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SAN GIORGIO CANAVESE. Battaglia dei polli: "Pronti ad andare al Tar"

SAN GIORGIO CANAVESE. Battaglia dei polli: "Pronti ad andare al Tar"

SAN GIORGIO CANAVESE. Continua la battaglia dei polli.

Mentre a Montalenghe sono partiti i lavori per la costruzione dei due nuovi capannoni per l’allevamento intensivo, San Giorgio e San Giusto meditano di ricorrere al Tar.

“Purtroppo le autorizzazioni di Cuittà Metropolitana sono arrivate con estrema velocità - racconta il sindaco Andrea Zanusso -. E questo nonostante il papiro di osservazioni presentate. Abbiamo fatto un lavoro piuttosto corposo, ma non è servito poi a molto. L’autorizzazione per ampliare l’impianto e allevare migliaia di polli è arrivata e noi adesso stiamo valutando cosa fare”.

La strada potrebbe essere proprio quella del ricorso al Tar.

“Stiamo facendo gli ultimi incontri per decidere - precisa Zanusso - se i legali mi diranno di procedere lo farò senza esitazione”.

Il vero problema è che se l’impianto sarà a Montalenghe, la puzza sarà un problema tutto degli abitanti di San Giorgio e San Giusto.

“E’ innanzitutto una questione di metodo – sbotta Zanusso – perché per correttezza l’ex sindaco Valerio Grosso avrebbe dovuto parlarmene”.

Il problema non è solo di confini, perché questa querelle Zanusso la interpreta in modo decisamente più ampio, vasto quanto tutto il progetto Made in Canavese: “Non si può ragionare per territorio un giorno e poi, quello dopo, arroccarsi dietro l’autonomia decisionale. Se è così c’è qualcosa che non va”.

La sensazione è che il problema vada ben oltre i polli e la puzza che potrebbero portare.

“Questo episodio apre una questione di metodo che non può essere trascurata. Grosso da sindaco ha agito legittimamente, ma dimenticando, innanzitutto che in conferenza dei servizi siederanno anche i confinanti e che San Giorgio e San Giusto potranno presentare le proprie osservazioni. Dal canto mio posso anticipare che andrò avanti in questa battaglia perché quei polli proprio non li voglio. Ricorrerò all’Avvocatura di Stato e al Presidente della Repubblica se ce ne sarà bisogno”.

I numeri di questo allevameto spaventano. I cinque capannoni potranno ospitare contemporaneamente 227.920 polli. Il ciclo di allevamento può però seguire produzioni diverse. Una parte dei polli sarà venduta al peso di 1,7 Kg, un’altra parte a 2,5 Kg, e i rimanenti saranno venduti a 56 giorni di età e al peso di 3,7 Kg. Saranno effettuati 5,8 cicli di ingrasso all’anno.

La “pollina”, composta da lolla, feci e residui organici dei polli – citiamo dal progetto – verrà asportata dai capannoni alla fine di ogni ciclo di ingrasso, ossia mediamente 5,8 volte all’anno. Non verrà stoccata all’esterno, ma allontanata immediatamente a fine ciclo. Sarà subito utilizzata a scopi agronomici o ceduta a terzi: nel caso in cui nell’immediato non fosse possibile nessuno dei due utilizzi, la pollina verrebbe stoccata in platea.

Tradizionalmente, gli allevamenti intensivi di pollami suscitano allarme nelle popolazioni che ne temono soprattutto la puzza. Citando un recente studio dell’ISPRA, l’anno scorso però i mezzi di comunicazione – fra cui Dataroom di Milena Gabanelli – hanno sollevato un’altra questione, quella dell’inquinamento dell’aria prodotto dalle polveri sottili. L’ISPRA ha distinto il particolato primario, quello prodotto direttamente dalle fonti inquinanti, ad esempio dai tubi di scappamento delle auto, da quello secondario, che si forma in atmosfera a causa dei processi chimico-fisici che coinvolgono le particelle già presenti.

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