Un nuovo piano regolatore per la Ivrea del 2030. Se ne parlava da mesi anche nel dicembre del 2017. All’indice l’assegnazione dell’incarico per 100 mila euro ad un raggruppamento temporaneo che vedeva come capofila l’architetto
Massimo Giuliani di Pavia e l’archistar
Stefano Boeri (coordinatore scientifico).
Nel team anche
Giovanni Sciuto, Lorenzo Giovenzana, Licia Morenghi, Marco Tosca, Aldo Besate, Cristiana Bernasconi, quindi il biologo
Luca Bisogni, il geologo
Antonio Accotto, il sociologo
Renato Cavalli e l’avvocato
Giuseppe Ferrari.
Tra le indicazioni della giunta guidata da
Carlo Della Pepa la
“dimensione sostenibile e umanistica”. Che detta così poteva significare tutto, ma anche niente.
Il pensiero stava sempre lì. Appiccicato al ricordo di
Adriano Olivetti a cui si deve il primo trattato di urbanistica italiano, la “Città dell’Uomo”, pubblicato nel 1960.
Mica per niente si era scelto
Boeri, professore ordinario di Progettazione Urbanistica presso il Politecnico di Milano. Il suo studio ha progettato cose mai viste prima e non in ultima il Bosco Verticale di Milano, la Villa Mediterrané di Marsiglia e il Centro Polivalente di Changchun in Cina).
Le linee guide generali vennero presentate da
Massimo Giuliani ai cittadini il 20 marzo del 2018. E si discusse dalle aree dismesse o sottoutilizzate (pari a 177 mila metri quadrati) ma si puntò il dito anche su quel milione di metri quadri di superficie destinata a cambiare uso, di cui solo 377 mila (260 all’ex Montefibre) effettivamente utilizzati
per nuove edificazioni.
Da allora, cioè da quel
20 marzo del 2018, sono passati più di tre anni ma quel che si ha in mano oggi resta una semplice
“proposta tecnica del progetto preliminare”, approvata con i soli voti della maggioranza e, praticamente “bocciata” dalla Regione Piemonte.
Nel mentre,
nel maggio del 2019
Massimo Giuliani, è stato raggiunto da un avviso di garanzia, con l’accusa di “abuso d’ufficio” nell’ambito della
maxi-inchiesta (43 misure di custodia cautelare) sulle presunte tangenti per appalti tra le province di Milano e Varese, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano.
E ancora, il 14 agosto del 2019, è morto a
71 anni, stroncato da un attacco cardiaco,
Aldo Besate, uno dei professionisti incaricato alla stesura del nuovo strumento urbanistico. Besate era l’unico piemontese
del team e anche l’unico a conoscere perfettamente la legislazione piemontese in materia.
Il prossimo passaggio avrebbe dovuto essere l’adozione del “progetto preliminare” a cui sarebbe dovuta seguire la “proposta tecnica del progetto definitivo” e quindi il “progetto definitivo” vero e proprio, che l’assessore
Cafarelli aveva più o meno previsto nel settembre del 2021. Come tutti sanno non se n’è fatto più nulla e si è risolto il contratto con lo studio Boeri.
Se ne è parlato approfonditamente in un consiglio comunale nei primi giorni di agosto. Le Opposizioni stavano quasi per chiedere le dimissioni dell’assessore Michele Cafarelli, per evidente incapacità, ma non lo hanno fatto.
Secondo la maggioranza che governa la città, il Prg si sarebbe incagliato nel solco di un cambiamento della legislazione regionale che avrebbe reso indispensabile non più una “variante strutturale” ma una “variante generale” con costi diversi.
“Il dialogo con i progettisti è stato serrato ma non si è trovato un accordo sui soldi” aveva più o meno sintetizzato
Cafarelli.
“Non si ripartirà da zero –
aveva aggiunto
Cafarelli –
Sarà un nuovo inizio. Sono fiducioso. Lo studio Boeri ci ha consegnato una visione strategica, adesso l’Ufficio tecnico calerà questa visione sul territorio… E’ evidente che andiamo incontro a dei costi in più”.
E lo si farà con consulenze tecniche e altri progettisti.
Ad oggi – giusto per dare dei numeri – ai 98 mila euro iniziali e ai 23 mila euro per il piano paesaggistico, per un totale di 121 mila euro, 78 mila sono già stati fatturati da Boeri.
“Alla fine del 2019 era già evidente un corto circuito tra l’ufficio tecnico e i progettisti. –
era intervenuto il grillino
Massimo Fresc –
Più che un nuovo inizio sembra di essere giunti al capolinea…”.
Dello stesso avviso
Francesco Comotto. “
Un conto è se si fosse bloccato l’iter dopo un anno dall’insediamento, ma sono passati tre anni e mezzo. – aveva criticato –
Nel frattempo la maggioranza ha anche approvato un progetto preliminare senza i voti dell’Opposizione. Mi spiace che si sia poi andati avanti con questa litania non coinvolgendo la commissione che presiedo. Ci dite che l’iter non si interromperà. Con 100 pagine di osservazioni voglio proprio vedere…”.
Nel finale il sindaco
Stefano Sertoli aveva praticamente ammesso quasi tutto, comprese le incapacità della giunta. “
Si era creata una situazione di incompatibilità – aveva precisato –
Non c’era più fiducia. Non ha aiutato la scomparsa di Besate e la non conoscenza della legislazione piemontese, in alcuni documenti, con il copia e incolla, è venuto fuori il nome di Gallarate…”.
La verità è che più volte, in passato, le forze di minoranza e i componenti della Commissione Assetto del Territorio avevano chiesto, inutilmente, di poter parlare del piano regolatore, ancor più quando si scoprì che i disegni si basavano su vecchie cartografie non aggiornate. Tutti, chi più chi meno, messi a tacere
con motivazioni poco convincenti.