Tra i fondatori degli “Aranceri della morte” e poi“Cuore di San Grato”. Tra i primi a salutare Alessandro Stocco, per tutti “Sandrino”, 86 anni, salito in cielo nel pomeriggio di sabato scorso, sono stati, su Facebook, i suoi tanti amici nella battaglia.
A piangerlo, però, è anche tutto il mondo del calcio.
Perchè, in verità, è sempre stato il calcio la grande passione. Scorrono ancora davanti agli occhi le sue spettacolari reti, lo stadio Gino Pistoni gremito di pubblico e quella stagione che segna la vittoria del campionato e permette all’Ivrea di approdare alla serie C. Erano i mitici anni ‘60 e parecchi “club” lo avrebbero voluto acquistare, tra i tanti il Bari che all’epoca militava in serie A. Non ci andò. Non si fece convincere. Rimase a Ivrea, maglia numero 7. Guai a togliergliela di dosso. Era la sua maglia, la maglia di “Stocco”.
“Nessun rimpianto per la scelta”, dichiarava qualche anno fa sulle pagine della Sentinella. E fu in quest’occasione che Stocco, in allora 84enne, raccontò di quella memorabile partita con il Pordenone quando a mezz’ora dal termine si infortuna il portiere arancione Ferrero e lui gli subentra in porta.
La partita terminerà zero a zero e l’allora allenatore Livio Bussipare gli chiese, scherzando, di cambiare ruolo.
Alessandro Stocco in serie C, con la maglia dell’Ivrea, disputò la bellezza di cinque stagioni. Fra i compagni, poi diventati famosi, ricordiamo Sattolo, Crivelli, Biggi, Duvina, Cappellino, Maroso e, soprattutto, Franco Tuberosa detto “Tube”. Lui la testa, Stocco il piede.“Insieme - raccantava - abbiamo fatto sfracelli”.
Stocco, che ha anche militato per un certo periodo a Strambino e a Chivasso. con gli arancioni, dal 1954 al 1967, ha firmato la bellezza di 88 reti e nella stagione 1960/61 s’è aggiudicato il titolo di capocannoniere in serie D.“Di quegli anni – raccontava Stocco – ricordo solo vittorie e soddisfazioni. Eravamo una formazione forte e temibile. In ogni campo in cui andavamo il pubblico ci aspettava con trepidazione per vederci all’opera. Le nostre doti erano ormai popolari in serie C. Non da meno il nostro stadio, il Gino Pistoni sempre accogliente. Centinaia di tifosi presenti. In massa con i pullman di Pennato raggiungevano il centro eporediese per assistere alle partite”.
Il suo ricordo più bello era sicuramente stato la promozione in serie C. Ricordava la bolgia che circondava il Pistoni, l’invasione di campo, le premiazioni con il sindaco Umberto Rossi in prima fila che si congratulava con la squadra per il risultato ottenuto. Ricordava tutto.
Emozioni uniche ed indescrivibili. E son parole che emozionano anche noi, oggi, che le scriviamo.
L’altro Stocco è quello che terminata la scuola di avviamento professionale a 14 anni, inizia a lavorare alla Zanzi, come collaudatore della “piviere”, una sorta di bicicletta a motore. In seguito al fallimento della ditta entra in Olivetti, prima come operaio, e poi come responsabile degli impianti.
I funerali si svolgeranno martedì 16 novembre, alle 15, nella chiesa di San Grato in Borghetto.Sposato con Dina Olocco, lo piangono anche il figlio Fabrizio e la sorella, Giuseppina.
Doveroso ricordare che la curva dello stadio Gino Pistoni è dedicata a lui.
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