"Se non ora quando?". Così il garante regionale dei detenuti Bruno Mellano ha aperto, la scorsa settimana, la conferenza stampa di presentazione del sesto dossier delle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi.
Con lui anche Sonia Caronni (Biella), Alessandro Prandi (Alba), Alice Bonivardo (Alessandria), Paola Ferlauto (Asti), Paolo Alemanno (Saluzzo), Monica Cristina Gallo (Torino), Domenico Arena (Fossano) e Raffaele Orso Giacone (Ivrea).
Al centro della relazionei fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Sono stati previsti 132,9 milioni di euro – ha rimarcato Mellano – L’occhio esterno delle figure di garanzia e la loro voce possono essere un aiuto all’Amministrazione penitenziaria, spesso miope alle esigenze delle singole realtà territoriali, normalmente alle prese con la necessità di contemperare gli interventi di ripristino nell’emergenza con la manutenzione ordinaria, senza soldi per la manutenzione straordinaria e senza visioni di prospettiva lunga nella gestione di edifici nati in altra epoca storica, con altri obiettivi e funzionalità. …”.
Vero è che la pandemia ha spinto a un potenziamento delle reti telematiche e digitali, e ciò ha permesso, almeno in parte, di sostituire i colloqui in presenza, la formazione e la scuola a distanza, le iniziative progettuali degli enti locali e del privato. “Su questo terreno – ha specificato Mellano – è indispensabile proseguire il potenziamento infrastrutturale, in modo significativo ed omogeneo su tutto il territorio regionale …”.
Sul fronte sanitario le stesse difficoltà e lacune riscontrate lo scorso anno con gravissime carenze, servizi efficaci ed altri inesistenti o solo sulla carta di qualche delibera. E poi strutture fatiscenti, strumentazioni vecchie e ASL che faticano a garantire il servizio. “Da anni – ha insistito Mellano – si parla di telemedicina e di radiologia a domicilio, di cartelle cliniche informatizzate d di una rete di prestazioni specialistiche. Non può essere il carcere il luogo privilegiato per sperimentare nuove e innovative modalità organizzative? Noi crediamo di sì, e questa è l’occasione unica di investire su un cambio di passo e di prospettiva, facendo diventare un po’ europei anche i nostri istituti penitenziari. Deve proprio essere un soggetto osservatore esterno (magari con la bandiera dell’ONU) a segnalare l’incongruenza e l’insostenibilità di un sistema? Curare i malati di Covid in carcere dove non c’è l’ossigeno? Ricoverare da tutta Italia a Torino nell’eccellenza del Servizio di Assistenza Intensiva (SAI) facendo finta di non vedere che piove dentro le stanze e l’infermeria? Ignorare per anni le denunce per le condizioni delle stanze di osservazione psichiatrica con il cesso alla turca a vista? Trascinare per anni per le scale contenitori portavivande e persone malate perché ascensori e montacarichi sono fuori uso?”.
Più vicini a noi, per il carcere di Ivrea, il garante comunale Raffaele Orso Giacone ha richiesto un intervento urgente al tetto e sui serramenti, anche solo con la completa sostituzione delle guarnizioni delle finestre. Sia per una miglior coibentazione dei locali che per evitare le infiltrazioni di pioggia che spesso allagano le celle maggiormente esposte alle intemperie…
“Occorrerebbe poi –ha aggiunto Orso Giacone – un’adeguata sistemazione del campo sportivo al fine di poterlo utilizzare tutto l’anno, e non solo nella bella stagione: indispensabili il rifacimento del fondo, magari con materiale tecnico specifico, e il ripristino della recinzione…”.
Tra i problemi ancora sul tappeto - e davvero non si capisce come ancora non sia stato risolto - c’è il completamento del sistema di videosorveglianza delle aree comuni interne: al momento è stato attivato solo per il primo e terzo piano, mentre mancano ancora il secondo ed il quarto. Considerando (e questo lo diciamo noi) che proprio sulle telecamere non funzionanti si basano non meno di un paio di inchieste giudiziarie per presunti pestaggi, ci si sarebbe aspettati una maggiore solerzia.
“Occorreun completo ripensamento e una risistemazione logistica delle attività– ha aggiunto Giacone – e il potenziamento dell’area dedicata all’accoglienza dei parenti e dei locali scolastici, con lo sfruttamento migliore degli spazi ed eventualmente l’utilizzo di un cortile attiguo e di strutture prefabbricate..”.
Un argomento che gli sta molto a cuore è però quello sanitario. L’Asl T4 da queste parti non è così efficiente. Per esempio manca un dentista o meglio uno c’è ma da un pò non viene. Ce n’è poi un altro per le protesi pagato dalle associazioni di volontariato. “Le richieste sono tante e qualche detenuto sarebbe anche disposto a pagare...” puntualizza Giacone segnalando quel qualcosa in più che s’è fatto sui tamponi quando s’è saputo che alcuni operatori s’erano contagiati. “E di questo - aggiunge - bisogna anche dire grazie all’interessamento del sindaco Stefano Sertoli”.
S’aggiunge, ma non in ultima, la banda larga. La linea non si riesce mai a prendere e per una videochiamata un detenuto ha dovuto fare la bellezza di320 tentativi. Inutile sottolineare che in tempi di Covid questo genere di collegamenti con l’esterno sono fondamentali.
In ogni caso il garante comunale dei detenuti Raffaele Orso Giacone non ci sta a parlar solo e sempre male del carcere di Ivrea. Dire che sia la maglia nera delle galere del Piemonte proprio non gli garba. Ancor meno gli piacciono le classifiche fra penitenziari, neanche esistesse un campionato di calcio specifico.
“Tutto questo - sintetizza - penalizza gli operatori, il personale, i volontari, ma anche la città e soprattutto i detenuti.Certamente a Ivrea, in corso Vercelli non tutte le cose filano lisce e, anche se da poco tempo ricopro questo incarico, lo frequento da quasi vent’anni come volontario posso fare un elenco lungo e dettagliato dei capitoli aperti...”
Di sicuro c’è chi sta peggio di Ivrea, se è vero -e lo è- che in due carceri piemontesi ci sono padiglioni chiusi e non restaurati da 10 anni, tanto che il garante regionale Bruno Mellano si è impegnato a denunciarlo alla Corte dei conti. E poi c’è quel carcere con il 41 bis che cambia i direttori una volta l’anno e quell’altro in cui nel 2021 si sono alteranti quattro direttori .
“Va bene parlare dei serramenti in plexigas che fanno entrare l’acqua ma anche che è partita la gara di appalto per sostituirli. E’ giusto parlare di sanità ma anche del modo con cui si gestisce questo nuovo picco di infezioni del virus, dei progetti per il lavoro, della collaborazione con il comune e con il territorio e di tante altre piccole notizie che possono servire meglio a collegare questa parte di società con il resto degli abitanti...”.
Tra i chiaroscuri di un mondo troppo spesso dimenticato c’è la parentesi di un detenuto a cui l’Amministrazione carceraria ha concesso di uscire in compagnia del cappellano per una decine di sedute di fisioterapia.
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