Cerca

IVREA. Dopo lo sgombero del Valcalcino l’Anpi è ancora senza una sede. Beiletti: “E’ una vergogna!”

IVREA. Dopo lo sgombero del Valcalcino l’Anpi è ancora senza una sede.  Beiletti: “E’ una vergogna!”

Mario Beiletti della sezione Anpi di Ivrea

Era un po’ come se se lo sentisse. Nel settembre dello scorso anno, alla notizia della chiusura e dello sgombero, seduta stante, dell’ex caserma Valcalcino, di getto, scrisse una lettera e la inviò a tutte le associazioni che avevano sede in quel posto. Una lettera di pancia, ancor prima che di testa. Con l’emotività che prendeva il sopravvento sulla ragione il presidente dell’Anpi Mario Beiletti, non ce la fece a non avanzare, come una Cassandra, dei dubbi,  sullo sgombero e sull’ordinanza. “Hanno scoperto - scrisse a tutti - una perizia risalente a 10 anni fa, secondo la quale l’edificio annesso al nostro “potrebbe” avere problemi di stabilità ai controsoffitti e ai pilastri, tali da non renderlo sicuro. Per analogia tale condizione di pericolosità è stata traslata all’edificio vicino (il nostro) ...”. Epperò l’Amministrazione comunale s’era precipitata ad assicurare che per ogni Associazione  sarebbero state individuate sistemazioni alternative. Soprattutto per loro, per la Casa delle Donne e per il  C.P.I.A.  “Lungi da noi pensare che si vogliano togliere di mezzo Associazioni che non sono gradite, o in sintonia con questa Amministrazione - aggiungeva Beiletti - Non vorremmo che tutto ciò non fosse che una manovra per “toglierci di mezzo” . Il caso dello Zac! ci fa suonare campanelli d’allarme...”. Ci aveva visto giusto? Ci sa tanto di sì. E infatti, a distanza di quasi 4 mesi l’Anpi resta senza una sede. “Una ce l’hanno proposta - ci racconta Beiletti - Si tratta di quel fabbricato, senza riscaldamento, adiacente ai pisciatoi nell’area mercatale. Ho detto all’Amministrazione che era mortificante per noi e per loro che la offrivano. Ci han detto che avrebbero cercato qualcos’altro. Ho l’impressione che non si siano dati così tanto da fare....”. Di soluzioni ne ha avanzata anche una l’Anpi. Nel fabbriato di via dei Cappuccini, proprio sopra la sede dell’Avis. “Ci sonno due alloggi vuoti - spiega Beiletti - che erano stati concessi in comodato d’uso all’Asl per l’inserimento di due famiglie disagiate. Ci han detto che non avevano le chiavi e che avrebbero dovuto chiederle all’Asl, poi non ne abbiamo saputo più nulla...”. Morale? L’Anpi una sede ancora non ce l’ha... “E’ una vergogna… - si lascia andare Beiletti - A volte per le nostre riunioni chiediamo ospitalità al Politeama o al Pd o allo  Spi Cgil ma non vogliamo approfittare più di tanto....”. Mesi difficili per loro ma anche per le volontarie della Casa delle Donne, provvisoriamente ospitate al Meeting Point, nei locali messi a disposizione dallo Zac, o ancora dal Pd e all’Unitre di Romano. A causa degli spazi esigui sono stati sospesi il laboratorio di gruppo dell’autosostegno e quello di autoformazione delle volontarie.  La presidente Letizia Carluccio più volte s’è detta preoccupata per il rischio di mandare all’aria il tanto lavoro svolto in questi anni. L’associazione ha infatti bisogno di un luogo fisico ben definito, dove le persone in difficoltà possono aprirsi e chiedere aiuto.  Solo nel 2021 si sono rivolte all’associazione 59 donne di età: compresa tra i 22 e i 65 anni.  Di queste, 29 risultano residenti a Ivrea, il resto nei Comuni del circondario. Oltre 40 sono italiane. Delle donne che hanno chiesto aiuto, quattro sono state indirizzate dai carabinieri, altrettante dalle assistenti sociali, il resto attraverso il passaparola di conoscenti o di donne che avevano usufruito dei servizi.  Anche alla Casa delle Donne, manco a dirlo, l’Amministrazione comunale ha offerto i locali del mercato ortofrutticolo. E giunti fino a qua si chiedono almeno un paio di cose. La prima: la perizia sul fabbricato, commissionata fin dal giorno dopo, è stata fatto o no? Qualcuno dagli uffici comunali ha fatto trapelare che è arrivato, se non proprio un documento ufficiale, di sicuro un’anticipazione e l’esito sarebbe tutto fuorchè catastrofico. Bene! Se fosse così, quand’è che la giunta lo comunicherà al consiglio comunale? La seconda: in quali tempi e in quali modi sindaco e assessori pensano di poter risolvere il problema di chi una sede ancora non ce l’ha?

la cronaca

Tutto è precipitato il 10 settembre, scorso con un’ordinanza del responsabile dell’ufficio tecnico Igor Nolesio in cui si giustificava la chiusura sulla base di una perizia del 2010 disposta dal Comune su un edificio gemello, con l’obiettivo di verificare la possibilità di trasferire qui gli Uffici Comunali. Secondo Nolesio che lo scrive nell’ordinanza la perizia evidenziava una situazione di potenziale pericolo, correlata principalmente alle controsoffittature. Vero è che la perizia non punta affatto il dito su problemi di staticità dell’edificio e riguardo al sistema di controsoffittature dice che “ancorché in buon stato di conservazione, non è l’ideale dal punto di vista della sicurezza”.Un’affermazione ben diversa dall’esprimere un potenziale pericolo.
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori