Il consigliere comunale
Antonio Cuomo con gli occhi chiusi davanti allo schermo del suo pc e il sindaco
Stefano Sertoli ancora capace di lanciarsi in metafore su Cenerentola (
“Andremo a casa con la zucca e non con la carrozza”). Sulla carta niente di più semplice che approvare all’unanimità (cosa che poi è avvenuta) una delibera sull’ospedale di Settimo Torinese a rischio di finire a gambe all’aria. Nei fatti un’occasione per discutere di sanità pubblica e delle cose che non vanno.
Succede al consiglio comunale convocato on line mercoledì scorso che, all’una passata,
il consigliere comunale
Francesco Comotto di Viviamo Ivrea colga l’occasione per chiedere a
Sertoli, anche nel suo ruolo di presidente della Conferenza dei sindaci, perchè mai abbia
alzato la manina e approvato un bilancio dell’Asl To4 chiusosi con 24 milioni di euro di debiti, la stessa
identica perdita dell’anno precedente, quando però con il voto di astensione, i sindaci indussero l’allora direttore generale
Lorenzo Ardissone a fare le valigie e abbandonare l’incarico anzitempo.
E ancora, se non si sia sentito un po’ in colpa nel sapere che grazie al suo voto il commissario straordinario
Luigi Vercellino si porterà a casa un bel po’ di quattrini, una sorta di premio alla produttività, del tutto immotivato.
“Si è giustificato tirando in ballo i maggiori costi del Covid, ma non han parlato dei risparmi. E’ da mesi infatti che non si fanno visite e operazioni chirurgiche - ha stigmatizzato
Comotto -
Da consigliere di minoranza mi chiedo come venga trattato un argomento importante e serio come il bilancio. E ancora che senso abbia un premio a uno che non guadagna certo poco. In una qualunque azienda privata non esistono incentivi se non si raggiungono gli obiettivi. E non mi si venga a dire che la Conferenza non ha poteri dato che lo scorso anno, grazie al voto di astensione, un direttore è stato liquidato. Il bilancio è una cosa seria. Ho sentito alcuni partecipanti mi han detto che non si è sviluppato alcun dibattito. Per fare delle assemblee così è meglio non farle. Il mio ausupicio e che se ne cominci a parlare anche nell’ambito della commissione consigliare...”.
La risposta “sonnolenta” del primo cittadino?
Da far cadere le braccia. Per intanto perchè lui, di
Vercellino pensa solo cose buone e considera ottimo il lavoro svolto. “
A fine mese - specifica -
sono in programma le nomine dei nuovi direttori generali e spero in una riconferma...”.
Detto questo il problema del bilancio, secondo
Sertoli, è che nessuno è capace a leggerlo.
“Come si fa a giudicare una persona sugli obiettivi dati da altri (la Regione, ndr)- ha aggiunto -
Non credo possano essere i sindaci, a meno che uno di mestiere faccia il medico. La mia formazione non mi permette di fare un’analisi. Sicuramente è vero che per certe attività si è risparmiato, ma credo che i costi sostenuti per affrontare l’emergenza Covid siano stati di gran lunga superiori. Basti pensar al costo dei tamponi e dei vaccini che sono impressionanti. Per un molecolare la tariffa è di 51 euro, per quello rapido di 18 euro...”.
S’aggiunge infine un problema di collegamento on line con i 174 sindaci, tanti se ne contano in tutta l’Asl To4.
“Basta un attimo e si rischia di trasformare il collegamento in una gran cagnara -
ha spiegato
Sertoli -
Vi lascio immaginare cosa può succedere con tante persone collegate nello stesso momento ...”.
Insomma una resa senza condizioni o, se si preferisce, condizionata dai “regalini” .
“Si parla di costi, ma se all’ospedale arriva una nuova tac o si apre un nuovo reparto - ha concluso
Sertoli - quale sindaco, a prescindere dai costi, non sarebbe contento? Il giudizio alla fine lo si esprime non sull’aspetto economico ma sulle prestazioni...”.
Talmente disarmanti certe affermazioni che davvero da qui in avanti, sul perchè la sanità sia finita lì dov’è finita e stia andando tutto a rotoli, una risposta uno se la dà.
