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IVREA. Incredibile ma vero!: Sertoli e Colosso chiedono scusa a Piccoli

IVREA. Incredibile ma vero!: Sertoli e  Colosso chiedono scusa a Piccoli

Gabriella Colosso

Dove eravamo rimasti? Ah già. Ci si era lasciati con le cronache di un consiglio comunale tra i più burrascosi della storia di Ivrea, con la vicesindaca Elisabetta Piccoli che, ad un certo punto, s’era messa a urlare dicendo di voler abbandonare l’aula. Perchè la sua maggioranza praticamente era tutta fuori a prendere il caffè e a fumare una sigaretta. Perchè le Opposizioni la stavano continuamente interrompendo, rovinando uno dei suoi soliti “monologhi” lunghi come la quaresima. Perchè le sembrava di stare in una bocciofila. “Io non ne posso più – s’era inviperita e s’era alzata dalla sedia – puntando il dito, diritto diritto, sul consigliere  Maurizio Perinetti del Pd – Io mi alzo e vado via. Vado a casa. Io non ci sto più. E’ inconcepibile. Queste interruzioni sono da maleducati…. Peccato che mancasse il numero legale e (assenti Donato Malpede, Marco Neri e Mara Bagnod) se se ne fosse andata via lei, se ne sarebbero andati a casa pure i sei dell’Opposizione facendo così saltare l’approvazione della variazione di bilancio. Da qui la decisione del presidente del consiglio Diego Borla di salvare la delibera e pure la vicesindaca, togliendole la parole  e facendo parlare l’assessore Michele Cafarelli. Una genialata... Alla fine Piccoli non se n’è andata e come lei le Opposizioni. Ma non era finita lì. E’ seguita, nei giorni successivi, sui social e sui giornali, una stucchevole polemica della vicesindaca sul “sessismo” con tanto di dito puntato sulla gestione del consiglio. A spalleggiarla due personaggi di peso: la senatrice Virginia Tiraboschi e il segretario cittadino di Forza Italia Vincenzo Ceratti che, senza troppo pensare alle conseguenze, ha chiesto (pensa un po’ che roba) la sostituzione del presidente Diego Borla.  Questa la premessa.  Tutto chiaro? Bene! Senonchè, aldilà di una verifica di maggioranza che non ha portato a nulla, al consiglio comunale “lampo” andato in scena “martedì”, si è assistito a tutto un altro film. Regia di Gabriella Colosso. Ha chiesto di parlare e ha preso le difese di Elisabetta Piccoli.  “La cosa che mi ha colpita, e di cui mi scuso - ha stigmatizzato -  è il comportamento tenuto da noi donne (consigliere ed assessore) nel momento in cui è stata tolta la parola all’assessora. Non metto in discussione la buona fede del Presidente, ma che noi donne non siamo state capaci di evidenziare e sottolineare che, anche se in modo inconscio, il Presidente stava agendo un pregiudizio, che è sfociato nello stereotipo di genere, dando la parola ad un assessore classificando così l’uomo un genere superiore rispetto ad una donna. Lo stereotipo: tolgo la parola ad una donna (lasciatemi osare pensando che ha i nervi a pezzi, non si controlla) e la do ad un uomo (quando mai un uomo ha i nervi che saltano?) capace di “non mollare mai”. Sono tutti schemi di pensiero che restituiscono una particolare visione della donna che, lavoratrice, assessora in questo caso, o no, deve assolutamente seguire un “copione” prestabilito e rispettare i cliché. Certo il sessismo può riguardare chiunque, ma sono le donne a esserne particolarmente colpite e qui in questa sala dove lo abbiamo vissuto, noi donne siamo state zitte, io per prima.....”. Un’arringa che nessuno ha capito e  giunti a questo punto, il consigliere comunale Francesco Comotto, visibilmente “esterefatto” ha abbandonato l’aula, seguito a ruota dal capogruppo del Pd Maurizio Perinetti, ancor più allibito.  Cosa c’entrasse il sessismo tirato in ballo da Piccoli e adesso pure da Colosso solo Dio lo sa. Qualcuno ci dia un pizzicotto che non ci par vero... La domanda è. Non è “sessismo” all’incontrario concedere ad una donna quel che non si concede ad un uomo? Siamo così sicuri che Merkel, Meloni, Thunberg, Casellati, giusto per citarne alcune, vogliano essere considerate “donne” prima ancora di giocarsela in questo mondo per le proprie capacità e la propria autorevolezza?  E poi ancora? Dove sta, in politica, il limite nell’approcciarsi ad una donna se tutte le volte, quel suo essere donna, rappresenta una discriminante? Anche la Treccani, da questo punto di vista, ci dà ragione. Leggiamo: “Tendenza a valutare la capacità o l’attività delle persone in base al sesso ovvero ad attuare una discriminazione sessuale...”. Della serie: visto che è una donna lasciamola stare, lasciamola parlare,  non esageriamo eccetera eccetera...  Tranchant, per fortuna, la risposta di Diego Borla. “In consiglio - le ha risposto - per me esistono sono consiglieri comunali. Non guardo se si è uomoni o se si è donne...”. Nella dichiarazione di Colosso un passaggio sui linguaggi e alcuni gesti, anche inconsci, che avrebbero avvelenato quella “serata”. “Bisogna lavorare per cambiare il linguaggio - ha sottolineato - solo così si può abbattere il sessismo sulle donne. l’alfabetizzazione culturale è la strada per la parità....”. Sono seguite le “scuse” ufficiali a Piccoli del sindaco Stefano Sertoli su una frase o alcune parole che evidentemente, ma a microfoni spenti, lui le avrebbe “sussurrato”. Boh! Possiamo immaginare di tutto anche elucubrazioni “uterine”, ma non certo certificare.  “Io comunque - ha argomentato con noi al telefono Colosso - non mi riferivo a quel siparietto... Se è vero che il sindaco ha usato parole forti bene avrebbe fatto Piccoli a lamentarsi subito”.  In finale la richiesta di Colosso al’Assessora Giorgia Povolo (che ha la delega alle pari opportunità) su di un tavolo di confronto per adeguare, per esempio, il modo di riferirsi alle donne usato negli atti amministrativi: “Incontrare sui verbali i nomi femminili (consigliera, assessora, la segretaria comunale, ecc.) per riferirsi a donne - ha specificato - sarà un contributo importante contro le due violenze più comuni dell’oscuramento e dello scherno...”. E su questa modifica delle parole al femminile ha subito  messo le mani avanti, contrariata, la capogruppo della Lega Anna Bono che ne fa, anche e soprattutto, una questione di lingua italiana. Ciliegina su un dibattito capitato tra capo e collo, il sindaco Sertoli che filosofeggia sul rispetto alle donne tutto l’anno e non solol’8 marzo e la consigliera Paola Girelli veloce nel portare sul banco degli imputati i consiglieri di minoranza.  Ecco sì. Tutta colpa loro. Colpevoli di voler fare l’opposizione. Nel mondo di Girelli ci si dovrebbe riunire solo per fare i complimenti agli assessori. Senza mai litigare, dibattere, interpellare e chiedere al sindaco di impegnarsi su qualcosa che non va. 
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