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IVREA. Il museo Tecnologic@mente da via Jervis a via Di Vittorio, alla ex Manitalidea

IVREA. Il museo Tecnologic@mente da via Jervis a via Di Vittorio, alla ex Manitalidea

Manital via Di Vittorio

Stufi di aspettare i metri quadri necessari (non meno di 750) per dare al Museo Tecnologic@mente la dignità di un tempo, la Fondazione Natale Capellaro, mentre tutti, quest’estate, se ne stavano ad abbronzarsi in spiaggia ha fatto un terno al lotto. Ha risolto l’accordo con Icona, per alcuni locali in via Jervis, e ne ha stretto un altro con il liquidatore di ManitalIdea.  Morale? Il gruppo operativo si sta già muovendo per trasferire tutto al primo piano dell’ex Fonderia Olivetti di via Giuseppe Di Vittorio. Alè. “Non posso anticipare nulla - commenta e quindi conferma il presidente Luciano Iorio - Stiamo organizzando una conferenza stampa. E’ questione di giorni. Le arriverà una email. Non mi faccia dire altro.... In ogni caso sono stati tutti avvisati.... ”. E sia! Contenti loro, contenti tutti. Alla fin fine si è risolto il problema di una collocazione dignitosa, dopo un calvario cominciato nel 2016 e che sembrava non  voler finire mai. Non che le Officine Ico non lo fossero, tutt’altro, considerando che il Museo avrebbe aperto a fianco del Visitor’s Centre, dando spazio ad eventuali economie di scala e accogliendo fin dai primi secondi il turista assetato di “visioni” e di  un viaggio alla scoperta di macchine da scrivere e personal computer. Peraltro che tra la Fondazione Natale Capellaro e Icona ci fossero dei problemi lo aveva più o meno detto anche il sindaco Stefano Sertoli  durante un consiglio comunale “Il bicchiere è mezzo pieno – s’era lamentato con noi prima dell’estate Luciano Iorio Il 22 luglio del 2019 abbiamo firmato un contratto di locazione con Icona con la promessa che nell’arco di un anno ci sarebbero stati messi a disposizione 750 metri quadri, ad oggi ce ne sono solo 400 ....” E Iorio, sulla base di quelle parole  si era preso la responsabilità di spostare il museo in un luogo iconico,  come solo via Jervis poteva esserlo, perchè è qui che s’era fatta la storia da lui raccontata. Poi è arrivata la pandemia e la Fondazione è andata avanti con il motore al minimo (perlopiù con corsi organizzati online) pensando che un anno fosse sufficiente per rimettere in funzione la macchina.  “Adesso che si riapre, chiaramente, abbiamo bisogno dei nostri spazi per accogliere i bambini e i ragazzi … Non possiamo permetterci di attendere altro tempo, altrimenti si spegne tutto…”. La verità è che Icona i 750 metri da dare al Museo non ce li aveva e avrebbero voluto assegnarne tanto per cominciare 400 e con il tempo tutti gli altri, conciò costringendoli ad un doppio trasloco “Ci vogliono dare uno spazio intermedio prima di arrivare allo spazio definitivo - s’era più o meno lamentato Iorio - Non abbiamo i soldi per sostenere un doppio trasloco. Dovremo accontentarci dei 400 metri e farci stare tutte le nostre cose. Un po’ di museo, un po’ di laboratorio, un po’ di aule per i corsi. Questo significherà arredare uno spazio che probabilmente per due o tre anni sarà la nostra sede…”. Tutto è bene quel che finisce bene, in via Di Vittorio verranno esposti non meno di un migliaio di pezzi, per la felicità degli ispettori Unesco che nel 2018 si convinsero che, per la comprensione del sito, non si sarebbe potuto prescindere dal Museo  tecnologic@mente. Il disastro del 2016 Il disastro scoppia il 23 giugno del 2016 con la notizia dello sfratto firmato dall’Opera Pio Moreno per i locali della Diocesi occupati dal Museo in  via San Francesco fin dal lontano 2005. A difendere con le unghia e con i denti quanto costruito nel corso degli anni è Laura Salvetti che si dimette dalla carica di assessore nella giunta di Carlo Della Pepa per andare in trincea. Questione di incompatibilità? Forse, considerando che alla Fondazione Natale Capellaro sedeva il padre Adolfo. Diciamo però che la politica ci mise molto del suo. Il perchè una bella mattina Ettore Morezzi presidente dell’Opera Pia Moreno (leggasi Diocesi di Ivrea) e ex componente del cda della Fondazione Guelpa si fosse svegliato con la luna storta, fu presto chiaro a tutti. Il Comune, infatti, aveva chiesto la bellezza di 120 mila euro di arretrati Ici  e l’Opera Pia Moreno aveva subito rilanciato chiedendone 25 mila di affitto alla Fondazione Natale Cappellaro. Il problema “soldi” si risolse con la Fondazione Guelpa che ne mise sul piatto una ventina.  Da qui in avanti cominciarono a farsi largo una serie di ipotesi di rilocalizzazione del museo tutte abbastanza strampalate tra cui l’ex Valcacino e, quasi sul finire dell’amministrazione guidata da Carlo Della Pepa, quella al Meeting Point “Adriano Olivetti” nell’ex quartiere Montefibre. Quest’ultima peraltro stava quasi per concretizzarsi e s’erano pure raccolti 10 mila euro  per il trasloco grazie ad un appello lanciato da Laura Salvetti su Facebook ed era la prima volta che lo faceva ( “Per una cosa che per me è importante…” aveva scritto).  Per decidere di portare il Museo nel posto migliore a cui si sarebbe potuto pensare ci volle un ispettore dell’Unesco. Avrebbe dovuto essere lì, in via Jervis, alla nuova Ico, nel cuore della città industriale del XX° secolo, sarà qualche centinaio di metri più in là...
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