Non era una balla. Alla fine la riunione tra Ferservizi e l’Amministrazione comunale, per discutere del Movicentro, c’è stata davvero. Così scrivevamo nel non tanto lontano settembre scorso. Obiettivo dichiarato dall’Amministrazione comunale: consegnare loro la perizia “fresca di stampa” e aspettare una risposta.
“Ci diranno qualcosa nei prossimi giorni….” commentava il vicesindaco
Elisabetta Piccoli.
“Abbiamo proposto loro una soluzione – aggiungeva
–
che è a costo zero per l’Amministrazione comunale fatti salvi gli oneri notarili… Per compensare i valori di scambio abbiamo inserito tutto quel che potevamo inserire compresa una fettina di terreno di proprietà comunale su cui poggia il bar della stazione. Sono molto fiduciosa… Secondo me accetteranno”.
La risposta, a quanto pare, è arrivata e non è quella che ci si aspettava. Ferservizi (una delle società della Holding Fs), infatti, che per il diritto di superficie avrebbe chiesto non meno di 500
mila euro ma che con la perizia commissionata dall’Amministrazione dovrebbe accontentarsi del “pari e patta”, ha comunicato che in realtà il Movicentro è in parte di proprietà di Trenitalia (società dedita al trasporto) e in parte di RFI (specializzata nelle infrastrutture).
Sembra quasi di avere a che fare con la santissima trinità o, se si preferisce “trenità” una e trina...
Morale? Da una riunione si passerà ad un’altra, a Roma, con tutti i comproprietari, più la vicesindaca Elisabetta Piccoli, più l’assessore Michele Cafarelli, più qualcuno dell’ufficio tecnico.
Si andrà alle calende greche? Ci sa tanto di sì. Se ne discuterà (forse) in una delle prossime riunioni della commissione urbanistica presieduta da
Francesco Comotto. Fino ad oggi, però, nonostante i solleciti, la documentazione nessuno l’ha ancora vista.
Il problema
Un problema,quello del Movicentro e dello Zac! diventato impellente dal luglio del 2020, quando è scaduto il contratto di comodato d’uso di alcuni locali del Movicentro ceduti allo Zac!.
L’ultima volta che se n’è parlato (il tempo corre veloce, sigh) è stato in un consiglio comunale del 3 marzo scorso.
Ad un certo punto, senza alcun preavviso, la vicesindaca
Elisabetta Piccoli aveva dato la parola a Davide Luciani dell’ufficio Tecnico.
Obbiettivo dichiarato (s’intende di Piccoli e Luciani) smontare la mozione attraverso cui le Opposizioni chiedevano di modificare, con una semplice “variante non variante” (così si chiama) le destinazioni d’uso del vecchio fabbricato di Trenitalia, aggiungendo nell’elenco i centri estetici e i parrucchieri. Un modo come un altro per zittire
una volta per tutte Trenitalia e dirle che tutto ciò che s’era concordato di fare era stato fatto. Epperò, secondo Luciani, la “variante non variante” sarebbe stata irregolare e comunque il notaio, per il trasferimento del diritto di superficie, avrebbe avuto “ bisogno di indicare una cifra che poi sarebbe stata tassata…”.
Aggiunse che, a suo avviso, nell’accordo a suo tempo sottoscritto, non si chiedeva solo una modifica delle destinazioni d’uso, ma un vantaggio economico, misurabile dalle capacità edificatoria.
“Dal 2006 ad oggi – stigmatizzò Luciani –
di varianti ne abbiamo fatte 11 ma per il vecchio fabbricato non c’è stato alcun aumento di valore” anzi la capacità edificatoria è diminuita e questo perchè le possibilità sono sempre collegate all’attività ferroviaria. Tutto ciò non consente a RFI di vendere il fabbricato…”.
Morale? Siccome era lui che doveva dare i pareri, sulla “variante non variante”, se fosse mai arrivata sulla sua scrivania, avrebbe detto un bel “no”.
Più chiaro di così si muore…
Il consiglio comunale si era poi chiuso con il capogruppo del Pd
Maurizio Perinetti seriamente intenzionato a chiedere un parere direttamente in Regione e con
Fabrizio Dulla e
Francesco Comotto preoccupati dalla deriva di un’assise in cui i politici s’erano messi a fare i tecnici e i tecnici i politici, con tanto di invito a
Luciani a candidarsi alle prossime elezioni. Infine con il grillino
Massimo Fresc già pronto a contare i danni e con
Andrea Benedino alla ricerca degli estremi per un esposto alla Corte dei Conti.
