Cerca

IVREA. Nel 1989 il referendum per l'isola pedonale in centro e in piazza Maretta

IVREA. Nel 1989 il referendum per l'isola pedonale in centro e in piazza Maretta

Piazza Maretta: l'assessore illustra il progetto (incontro di agosto)

Molte persone si ricordano di Piazza Maretta (ufficialmente Piazza Gioberti) per la “Fagiolata benefica del Castellazzo che vi si tiene la mattina della Domenica del Carnevale, o per l’abbruciamento del primo scarlo alla sera del martedì di Carnevale. Altre , si ricordano di questa bellissima piazza in leggera discesa, per le sue luci ed ombre risultanti dal gioco del sole con le facciate colorate delle vecchie case del centro storico di Ivrea. E’ una piazza piccola ma carica di storia.: Francesco Carandini  in “Vecchia Ivrea” ci ricorda che, come testimonia una vecchia stampa del panorama di Ivrea del 1764, un tempo era occupata da delle case, un isolato triangolare dove “dicesi fossero le case di quei Maretta che avrebbero lasciato il nome alla piazza”. Tale isolato venne demolito per la formazione della piazza come risulta da un documento dell’archivio comunale datato 20 luglio 1765. Facciamo un salto di oltre due secoli e, dopo aver visto tante fagiolate, scarli, bancarelle di mercati, la piazza si vede trasformata in un parcheggio. Siamo verso la fine degli anni ‘80. Ivrea si trova coinvolta, anche grazie al nascente movimento ambientalista, in un vivace dibattitto cittadino sulla destinazione delle aree del centro storico. Nell’aprile 1989, per la prima volta ad Ivrea, si tiene un referendum cittadini sulla “pedonalizzazione del centro storico”. Vincono i “Sì”: la maggioranza degli eporediesi si esprime a favore della progressiva chiusura al traffico automobilistico del centro storico di Ivrea; Piazza Maretta è naturalmente inclusa nelle misure conseguenti e vi viene istituito il divieto di parcheggio, con rimozione forzata. Passano ancora gli anni ma, come molte persone si saranno accorte, il divieto sostanzialmente non viene rispettato dagli eporediesi. La comunità eporediese si ritrova di fronte al problema: come usare (gestire) un bene  comune come Piazza  Maretta? Come fruire degli spazi comuni in modi non esclusivi ma aperti a tutti? Con quali regole? Quando le Comunità si trovano a prendere decisioni riguardanti gli spazi pubblici (siano essi un prato, una piazza o... internet), devono spesso affrontare richieste contrastanti, con problemi sempre più complessi e difficili da gestire. Fortunatamente il problema della regolamentazione degli spazi pubblici è già tato analizzato da molti punti di vista. Uno dei modelli più stimolanti è quello introdotto da Lawrence Lessig (“Code an other laws of cyberspace), professore di legge presso la Stanford Law schook di Palo Alto, a proposito del futuro di internet e dei dilemmi etici che esso ci pone. Secondo  questo modello ci si presentano quattro direzioni possibili. La prima è quella classica dell’auto-regolamentazione lasciata al libero mercato (“Market”); sarà poi la dura selezione darwiniana del merato a far evolvere la situazione. Su sistemi limitati può funzionare ma,su scalte più grandi il rischio è che lo spazio pubblico in esame venga via via espropriato alla collettività dai più ricchi e potenti. Questo approccio iperliberista comincia a mostrare tutti i suoi limiti anche ai più incaliti sostenitori del mito del libero mercato come unico meccanismo di auto-regolazione dei sistemi complessi. La seconda consiste nel cominciare invece ad assumersi delle responsabilità collettivamente: fare degli interventi educativi anche di lungo termine preparando le nuove generazioni, anche dal punto di vista etico, all’uso degli spazi comuni. E’ quella che Lessig chiama “Norms” (ovvero le norme o leggi non scritte, che però nel tempo sono socialmente efficaci e regolatrici). La terza consiste nell’assumersi a pieno, come collettività, la responsabilità di decisioni precise, introducendo delle leggi specifiche: è la direzione che lui chiama “Law” ovvero la via che ci permette di regolamentare, per mezzo di leggi discusse ed approvate democraticamente, le questioni controverse riguardanti gli spazi pubblici. La quarta direzione possibile (Architecture) consiste nell’inserire nei sistemi fisici dei meccanismi automatici che introducono dei vincoli “by design” e quindi rendono impossibili gli usi considerati impropri degli spazi pubblici. questa è quella “più dura”, modifica fisicamente gli spazi, introduce vincoli molto forti, spesso concentra nelle mani dei tecnici un grande potere e, proprio per questo, richiede una discussione ancora più approfondita e pubblica. L’analisi di questo modello ci suggerisce di trovare con saggezza la direzione giusta (o la giusta miscela tra più direzioni) perchè il rischio è quello di usare impropriamente un bene comune o di trasformarlo irreversibilmente, con costi sociali ed ambientali scaricati sulla collettività e sulle generazioni future. *** Possiamo usare la nostra piazza Maretta come un ottimo esempio di applicazione di questo modello. Si puù scegliere la via “market” introducendo un parcheggio a pagamento con tariffe di uno, due ordini di grandezza superiori a quelli normali; risultato: abbiamo affittato uno spazio pubblico a dei privati che possono permetterselo, abbiamo molti soldi, ma abbiamo perso la piazza come spazio pubblico (piazza Maretta ridiventa un parcheggio). Si può scegliere la via “norms” sensibilizzando sul valore della bellezza di piazza Maretta come piazza appunto,  e non come parcheggio (in questa direzione, qualche anno fa Legambiente di Ivrea aveva lanciato la campagna “Diminuiamo le auto in circolazione. Muoversi senza auto è un diritto”). Si può scegliere la via “law” introducendo il divieto di parcheggio (da questo lato sicuramente la discussione è stata approfondita e democratica: è stata addirittura sancita da un referendum cittadino). Eppure nella realtà non ha funzionato. Si può scegliere la via “architecture” introducendo delle barriere fisiche antiparcheggio. E’ la via seguita questa primavera. Ovviamente funziona. E’ però la vi più hard, quella che modifica fisicamente gli spazi comuni. Forse è l’unica che riusciamo a rispettare e non c’erano alternative. Riflettiamoci però...

Norberto Patrignani

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori