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18 Ottobre 2021 - 20:45
Italo Tibaldi
E’ una polemica al vetriolo quella lanciata dall’ex capogruppo di “Gruppo Indipendente” di Vico Canavese, Valeriano Puccini Zanderigo all’indomani delle celebrazioni dell’ex sindaco e deportato Italo Tibaldi.
Secondo Zanderigo la commemorazione di Tibaldi avrebbe “minimizzato la sua figura” anziché celebrarla.
Il tutto a partire dalla pubblicazione del programma “apparso sul sito del Comune inspiegabilmente con notevole ritardo” come sottolinea Zanderigo.
Per non parlare dell’accoglienza: “Il pubblico e le autorità invitate sono state accolte sulla strada, senza alcuna limitazione del traffico locale, in condizioni poco accomodanti, tanto che alcune anziane persone hanno trovato sollievo, sedendosi sulla scala adiacente l’immobile. Naturalmente il tutto senza la possibilità di usufruire dei servizi igienici posti all’interno dell’edificio”.
Poi Zanderigo continua: “Uno degli alunni presente alla cerimonia di intitolazione del Pluriuso a Italo Tibaldi è stato anche colto da un malore e si è accasciato sul cordolo della strada soccorso da un’insegnante”.
Paradossali, per l’ex consigliere, le motivazioni per le quali il pubblico è stato lasciato in strada: “Mi ha profondamente addolorato il fatto che le motivazioni per cui il Salone Pluriuso non poteva essere disponibile ad ospitare gli intervenuti, erano dovute dall’occupazione degli spazi interni, dai tavoli per la refezione della mensa scolastica. La loro rimozione avrebbe creato, a dire del Sindaco, notevole disagio organizzativo, prevedendo anche la sanificazione. Ecco perché gli organizzatori hanno così pensato bene di risolvere il tutto a discapito della cerimonia, minimizzandola in modo vergognoso all’inverosimile”.
Zanderigo, poi, inforca: “Circa cinquanta persone, sono rimaste in piedi, insieme alle autorità, sulla strada e sui gradini dell’ingresso quando sarebbero bastate poche attenzioni, soprattutto quella di sospendere per un solo giorno la mensa. Sono sicuro che gli studenti, informati, come si poteva per tempo, delle ragioni di questo incomodo, avrebbero sicuramente accettato di buon grado il disagio perché compensato da un avvenimento straordinario, dedicato ad un cittadino insignito della cittadinanza onoraria, il quale, poco più grande di loro, veniva arrestato dai fascisti per difendere una libertà che oggi appartiene a tutti noi.
agli studenti”.
Secondo l’ex consigliere non si sarebbe trattato di una mancanza da poco: “Di tutto questo il Comune, con la sua Giunta e l’intero Consiglio, unitamente
all’Associazione della Memoria Viva di Castellamonte, ha scritto una pagina molto triste che resterà indelebile nella storia di questo paese. Per correttezza devo per contro osservare la lodevole iniziativa dell’Associazione che si era presentata paladina dell’evento”.
Una cerimonia che avrebbe minimizzato la figura di Tibaldi: “In questo contesto mi viene d’obbligo ricordare che il 2 giugno 2021, festa della Repubblica, in occasione di un Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza indetto a Roma, è stata comunicata una presa di posizione unitaria contro inaccettabili iniziative di amministrazioni locali tra le quali, a mio parere, vanno incluse anche quelle che minimizzano ricorrenze della resistenza e della deportazione, e vanno, consapevolmente o non, a sostegno della destra fascista. Se la strada che ci troviamo difronte come cittadini fosse pavimentata da comportamenti, come questa Amministrazione ha dimostrato di tenere, ovvero con risultati di miopia politica, incompetenza e insensibilità ai valori istituzionali che rappresenta, quali sarebbero i percorsi futuri che questo Comune offrirà ai suoi cittadini per camminare, come vorrebbero, fieri di sentirsi degni di farne parte?”.
E dire che per omaggiare l’importanza di Italo Tibaldi era giunto anche un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre che ha scritto: “La vita di Italo Tibaldi è stata una vita preziosa, per le sofferenze che ha patito da deportato, per l’indefessa attività di testimone del dramma dei campi di concentramento, per la sua opera di ricercatore, ma anche di amministratore pubblico e di “operatore di pace”, come amava definirsi. Una vita intensa che questo documentario, con il suo corredo di testimonianze, ben rappresenta. Il taglio scelto, quello del racconto dei “viaggi della deportazione” è particolarmente toccante per una sopravvissuta come me, perché si tratta effettivamente di una esperienza dirimente, estrema, terribile, a rigore indicibile. Autentica porta di passaggio fra il prima e il dopo, fra il bene e il male, fra la vita e la morte. Spero che quanti vedranno questo documentario sappiano apprezzare il senso ultimo del messaggio che Italo Tibaldi ci ha lasciato, che vorrei riassumere con le parole di Primo Levi: “io non perdono e non dimentico, ma non odio”.
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