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12 Luglio 2021 - 11:43
Da sinistra: Paolo Coppo (ex sindaco di Pont) e Bruno Riva (attuale sindaco di Pont)
PONT CANAVESE. La minoranza di Pontchiede le dimissioni dell’attuale sindaco. Per quale motivo? Non lo dice per una questione di privacy.
Sembrerebbe quasi una barzelletta ed invece è la verità.
Che si chiedano continuamente le dimissioni degli avversari è ormai un’abitudine in un paese come l’Italia dove le dimissioni reali sono poche: s’invoca ciò che non si può ottenere come fosse un mantra. E così ci si libera la coscienza: “Io le ho chieste, non posso fare altro”. Quest’andazzo può piacere o meno ma ciò che accomuna la maggior parte di tali richieste è che vengono in genere avanzate in sedi non istituzionali ed attraverso dichiarazioni estemporanee sui mezzi di comunicazione o nei talk-show televisivi: vale a dire in sedi in cui lasciano il tempo che trovano. Altre volte vengono portate avanti più seriamente, in modo formale e quindi attraverso richieste protocollate, nelle quali si espone – vivaddio! – il motivo della richiesta.
Non è così frequente che le dimissioni di un avversario vengano chieste in modo riservato “per proteggere la privacy” ma che poi si chieda al destinatario una risposta pubblica. Prassi bizzarra oltre che poco convincente. Invece a Pont è accaduto proprio questo.
Anche il modo in cui l’istanza è stata resa nota appare singolare. Era appena terminato il consiglio di mercoledì 30 giugno ed il segretario comunale stava lasciando la sala quando l’ex-sindaco Coppo chiede la parola e, rivolgendosi agli esponenti della maggioranza, dichiara: “Penso saprete – ve l’avrà detto il sindaco – che la minoranza ha chiesto le sue dimissioni”. Ha poi proseguito: “Non ricordo che mai nessun mio predecessore abbia ricevuto una richiesta di questo genere. Se fosse successo a me, il giorno successivo avrei convocato chi me le aveva chieste chiedendogli spiegazioni”. Dopo di che ha precisato che il tutto era stato fatto “nella privacy più totale, con lettera <Riservata personale>, chiedendo che venisse resa nota a consiglieri comunali e cittadini. “Non abbiamo avuto nessun riscontro- ha esclamato - Mi chiedo cosa ne abbiate pensato. L’avete letta?”.
Perché Coppo ha chiesto le dimissioni del sindaco
Di cittadini in sala praticamente non ce n’erano ma cos’avrebbero pensato? Presumibilmente che non ci avevano capito niente e che provavano la spiacevole sensazione di sentirsi degli ospiti indesiderati.
Il sindaco Bruno Riva, visibilmente seccato, ha risposto: “Ho preso atto della lettera. Essendo <Riservata personale> e riguardando anche la mia famiglia, non era il caso di parlarne in pubblico”. Coppo ha insistito: “I consiglieri l’hanno letta? Cosa ne pensano?” . E’ risultato che uno di essi, essendo assente quando il sindaco ne aveva parlato, non ne fosse al corrente. Visto che a nessuno era venuto in mente di informarlo a posteriori, è presumibile che non fossero rimasti così sconvolti dalle <rivelazioni> in essa contenute. Riva ha precisato: “E’ una successione di mio papà ed è stata fatta da un notaio”.
A questo punto la cosa comincia a farsi più chiara: siamo nuovamente di fronte allo “Stile Coppo” per liberarsi degli avversari. Tirare fuori al momento opportuno vecchi contenziosi di cui l’interessato sa ben poco e brandirli come un’arma per intimorirli ed indurli a farsi da parte.
A quanto sembra la questione concerne dei fabbricati intestati al defunto padre del sindaco (e dei quali lui è ora proprietario per un terzo) ed inseriti in una categoria diversa da quella corretta. Si parla di atti risalenti alla metà degli Anni Ottanta. In trentacinque anni nessuno se n’è accorto e proprio ora la cosa è venuta fuori? Era già successo lo scorso anno, quando si era profilata la possibile candidatura di Riva, che situazioni da sempre sotto gli occhi di tutti finissero sotto la lente d’ingrandimento. Sarà pur vero – come sostiene Coppo - che “ gli amministratori devono essere controllati più degli altri cittadini” (mentre il suo successore sostiene che “tutti devono avere gli stessi doveri e si devono comportare correttamente perché è giusto così”) ma possibile che le cose saltino sempre fuori in momenti particolari? Viene da chiedersi come abbia fatto l’ex-sindaco, che ha ricoperto durante i suoi mandati l’incarico di Responsabile del Settore Edilizia Privata, a non accorgersi di irregolarità così gravi da indurre un sindaco a dimettersi: forse non è stato così efficiente. Viene anche da chiedersi se non si sarebbe dovuto dimettere a sua volta allorché, qualche anno fa, venne indagato per un abuso edilizio commesso in un altro comune venendo poi scagionato. Se questo è il metro di giudizio, la stessa regola avrebbe dovuto applicarla a sé stesso.
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