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Ivrea come il sud, un’area di crisi industriale complessa

Ivrea come il sud, un’area di crisi industriale complessa

aree di crisi industriale complessa

L’assessore regionale alle attività produttive Andrea Tronzano ha annunciato, nei giorni scorsi, l’inserimento di 16 comuni dell’eporediese all’interno della “Carta degli aiuti a finalità regionale” un documento che consentirà, dopo l’approvazione della Commissione europea e a partire dal 2022, aiuti di Stato in “aree di crisi industriale complessa”, altrimenti vietati. Tra gli obiettivi dichiarati (ma ce ne sono molti) quello di favorire aziende esistenti e riqualificare aree industriali in crisi, incentivare la nascita di start up, finanziare l’acquisto di nuovi macchinari,  promuovere lo sviluppo di società cooperativa di piccola dimensione. Le “aree di crisi industriale complessa” riguardano territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. La complessità deriva da una crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull’indotto e/o da una grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio. Oltre a Ivrea e all’eporediese il Piemonte ha inserito un’area che va da Biella a Vercelli, ma anche e soprattutto la prima cintura di Torino per un totale di 66 comuni. Le motivazioni per far dire di “sì” a Bruxelles sono tante a cominciare dalla contrazione che ha subito l’automotive in questi anni. Basti dire che nel 1981 in Piemonte si contavano 667 imprese nel comparto della costruzione di autoveicoli, motori e componenti, che diventano 735 nel 1996, per scendere a poco più di 500 nel 2017. In termini di occupazione, il calo è stato pari al 73% circa, con la “scomparsa” di quasi 140mila posti  di lavoro dai primi anni ottanta al 2017.  Non va meglio l’andamento demografico. E’ infatti in corso un calo ininterrotto delle nascite pari a meno 29,3% tra il 2008 e il 2019.  Altro fattore di debolezza: l’invecchiamento della popolazione. Il Piemonte è la quarta regione con il più elevato indice di vecchiaia dopo Liguria, Friuli e Toscana.. Ancor più esaustivi, se vogliamo, i dati di contabilità regionale che confermano come nel 2019, il Pil (prodotto interno lordo) regionale sia ancora inferiore di circa il 5% rispetto al livello raggiunto nel 2007, mentre in Lombardia e nel nord-est sia superiore a quello pre-crisi. Insomma -  e lo ha detto l’assessore Tronzano - Il Piemonte sta messo come il sud...! Altri numeri? Il Piemonte dal 1995 al 2018 ha perso più del 30% delle unità di lavoro nel comparto manifatturiero e circa 145 mila posti di lavoro. Si è ridotto anche il peso complessivo sulle esportazioni nazionali, passate dal 10,3% del 2008 al 9,4% del 2020.  Più vicini a noi nell’eporediese dal 2007 al 2018 nel comparto manifatturiero si sono perse 235 aziende e circa 1100 posti di lavoro. Sempre nell’eporediese, dal 2006 al 2019 è raddoppiato il numero di persone in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione è passato dal 3,4% del 2006 (dato sotto la media regionale in quell’anno) al 7,5% del 2019. L’area di crisi industriale abbraccerà un territorio di 68 mila abitanti e 16 comuni: Agliè, Albiano, Bairo, Borgofranco, Colleretto Giacosa, Ivrea, Loranzè, Montalto Dora, Ozegna, Pavone, Rivarolo, Romano, San Giorgio, Scarmagno, Strambino e Vialfrè. Liborio La Mattina
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