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FAVRIA. Casa del Sole di Favria, non c’è ancora nessun rinvio a giudizio

FAVRIA. Casa del Sole di Favria, non c’è ancora nessun rinvio a giudizio

Il tribunale di Ivrea

Quasi sette anni di indagini e quattro udienze preliminari non sono bastate per arrivare alla formulazione del rinvio a giudizio di 19 indagati per il crack sulla casa di riposo Casa del Sole di Favria. Fatti avvenuti nel 2010 e indagini avviata solo nel 2013 dal pm Ruggero Crupi. E per stabilire sul rinvio a giudizio, o meno, bisognerà attendere la prossima udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Ivrea Fabio Rabagliati fissata per il 26 novembre.

Il rischio, però, è che per molti reati venga chiesta la prescrizione. Tra questi anche la figura “apicale” di Pasquale Motta, l’imprenditore di origini calabresi che aveva ottenuto la gestione della casa di riposo tramite la Eurocoop Service di cui era procuratore speciale (Pasquale Motta per questa vicenda, in tribunale a Torino, ha già ottenuto la condanna a 5 anni in primo grado aumentata di un anno in secondo grado per l’aggravante mafiosa e riciclaggio aggravato per aver favorito l’associazione mafiosa). A Ivrea Motta è accusato per vari reati tra cui peculato, appropriazione indebita, violenza o minacce, ricettazione e alla prossima udienza, il suo legale Renato Cravero non presenterà la richiesta di alcun rito alternativo. Sarà il giudice a valutare la prescrizione o rinviare a giudizio Motta per reati residuali rispetto alla posizione principale.

E poi ci sono i ruoli dell’ex sindaco di Favria, Giorgio Cortese (avvocato Mauro Bianchetti), e dell’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Favria, Livio Mattioda accusati di “falsità ideologica” perché secondo l’accusa, nel 2010, attraverso un’ordinanza da loro predisposta e firmata, il Comune decise di estromettere l’azienda che gestiva la Rsa, la MGL Gest, per darla alla Eurocoop Service di Pasquale Motta. Anche per loro c’è aria di “prescrizione”.

Gli unici, tra i 19 indagati, a chiedere riti alternativi sono Abderrahmane Belamammar (abbreviato) e altri sei per la richiesta di patteggiamento: Claudia Bonavolontà con il marito Lino Farace, suo padre Donato Franco Farace con la moglie Antonietta Oliverio. In attesa della prossima udienza il loro legale Antonio Mencobello sta cercando l’accordo con la Procura per determinare i beni oggetto di confisca in relazione all’ammontare delle somme riciclate a loro addebitate. Nei loro confronti, ieri, il giudice Rabagliati ha però accettato la costituzione di parte civile delle Asl To3 e Asl To4 (avvocato Andrea Castelnuovo).

Hanno richiesto anche il patteggiamento altri due imputati: Franco Panuzzo e Mauro Valter Gianni Teitscheid.

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