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IVREA. Torna in pista il “peduncolo” e non è il gambo di un fungo...

IVREA. Torna in pista il “peduncolo”  e non è il gambo di un fungo...

peduncolo

Non se ne stava più parlando da un bel pezzo ma a volte ritornano ed è ritornato alla ribalta in questi giorni tra le opere inserite nel Recovery plan dalla Regione Piemonte, peraltro insieme al traforo di Monte Navale, alla Ico-Valley e all’elettrificazione della ferrovia Ivrea Aosta. Parliamo del “Peduncolo”che non è il gambo di un fungo a cappello o lo stelo che congiunge il grappolo d’uva alla vite. Insomma non è un “picciolo” ma una nuova strada di collegamento tra la ex SS 228, dalla Statale 26 (terzo ponte) fino al confine con Bollengo. A metterci il cappello sopra era stata, nello scorso mese di agosto, la Città Metropolitana con tanto di richiesta alla Regione di riconoscerla come opera pubblica prioritaria. E sono circa 3400 metri di nuovo catrame, sei rotatorie, 2800 metri di strade di servizio, un ponte sul Naviglio, due sottopassi stradali, tre  mini. rotatorie di cui due nel quartiere S. Giovanni ed una nella zona industriale di Burolo. Chi ha molte cose da dire al riguardo è  Pier Giuseppe Gillio ambientalista, scrittore, musicologo e docente di drammaturgia al Conservatorio di Novara. Non per niente. Ha infatti dedicato al progetto un intero  dossier esponendo tutte le su critiche ai tecnici responsabili della stesura della variante di PRG, nell’incontro con la cittadinanza tenutosi il 18 settembre 2020 e poi ancora il 20 ottobre durante una commissione consiliare “Assetto del territorio” presieduta da Francesco Comotto, presente il grillino Massimo Fresc e l’architetto Cesare Ferrari. A conclusione della discussione, manco a dirlo, anche gli assessori Giuliano Balzola e Michele Cafarelli si erano detti favorevoli a una pausa di riflessione e approfondimento. Insomma, la Regione ha estratto dal cassetto un progetto alquanto datato senza verificare se a distanza di anni dal suo concepimento conservasse ancora un minimo di utilità e se non fossero ipotizzabili alternative più funzionali, meno costose e meno impattanti nonché più rispondenti all’obiettivo della “mobilità sostenibile”. “Il progetto - commenta Pier Giuseppe Gillio  -  figurava già  nel PRGC del 1991 e nella variante 2000 ...”.  L’esigenza era nata per assecondare il progetto Mediapolis (aggiungendo una quarta strada in direzione sud, verso Albiano), ma anche per rimediare al notevole flusso di traffico sulla ex statale 228 causato dall’espansione delle zone commerciali ed industriali. Il peduncolo sarebbe stata l’alternativa perfetta per  il traffico a lunga percorrenza.  Poi Mediapolis non s’è più fatta, la Sp 228 è diventata a tre corsie e le aree commerciali e industriali non si sono più ampliate. Insomma il traffico non c’è più. “Il collo di bottiglia -  aggiunge Gillio - si deve alla rotatoria su cui si innesta via Casale, nonché alla rotatoria successiva di collegamento con il terzo ponte. Se un problema esiste è dunque relativo a poche centinaia di metri di percorrenza e pertanto dovrebbe essere affrontato con soluzioni meno impattanti e meno dispendiose della realizzazione di chilometri di nuove strade…”: Morale? “Basterebbe aprire un nuovo casello autostradale a S. Bernardo utile a ridurre il transito di Via Casale diretto al casello di Albiano....”  Altra soluzione, a impatto decisamente ridotto, un collegamento alla strada del terzo ponte mediante  un attraversamento del Naviglio, all’altezza dell’incrocio tra corso Vercelli e via Casale. S’aggiungono, anzi le aggiunge Gillio, le contraddizioni con il Piano territoriale di coordinamento provinciale del 2009. Anche qui si parla del “peduncolo” ma si legge anche che ogni nuova “previsione”  andrebbe pensata, giustificata e messa in atto nel miglior modo possibile, evitando spreco di aree agricole.  “Raccomandazione - sottolinea Gillio - che dovrebbe valere anche per le opere di viabilità. Soprattutto in un territorio già devastato da una crescita massiccia e squilibrata come la periferia dell’eporediese. Con un ecosistema già compromesso e non suscettibile di ulteriori aggressioni. Ecosistema che in questi ultimi cento anni si è dilatato al punto tale da crescere quasi del 200%. Stiamo parlando di aree agricole che sono state sostanzialmente assorbite dall’espansione urbana e di una situazione agricola che si è impoverita perché non svolge più il ruolo storico che aveva in precedenza. Ma anche di aree con coltivazioni floride  zone di pascolo utilizzate da una delle poche aziende che offrono latte fresco alla spina, a km 0. La zona, che comprende anche alcune ristrette aree piantumate, costituisce inoltre fascia di distacco tra le aree urbanizzate e i vecchi cantoni (Gillio, Meina, Parise), già soggetti a rigida normativa di tutela soprattutto per ragioni di natura paesaggistica. ..”
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