema nostro; a noi interessa che tutta l’area che non si riconosce in questa maggioranza di destra sia capace di presentarsi con una proposta unica, chiara, convincente, costruita in un percorso di confronto con la città, e non solo tra forze politiche. Concretamente non s’è ancora visto nulla, ma arriveranno nei prossimi mesi un mucchio di contributi, per il castello e una serie di progetti sulle aree disagiate. Quasi certamente, prima della fine del mandato riusciranno a illuminare il castello e a buttare giù l’ex Cena per poi costruire la nuova biblioteca. Questa amministrazione, secondo voi, ha amministrato bene o male? Intanto, lasciami dire che quando piovono soldi dal Governo centrale e dall’Europa come accade ora in larga parte come risposta a questa prolungata emergenza sanitaria, amministrare è più facile. Il nostro giudizio sull’Amministrazione, come ho accennato prima, non è positivo. Al netto del Covid, che ha creato indubbiamente grandi problemi e difficoltà, noi pensiamo che in questi anni Ivrea sia diventata una Città più piccola, più confusa, meno inclusiva e meno sostenibile, con minore capacità attrattiva. È una Città più piccola, nel senso che ha perso importanza nel territorio: dopo tre anni di governo del centro-destra, Ivrea ha abbandonato il progetto di Unione dei Comuni, ha abdicato al suo ruolo di guida dei sindaci riuniti nella AslTo4 ed è senza voce nell’Assemblea dei soci del Consorzio dei servizi sociali InRete. È inoltre una città confusa, senza una seria programmazione, senza un orizzonte visibile verso cui muovere, con iniziative estemporanee che non disegnano né una politica di sviluppo, né una politica di gestione del territorio o una politica culturale. E ancora, è stata abbandonata l’idea di ridisegnare, attraverso una variante strutturale del Piano Regolatore, il futuro assetto della città e non si capisce come si intenda valorizzare l’iscrizione nel Patrimonio dell’Umanità. Nel complesso è una città meno inclusiva e meno sostenibile, con livelli di disuguaglianza e di bisogno crescenti e senza adeguate risposte. La vicenda della Valcalcino è infine indicativa dell’importanza che l’Associazionismo, lasciato in mezzo a una strada dall’oggi al domani, ha per questa Amministrazione.  Se i prossimi cinque anni della futura Amministrazione dovessero essere come questi ultimi, temiamo che diventerà impossibile invertire il declino della Città.
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