Cerca

IVREA. Quegli otto progetti di Ivrea che di “Recovery” hanno poco

Con una interpellanza “generale” che non è un’intepellanza vera e propria ma consentirà (ai sensi degli artt.47, 78, 80 del Regolamento) un vero e proprio dibattito, al prossimo consiglio comunale, le Opposizioni accenderanno un faro sui progetti impacchettati dall’Amministrazione comunale in una delibera di giunta del 9 aprile e inviati in fretta e furia a Torino, con la speranza di vederseli finanziare nell’ambito del Recovery plan. Li citiamo tutti: messa in sicurezza del Castello, realizzazione del Distretto della Cultura, messa in sicurezza del viadotto XXV Aprile; paratia mobile dello Stadio della Canoa, pista di Atletica in San Giovanni; efficientamento e ampliamento degli uffici comunali; rifacimento copertura e miglioramento sismico della scuola “Selina Lesca” di Torre Balfredo e, infine, udite udite, un nuovo palazzetto per il Basket in Via dei Cappuccini.  “Per quale motivo - si chiedono le Opposizioni - non si è attivato un percorso partecipativo e di condivisione attraverso il coinvolgimento delle Commissioni, della Conferenza dei Capigruppo o con i cittadini? Qual è stato il processo decisionale che ha portato alla scelta degli otto progetti, alcuni dei quali peraltro non coerenti con le richieste dell’Europa e del PNRR?” Le Opposizioni, peraltro, a leggere il Recoveri plan del Piemonte nel suo insieme, si chiedono anche il senso di una serie di opere che comporterebbero una spesa eccessiva rispetto all’utilità che ne deriverebbe, a tutto svantaggio della ripresa economica, del tessuto sociale e del mondo del lavoro messi in ginocchio dalla pandemia e da una crisi cominciata nel 2008. “Perché - insistono - il sindaco non ha coinvolto l’ambito dell’Area Omogena 9, del quale è presidente, per dare vita a ragionamenti di area vasta cercando di superare anacronistici campanilismi che sono spesso causa dell’immobilità del nostro territorio?” Insomma, era o non era questa l’occasione per da dare vita ad un vero e proprio dibattito per poi puntare su poche ma importanti opere veramente strategiche  quali l’Ospedale con il necessario sottopasso ferroviario di Via Verdi, il raddoppio e l’elettrificazione della linea ferroviaria Ivrea-Chivasso, la realizzazione del casello autostradale di S.Bernardo (circonvallazione di Ivrea), la sostituzione e il rinnovo con veicoli elettrici del parco mezzi pubblici compresi gli autobus urbani ed extraurbani, la realizzazione di una rete territoriale ciclo-pedonale sicura.... La verità è che quando si parla del Recovery Plan del Piemonte o Next Generation, tutto porta a pensare si sia trattato di una gigantesca presa per i fondelli. Le cose sono andate più o meno così. In via ufficiale, a dicembre, la Regione Piemonte aveva presentato in conferenza stampa una “bozza” e tra i progetti “promossi” avevamo dato notizia dell’inserimento dell’elettrificazione della tratta ferroviaria Chivasso Ivrea (81 milioni di euro), del peduncolo (quasi 10 milioni), del traforo di Montenavale (quasi 55 milioni di euro), della stazione di interscambio “Porta del Canavese” (50 milioni) e, non in ultima, della fantomatica Ico-Valley della senatrice azzurra Virginia Tiraboschi (circa 3,5 milioni). Poi c’era Busano che chiedeva 700 mila euro per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica. C’era Borgofranco che di milioni ne chiedeva 3 per le scuole (efficientemente energetico) e uno per #balmetti mobility.  Insomma c’era davvero tanto, di sicuro troppo. Quando il documento è diventato di dominio pubblico alcuni sindaci han cominciato a telefonare ai propri consiglieri regionali sostenendo di essere stati esclusi, altri han cominciato a pestare i piedi, a piangere al telefono, a urlare come cocorite. Alla fine, quasi tutti,  han tirato fuori dai cassetti, bozze, cartografia, relazioni, finti progetti, progetti a metà e han chiesto alla Regione di inserire anche questi. Morale?  Nel documento finale, del 31 marzo c’è Settimo Torinese che ha chiesto l’interramento della ferrovia. C’è Ingria (patria del consigliere regionale Andrea Cane) che ha fatto inserire una diga in Val Soana Domanda: tra i ritardatari poteva mancare Ivrea, unico comune di centrodestra di una certa dimensione in provincia di Torino. Unico comune d’Italia che può vantarsi di avere a disposizione un senatore, un deputato e almeno un paio di consiglieri regionali di riferimento. Potevano mancare?   Certo che no! E infatti tre giorni prima del tempo massimo, cioè il 16 aprile, la giunta ha approvato una delibera  chiedendo di inserire i suoi otto pregetti.  Con Ivrea, mal comune mezzo gaudio, anche Chivasso con progetti per 60 milioni, non in ultima per la bonifica della discarica di regione Pogliani.  Morale dei ritardatari? Se prima della “proroga” i progetti erano 1.273 per 26,967 miliardi, di cui 13,8 come somma di tutte le province ed altri 159  “di valenza regionale” per 13,167 miliardi, ora non si sa più quanti siano non foss’altro che il piano è diventato una sorta di lista della spesa per non scontentare nessuno… Resta una domanda.  Quello che davvero non si capisce è come sia stato possibile modificare il piano piemontese in extremis se, da dichiarazioni ufficiali, il presidente della Regione Alberto Cirio lo ha inviato e presentato a Roma l’8 aprile e la giunta comunale di Ivrae ha approvato la delibera il 9. Che poi, in verità, dovessero arrivare davvero un po’ di soldi in Canavese non guasterebbe, ancor di più se servissero per l’elettrificazione di una linea ferroviaria da terzo mondo, altro che palazzetto dello sport per il basket. Per concludere una certezza, nella logica del “chi troppo vuole nulla stringe” sarebbe stato sicuramente più utile, come dicono le Opposizioni, concentrarsi solo ed esclusivamente su uno, massimo due progetti, chiedendoli e pretendendoli a gran voce,. Che poi quella dell’Opposizione eporediese vuole essere una critica non solo alla giunta comunale, anche e soprattutto al Governo regionale, a cominciare dalle premesse del Presidente Cirio, con particolare riguardo a quelle in cui sostiene di aver preso decisioni  costruite insieme al territorio, “con il contributo di tutti, inclusi i giovani, che sono i veri proprietari del futuro” “Ma di quali giovani sta parlando?” ironizzano i capigruppo Francesco Comotto, Massimo Fresc e Maurizio Perinetti....
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori