«Gli eporediesi questa mattina si sono svegliati con una sgradita novità: un taglio del 30% delle corse su bus, ovvero 99 corse giornaliere. Per la prima volta, quest’anno, si anticipano ed estendono per tutto il mese di luglio i tagli che, di norma, venivano limitati temporalmente al solo mese di agosto, con conseguente penalizzazione di imprese e lavoratori canavesani. Condivido e comprendo il disappunto manifestato dai sindacati del territorio, Cgil, Cisl e Uil, perché questi tagli proiettano un’ombra preoccupante sul futuro del trasporto pubblico in questa parte di Piemonte, soprattutto nel malaugurato caso che dovessero essere non ‘stagionali’ ma diventare ‘strutturali’. Vigileremo affinché a settembre tutte le corse siano ripristinate, ma ho presentato un’Interrogazione per chiedere alla Regione Piemonte di attivarsi affinché tali tagli siano realmente temporanei e non preludano ad un riassetto strutturale e penalizzante del TPL nella conurbazione di Ivrea».
Lo afferma il Consigliere regionale Alberto AVETTA (Pd), il quale ricorda come i tagli in questione genereranno lunghe attese tra una corsa e quella successiva (anche 80 minuti) e conseguenti difficoltà per gli abitanti dei quartieri periferici e dei comuni dell’hinterland eporediese che debbano raggiungere i presidi medici ambulatoriali od ospedalieri nonché i luoghi di lavoro (ad es. sono state soppresse cinque corse della Linea 6 che collega Ivrea con l’importante presidio del Bioindustry Park di Colleretto Giacosa). «Le proposte di sviluppo del TPL locale, presentate proprio a Ivrea nel febbraio 2020, sono rimaste a tutt’oggi lettera morta, nonostante i fondi del PNRR rappresentino un’imperdibile opportunità per il rinnovo del parco bus circolante. In questa delicata fase di ripresa post Covid-19 bisognerebbe poter mettere in campo ogni iniziativa finalizzata a sostenere e favorire il ritorno in piena sicurezza ai mezzi di trasporto pubblico da parte dei cittadini, invece tagli di questo tipo non fanno altro che incentivare i cittadini nell’uso del mezzo privato, con le conseguenze sulla qualità dell’aria e la salute pubblica che ben conosciamo. Stiamo procedendo nella direzione opposta a quella auspicata a parole, e la Regione Piemonte non può essere spettatrice silente».
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