Buongiorno, seguo sempre con interesse il vs giornale La Voce edizione di Ivrea per la vivacità del dibattito che rende stimolante leggerlo. Riguardo all’articolo comparso il 20 aprile us. con il titolo “Torna in pista il peduncolo. Ma non era un’opera inutile?” ritengo necessario esprimere le seguenti considerazioni.
Ivrea è una Città nata male per quanto riguarda la viabilità. E’ stata costruita su uno spuntone di roccia a strapiombo sul Fiume Dora Baltea sostanzialmente per motivi difensivi e con tale funzione la sua posizione, fin dal tempo dei Salassi, ha funzionato benissimo nel senso che le è stato possibile un relativo sviluppo verso la piana ad est. Ivrea è stata sostanzialmente per due millenni non una civitas ma un baluardo militare. Ancora ad inizio anni ‘900 qui si contavano 4 caserme con migliaia di militari. Per dare un’idea dell’organizzazione economico-sociale i militari sostenevano gran parte dell’economia della città.
Ivrea non solo è nata male, per quanto riguarda la viabilità, ma è anche stata curata peggio. Infatti tutti gli interventi strutturali importanti portati avanti dalle nostre Amministrazioni hanno peggiorato la situazione. L’unico intervento ragguardevole ed ancora utile oggigiorno è la Circonvallazione che però risale al periodo napoleonico, parliamo di duecento anni fa, e quindi all’amministrazione comunale “francese”! Da lì in poi il caos. Interventi non correlati fra di loro, anzi spesso in antitesi. La ferrovia che costeggia ed attraversa la Dora in un punto nevralgico che di fatto costituisce quello che io ho sempre chiamato effetto cesura: cioè una città tagliata in due e collegata solo attraverso due ponti (esattamente come al tempo dell’antica Roma) fino al 1975 quando venne inaugurato il “terzo ponte”. Questo realizzato è un primo lotto di un asse strategico, progettato quando ancora le visioni adottate erano quelle dei tecnici e non quelle dei politici finalizzate al mero consenso elettorale, che avrebbe dovuto permettere di separare i flussi locali da quelli di attraversamento. Per essere più precisi questo terzo ponte realizzato, parte della tangenziale, è il collegamento del centro con la direzione sud ma manca ancora il collegamento verso est e verso ovest. E verso nord? La veridicità di quanto scrivo può essere direttamente verificata in loco da chiunque percorrendo appunto il “terzo ponte” dove, ad ovest, nella rampa di raccordo con la Via Torino, sotto al Monte Navale, già era stato predisposto il prolungamento dell’impalcato del ponte fin contro al monte e anche ad est, sopra al Naviglio, sulla rampa di discesa al cimitero. La direttrice nord è stata bellamente ignorata dall’ultimo Piano Regolatore ed i terreni, che per anni furono vincolati ad un previsto asse distributore, sono stati recentemente edificati; stop non si passa più. Un piccolo accenno infine alla posizione dell’autostrada Torino-Aosta. A metà anni cinquanta il dibattito sulla posizione che avrebbe dovuto avere sul territorio occupò ampio spazio anche sulla stampa locale con visioni diverse tra i politici ed i tecnici. I primi volevano farla passare in sponda destra orografica della Dora mentre i secondi mettevano in guardia da importanti problemi di natura idrogeologica e quindi indicavano il lato sinistro della Dora come più adatto: com’è andata a finire lo vediamo adesso noi, figli e nipoti di quella generazione, che abbiamo sostenuto i danni delle alluvioni e dobbiamo ancora risolvere il “nodo fluviale idraulico” e la frana di Quincinetto: gli oneri sono a carico della collettività ma i lavori certamente non saranno un danno per tutti…
La mia tesi di laurea nel lontano 1974 individuava come parziale soluzione per l’allora già caotico traffico di Ivrea, per la presenza ci circa 20.000 impiegati alla Olivetti e nel suo indotto, l’istituzione del senso unico rotatorio sul lungo Dora, una specie di grande ring allora da tempo in vigore a Vienna ed altre importanti città. Questa soluzione, mai adottata, venne sostanzialmente imposta dagli organi di sicurezza di ordine superiore come soluzione di emergenza solo dopo l’alluvione del 1993! Insomma, ci volle una calamità per far qualcosa di razionale per la nostra viabilità. In molti ricordiamo come tre pattuglie della stradale, ben distribuite sul percorso, a suon di energici gesti e colpi di fischietto abbiano fatto defluire il traffico in poco tempo incanalandolo in un’unica direzione sull’anello Lungo Dora e Circonvallazione.
Oltre a questi macroesempi potrei citare un elenco infinito di decisioni assurde prese negli anni a danno della viabilità: anzi pare che tutte le decisioni in tema infrastrutturale delle amministrazioni che si sono succedute nel tempo siano state assunte con la voluta intenzione di penalizzare la viabilità.
Mi rendo conto che in questo momento di traffico ridotto a causa del blocco imposto dal covid 19 il tema della viabilità non sia così importante ed attuale ma non si può assolutamente sostenere che un casello a sud sulla bretella per Santhià e qualche rabberciamento stradale possano risolvere il problema che, con il ritorno alla “normalità” che tutti ci auguriamo, diventerà esplosivo per le ore che tutti dovremo trascorrere in auto semplicemente per attraversare la città. Ci attendono lunghe code sul Lungo Dora, sul terzo ponte, in Via Circonvallazione, in Via Torino, in Corso Vercelli, in Via Casale ecc. tempi medi di percorrenza da Palazzo Uffici a San Giovanni tra la mezz’ora e l’ora a seconda del momento della giornata. Una pazzia anche per l’inquinamento! A chi pensa che non sia necessario il peduncolo verso est ed il Traforo di Monte Navale verso ovest ricordo che il “terzo ponte”, nell’attuale condizione, è solo la parziale realizzazione di un grande disegno strategico, interrotto, per quanto mi consta, dalle amministrazioni che hanno gestito il territorio dal 1975 in poi, che permetterebbe di inserire Ivrea su una direttrice di grande respiro, quale la pedemontana, connessa con l’altra importante nord-sud verso la Valle d’Aosta. Se vogliamo il bene di Ivrea dobbiamo dotarla di questa infrastruttura nella sua completezza per permettere rapide connessioni fautrici di sviluppo economico. Solo se pensiamo in grande faremo grande la nostra città.
Ing. Giorgio Salamano
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