Da quel consiglio comunale lì, in cui ci si impegnò a commissionare una perizia, manco a dirlo, sono già passati altri 8 mesi. E sono stati altri 8 mesi senza alcun contratto intestato alla cooperativa Zac! per la gestione dei locali del Movicentro.
Una situazione per certi versi davvero kafkiana.
Lo Zac!
Parliamo dello Zac!, cioè di una Cooperativa che, da quando esiste, a fronte di un legittimo contratto di comodato d’uso, ha dato vita (e continua a dare) ad una moltitudine di iniziative in campo sociale, animando e facendo rivivere
un luogo
abbandonato
che prima del suo arrivo era diventato terreno fertile per la micro-deliquenza.
Il contratto scaduto e cancellato prevedeva la possibilità di un rinnovo per altri sei anni e su questo si sarebbe dovuta concentrare la Giunta.
Accade invece che il vicesindaco
Elisabetta Piccoli e il sindaco
Stefano Sertoli (mettendoci la faccia) in un primo momento con motivazioni squisitamente politiche e poi tecniche, dopo una serie di accertamenti, nonostante gli accordi sottoscritti in passato con Regione e con Trenitalia, comunicano alla cooperativa ZAC di non avere
la disponibilità dell’immobile con tanto di suggerimento a rivolgersi a RFI quale legittimo proprietario. Segue
il 4 febbraio del 2021 una determina attraverso cui il Segretario Generale revoca una precedente determina di proroga sine die del contratto scaduto nel luglio 2020.
A nulla serve l’intervento sui giornali dell’ex assessore (Giunta Grijuela)
Alberto Redolfi. Nel presentare l’incontrovertibile genesi del “Progetto Movicentro” ricordò che si trattava di una iniziativa nazionale nata alla fine degli anni ’90 in seguito ad un accordo tra lo Stato e la Regione Piemonte per la realizzazione di 15 “movicentro” presso altrettante città piemontesi sede di stazione ferroviaria, utili a rivitalizzare una rete ferroviaria inefficiente e poco attrattiva.
E fu così che dopo l’adozione da parte della Giunta Regionale della L.1/2000 si passò agli accordi con i Comuni e quello con la Città di Ivrea porta la data del primo dicembre 2000. Seguì il 14 dicembre del 2001 il Protocollo d’Intesa tra Regione e RFI e il
22 maggio 2002
la firma dell’Accordo preventivo tra il Comune di Ivrea e RFI SpA per la realizzazione del Movicentro.
Ivrea, oltre alla realizzazione del nuovo edificio viaggiatori si impegnò ad adottare
una variante al PRG tale da consentire l’ampliamento delle destinazioni d’uso nei vecchi edifici di RFI. A sua volta RFI avrebbe dovuto cedere a titolo gratuito per 30 anni
il diritto di superficie al Comune di tutti gli spazi e i manufatti
interessati dalle opere progettate.
Ora, per motivazioni incomprensibili ai più, la Giunta di Ivrea anzichè pretendere che RFI assolva velocemente a quanto pattuito, sanando uno stato di fatto consolidato nel tempo, si è avvitata in una ricerca spasmodica di errori o omissioni riferibili alle precedenti amministrazioni. Tutto questo con una notevole perdita di tempo, dispendio di energie e risorse anche economiche, ovviamente a spese dei cittadini, per perizie e pareri legali.
Peraltro chi potrebbe negare che la città di Ivrea ha avuto il possesso del bene fin dall’inizio e si è accollata tutti gli impegni stabiliti quali le spese di riscaldamento, la pulizia dei locali e dell’esterno, la manutenzione della aree comuni e degli ascensori?
La verità è che RFI ha sempre riconosciuto il diritto all’uso dei locali da parte della città di Ivrea. Lo ha fatto non compartecipando alle spese di costruzione del 2° lotto (come da art.8 dell’accordo con il Comune di Ivrea per la realizzazione del Movicentro), non tirando fuori un euro
per le bollette e per la manutenzione ordinaria e straordinaria e non pagando l’IMU. Insomma non ha mai contestato nulla e nulla ha mai avuto da ridire sulle varianti del PRG e del PP3 portate avanti celermente dal Comune.