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PAVONE CANAVESE. Paese in rivolta per la sesta antenna

PAVONE CANAVESE. Paese in rivolta per la sesta antenna

E siamo a sei. Non sono bastate le proteste, la nascita di un comitato. Il fermo “No” dei cittadini ad un proliferare di antenne che, ormai, sembra incontrollato. Ad un anno esatto dalla manifestazione contro questa antenna, sono partiti i lavori per installarla. Il sesto traliccio è già realtà. Ad istallarlo è stata la compagnia telefonica francese “low cost”, Iliad e proprio in questi giorni sono in corso le operazioni di installazione su un terreno privato accanto al Bennet, in un’area di proprietà del centro commerciale, a pochi passi dalla struttura “Casa di Campo” per malati psichiatrici. Per ora il traliccio ha tre antenne, ma è predisposto per ospitarne fino a sei. Il comitato, ancora una volta è sceso in campo. Parliamo di un gruppo di cittadini che vivono tra via Nosetta e il centro commerciale.

E a nulla è servita anche la petizione promossa da Carmen Rossetto, Cristina Balabani e Fabio Cozzani.

Qui in paese ci si domanda se le istituzioni - dalla Regione all’Arpa - prima di rilasciare il parere favorevole per l’installazione siano venute in paese a prendere visione della situazione.

Una cosa è certa: la gente del posto ne ha davvero le tasche piene e si sente sempre più sola e inascoltata. Questo traliccio, infatti, va a sommarsi ad altri cinque già esistenti in paese, installati a distanza di pochi metri in linea d’aria l’uno dall’altro: un paio, sempre di Iliad, sorgono in località Prelle e altrettanti sono stati installati da altri gestori di telefonia tra via Nosetta e nei pressi del casello della A5.

Grande il senso di impotenza anche da parte del sindaco, Endro Bevolo, che dichiara: “Come amministrazione non abbiamo potuto far nulla per evitare che venisse installato anche quest’ultimo traliccio. Tutte lettera morta le proposte alternative avanzate. Le proteste, invece, sono solo servite a ritardare di un anno e mezzo l’installazione”.

L’installazione delle antenne telefoniche, infatti, è del tutto legittima e rientra nel piano nazionale delle radiofrequenze. In questo contesto diventa dura anche per i Comuni riuscire ad avere voce in capitolo.

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