Strisce blu disegnate anche sopra i marciapiedi, a danno dei pedoni. Macerata sembrava un caso isolato, ma a quanto pare non è l’unica città d’Italia ad avere esagerato con il pennello e i colori. Subito dopo viene Ivrea. Noi lo sapevamo e adesso lo sa tutta Italia grazie ad un servizio di “Mi manda Rai Tre”, la celebre trasmissione Tv condotta da Federico Ruffo e andata in onda domenica scorsa.
Sono venuti sotto le rosse torri chiamati da un cittadino Giovanni Ferraioli e ne è venuta fuori una immagine che non è certo delle migliori. Quella di un Comune che senza i parcheggi a pagamento non saprebbe più come fare a tirare a campare. Insomma i parcheggi servono a fare cassa e poco importa se rappresentano una tassa occulta per chi si reca in posta, in banca o all’ospedale per un visita.
“I parcheggi a pagamento consentono la rotazione.... Evitano che si lasci l’auto per tutta la giornata...”. In ogni caso: “Si tratta di un gettito che ha la sua importanza....” ha risposto il sindaco Stefano Sertoli in collegamento dal Municipio.“Questa sincerità le fa onore...” ha ribattuto Ruffo.
Gran bella consolazione...
Tra gli intervistati anche l’assessore leghista Giuliano Balzola che, porca la miseria, due cose doveva dire e s’è fatto trovare impreparato su entrambe.“Con la ruota panoramica abbiamo occupato 8/9 stalli bianchi...”. Poi la giornalista li ha contatti ed erano la bellezza di 15. Tant’è.
Quel che non è venuto fuori -e che probabilmente avrebbe fatto tremare l’antenna Tv egridare allo scandalo mezza Italia - è che a Ivrea, nonostante le dimensioni (appena 23 mila abitanti, poco più che un paesello) per la gestione dei parcheggi s’è addirittura messa in piedi una “municipalizzata”. Ha 7 dipendenti e uno stato patrimoniale che viaggia intorno ai 3 milioni di euro l’anno. Nel 2020 la società ha incassato dalla sosta, causa pandemia, appena 900 mila euro, ma l’anno prima (nel 2019) qualcosa come un milione e 350 mila euro che non sono bruscolini...
Altra cosa che si è evitata di dire è che la società non può essere chiusa, anche a causa di un grosso mutuo ipotecario per 2.600.000 euro contratto con Banca Intesa nel 2007 per acquistare l’immobile poi concesso in locazione al tribunale di Ivrea.
Insomma, benvenuti a Ivrea, città dell’Unesco e della finanza creativa.
Ivrea come Settimo Torinese, Chivasso, Ciriè. Ivrea come il resto d’Italia. E con la scusa della “rotazione” s’è peraltro dato un bel colpo al commercio dei centri storici e una gran bella mano ai centri commerciali dove di parcheggi ce n’è a volontà e rigorosamente gratis.
Liborio La Mattina
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