La sintesi è, infatti, che basta un nuova tac a far approvare qualsiasi cosa che intanto mica un sindaco è tenuto a farsi spiegare riga per riga cosa c’è scritto in un documento in cui si elencano i costi e i ricavi della più grande azienda del territorio (
Mavalà).
E poco importa – questo lo diciamo noi - se in questi pochi mesi, il commissario ha rinnovato una serie di convenzioni con decine di operatori privati e non in ultima con la Clinica Eporediese, di proprietà del Policninico di Monza per 17,4 milioni di euro per il 2020,
circa 70 milioni di euro negli ultimi quattro anni “regalati” (tra virgolette) ad un soggetto che agisce in concorrenza con la sanità pubblica, peraltro scegliendo le attività più convenienti
e profittevoli. E oco importa di un contratto per le manutenzioni “a tavolino”
che, per l’intera Asl To4, stando al bando di gara quinquennale in corso, ci costerà più di 7 mila euro al giorno.
Ecco, di fronte a un disavanzo di 24 milioni di euro, il cittadino vorrebbe vedere sindaci, commissari straordinari, direttori generali e amministratori pancia a terra per cercare di capire dove risparmiare e soprattutto come, senza toccare un posto letto che sia uno, senza tagliare il personale e soprattutto mantenendo inalterati i servizi.
La domanda è banale ma a quanto pare non tanto scontata. Quale azienda privata continuerebbe a pagare per occupare una casa d’altri se avesse a disposizione degli immobili di proprietà facilmente sistemabili?
Eppure succede e succede a Ivrea. 140 mila euro di canone annuo per l’edificio di via Aldisio (Ex Artigianelli) di proprietà dell’Istituto Canonico Cuniberti, vale a dire del Vescovo della Diocesi di Ivrea.
Il contratto scaduto il 31 dicembre del 2017 è stato rinnovato al ribasso per i prossimi sei anni (prima il canone era di 252 mila euro…) cioè fino al 2023.
In via Aldisio trovano ancora spazio il Sert (servizio per le tossicodipendenze), un pezzo di “igiene degli alimenti” (ma non tutta), un ambulatorio per le vaccinazioni, un pezzo di veterinaria (ma non tutta), un pezzo di ufficio tecnico (ma non tutto), un po’ di informatici (ma non tutti), un po’ di ingegneria clinica (ma non tutto) e il centralino. Stando agli accordi a suo tempo sottoscritti con la Regione, quel che c’è qui lo si sarebbe dovuto trasferire nel nuovo poliambulatorio di
via Gingzburg. Non solo non lo si è fatto ma a quanto pare non lo si farà almeno fino al 2029 dato che gli affitti prevedono sempre un rinnovo di sei più sei.
Nel frattempo (altro che manutenzioni periodiche e costanti) si è però riusciti a mandare a “ramengo” l’ex Poliambulatorio di corso Costantino Nigra (che invece, toh guarda, è di proprietà dell’Asl To4) dove un tempo operava proprio il Sert spostato in via Aldisio e il centro di riabilitazione visiva.
Quel che fa ridere è che l’immobile di via Costantino Nigra tutto sommato non necessiterebbe
di particolari adeguamenti ma quello di via Aldisio sì. Manca infatti un accesso per i disabili, manca un ascensore e delle certificazioni anticendio e sulla sicurezza
non se n’è mai vista traccia.
E la chiudiamo qui, con la consapevolezza che solo i sindaci, se lo volessero, ma a quanto pare non lo vogliono, potrebbero obbligare un direttore generale o un semplice commissario per quanto “straordinario” ad un cambio di passo vero. Spulciando una delibera dietro l’altra, chiedendo lumi e pezze giustificative.
Facendo insomma quel che compete loro e che è scritto nero su bianco nel cosiddetto “Atto Unico” aziendale.
“Il ruolo dei Sindaci nella programmazione e nella valutazione dei servizi sanitari è garantito dalla normativa – si legge –
Il confronto costante con tali figure rappresenta per l’A.S.L. TO4 la modalità ordinaria nei percorsi di programmazione aziendale e distrettuale…”
Tra le altre cose, dovrebbe concorrere alla definizione degli indirizzi generali di programmazione socio-sanitaria, esamina ed esprime parere sul bilancio pluriennale di previsione e sul bilancio di esercizio; può richiedere alla Regione la revoca del Direttore Generale e può esprimere proposte e valutazioni sull’andamento dell’A.S.L.