Un fatto miracoloso scosse la popolazione di Ozegna e dei paesi circostanti il 21 giugno 1623: un ragazzo, Giovanni Guglielmo Petro, diventato muto in seguito ad una malattia, riacquistò l’uso della parola in seguito alla visione della Madonna mentre stava facendo i lavori di fienagione nella zona dei Goritti.
Il ragazzo vide la Madonna, sollevata da due giovanetti che gli aveva chiesto di andare dalla zio per farsi insegnare l’ufficio della Madonna, e di recarsi presso il Santuario di Oropa per adempiere a un voto fatto e di far conoscere agli altri la necessità di pregare. Dopo la seconda apparizione, tuttavia, il giovane perse nuovamente la parola per riacquistarla soltanto dopo il viaggio a Oropa che avvenne il giorno dopo.
L’evento ebbe così larga eco che a Ozegna in appena due anni venne costruito un santuario.
La piccola cappella all’inizio dello spiazzo erboso indica il luogo dove la Madonna è apparsa la seconda volta al ragazzo nell’arco della stessa mattinata; il pilone è stato collocato alla fine della seconda guerra mondiale come ringraziamento.
In soli due anni fu costruito il Santuario.
Al Santuario si aggiunse un convento e il tutto venne donato, con apposito atto notarile nel 1625 ai Padri Riformati di San Francesco.
Nel 1662 avvenne la consacrazione del Santuario da parte del Vescovo di Losanna Giovanni Battista di San Martino.
A seguito della soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1802 con editto napoleonico, i frati vennero allontanati e il convento venduto a privati.
Solo nel 1873 il Piavano don Lorenzo Coriasso riuscì a riscattare il Santuario e parte del convento pagando di tasca propria e cedendolo poi alla parrocchia ozegnese
L’edificio del Santuario si è mantenuto sostanzialmente integro nella struttura architettonica e nell’apparato decorativo fino ai giorni nostri. Alcune modificazioni sono state apportate nell’interno nel corso degli anni sessanta e settanta del novecento; si tratta del rifacimento delle pavimentazioni nella zona dell’altare, effettuato con materiali incongrui, e degli “aggiornamenti” all’apparato liturgico dovuti al Concilio Vaticano II.
L’edificio del Santuario di Ozegna costituisce un fatto isolato nel contesto dell’architettura religiosa del Canavese nord-occidentale. Si tratta infatti di un raro
esempio di propagazione dei modelli dell’edilizia religiosa cinquecentesca di chiara
derivazione bramantesca conservatosi quasi intatto fino ai giorni nostri.
La pianta dell’edificio è costituita da un rettangolo centrale principale al quale sono
aggregati quattro rettangoli che ospitano: il presbiterio con l’altare maggiore e il coro, l’ingresso con l’orchestra, l’altare laterale ad est, l’altare laterale ad ovest.
Il rettangolo centrale è la sede dell’unica navata ed è coperto da una volta a vela.
I corpi laterali sono coperti da volte a botte raccordate alla copertura della navata mediante arconi a tutto sesto. La facciata principale dell’edificio è volta verso nord: l’articolazione della stessa, improntata a grande semplicità, non corrisponde all’organizzazione interna. Quattro lesene la dividono in tre settori, come per indicare la presenza all’interno di tre navate; al centro è posto il grande portone di ingresso sormontato da un finestrone decorato da una semplice cornice di stucco, ai due lati sono collocate due nicchie vuote. L’altare principale è di notevoli dimensioni ed occupa quasi tutta l’altezza della navata. E’ di gusto barocco, interamente in legno intagliato policromo ricco di decori con le caratteristiche colonne tortili, fogliami, fiori e angeli; nel centro trova posto la nicchia con la statua della Madonna. Altri due altari si trovano nei corpi laterali, quello della Pietà, con le colonne di legno intagliate con i simboli della passione, e quello di S. Antonio da Padova.
E’ un bell’esempio del primo barocco piemontese soprattutto nei suoi altari tutti in legno che, forse, sono stati eseguiti da mastri intagliatori della Valtellina
L’altare di sinistra è dedicato alla Passione di Gesù e sono intagliati gli oggetti della passione (tipo la corona di spine, e i chiodi della crocifissione) l’altro ha S. Antonio da Padova.
L’altare maggiore corrisponde al luogo in cui ci fu la prima apparizione. Il centrale è il più ricco di decorazioni: colonne a tortiglione, a cariatide, putti, fregi.
Gli altari laterali sono stati oggetto di restauro recente e hanno recuperato il colore caldo del legno, le decorazioni lignee e le icone centrali hanno riacquistato i loro colori.
Motivo di curiosità è la pala d’altare raffigurante Sant’Antonio da Padova che ha la visione di Gesù Bambino, una pala d’altare quasi identica a quella realizzata da parte del pittore Bartolomeo Caravoglia presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Torino..
Quando il convento venne venduto fu trasformato parte in cascina (lato est) e parte in residenza civile (lato sud) L’insieme appartenne per diversi anni al progettista del Lingotto di Torino, l’ing, Giacomo Mattè Trucco, che era solito passare periodi di vacanza negli ambienti dell’ex-convento e dove si ritirò quando cessò l’attività lavorativa.
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