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PARCO DELLA VAUDA. Bussone: “Il fotovoltaico? Lo facciano i Comuni!”

parco fotovoltaico
PARCO DELLA VAUDA. Un parco fotovoltaico nel Parco della Vauda. In epoca di crisi energetica, perché lasciare questo business in mano ai privati?

A chiederselo è il presidente dell’Uncem (l’unione delle comunità montane) Marco Bussone che nei giorni scorsi ha lanciato la proposta.

“I pannelli fotovoltaici nell’area della Vauda di proprietà del Ministero della Difesa - area oggi in stato di grave e miope abbandono - devono essere fatti dai Comuni. Dai Comuni insieme. Anche utilizzando le risorse del PNRR. Devono essere “sospesi” e consentire al suolo di alimentare servizi ecosistemici. Devono entrare come input in una comunità energetica rinnovabile che riguardi i Comuni e le comunità del territorio ciriacese e basso-canavesano, contro povertà energetica e aumento dei costi dell’energia. I progetti presentati da soggetti privati non garantiscono queste finalità. Se l’area pubblica rimane pubblica genera beni pubblici ed energia per il bene pubblico. Questo è il punto”.

Una proposta che a molti è suonata come una provocazione.

“Ero di ritorno da Roma - spiega Bussone - proprio da un incontro su comunità energetiche e fondi del Pnrr. Ce ne sono e molti. E si studiano progetti e aree idonee per realizzare progetti di questo tipo. Ho subito pensato al Parco della Vauda. Ha tutte le caratteristiche idonee. So che dei privati in passato avevano presentato un simile progetto, ma non ho la più pallidea idea di quel che ne è stato. So solo che questo è il momento, per i Comuni e gli Enti territoriali, di prendersi la paternità di simili iniziative. Il parco può benissimo essere fatto dai sindaci”.

Un merito, la proposta di Bussone l’ha già avuto: quello di aprire la discussione.

Sì, è vero, la mia proposta ha aperto un interessante dibattito su quello spazio oggi desolato e abbandonato, e sulle mancate strategie - finora -, pubbliche, di valorizzazione. C’è giustamente chi mi ha fatto notare che i pannelli vanno messi sui tetti. E ha ragione! Certo! Sui tetti e dove si può (il Portogallo li mette sull’Oceano), anche in quelle aree del Paese dismesse e da bonificare, direi. Ma tornando ai tetti, il punto è complicato. Mi dicano, ad esempio, Mauro Berta, Marcello Prina, Antonio De Rossi, Giampiero Lupatelli, Fabio Renzi se sbaglio... Se penso a Vallo, giusto una decina di unità immobiliari hanno il fotovoltaico sul tetto. Il tema “caro-energia” oggi però sveglia tutti. Soprattutto chi non ce l’ha. Per un motivo o per un altro, che ora non indago. Comunque un motivo per svegliarsi c’è. E agire. Anche in funzione della mobilità elettrica. Ho così provato a cercare sui siti dei grandi player le soluzioni “domestiche”. Pannelli, impianto, più eventuale accumulo. Orientarsi non è facile, anzi, e le risposte degli Operatori sono piuttosto diverse. Da approfondire, da analizzare scientificamente. Servono analisi e dati, carotaggi e discernimento. Per chi, diciamo, è “addetto ai lavori” - e mi ci metto dentro - le difficoltà nel capire costi, ammortamento, soluzioni tecnologiche, quello che realmente serve per casa propria, quanto risparmi (il vero dato immediato che interessa a tutti) restano comunque molto elevate. Che fare dunque? Svegliarsi si, ma poi? Credo dunque serva una operazione sociale e culturale, forse “di Stato”. Sulle rinnovabili, il mio amico Stefano Ciafani ha ragione chiedendo maggiore impegno delle istituzioni. E i singoli, le famiglie, le imprese possono fare di più, come dice bene Ermete Realacci. Altro che nucleare! Stamani con Leonardo Becchetti abbiamo ribadito che è assurdo non ci siano ancora i decreti per le “comunità energetiche”. Sono parte del problema e del tema. E siamo in ritardo. Ma al netto di queste operazioni, decisive, di comunità (non appena il MITE si sveglierà!), già sugli immobili unifamigliari nei nostri paesi si può fare molto. Si deve. Servono però dati chiari e una spinta - finanziaria e operativa - affinché tutti si dotino sui tetti di un “impiantino”. Con o senza accumulo. Serve un aiuto, una guida. Il più possibile oggettiva. Senza doversi perdere nei numeri e nel dubbio di aver fatto o meno la scelta giusta, minando così la personale e collettiva speranza di aver preso la strada - green, sostenibile, ecologica - più giusta”.

E i sindaci come hanno preso la proposta?

Nessuno si è fatto sentire, a dire il vero non lo so. Io non potevo che lanciare un’idea, ma poi devono essere loro a intraprendere l’iniziativa”.

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