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07 Settembre 2022 - 12:00
Ara Fatmir, la vittima
E’ stato torturato e poi ucciso a colpi di pistola. Il cadavere dell’imprenditore di origine albanese Fatmir Ara è stato ritrovato sabato scorso in un prato ai margini del bosco ad una cinquantina di metri dalla stradina asfaltata che arriva alla borgata di Ronchi Ceretti, nella campagna che separa San Carlo da Vauda Canavese.
Sulla morte del 43 enne residente a Mathi, ci sono ancora molti punti oscuri che la Procura di Ivrea e i carabinieri della compagnia di Venaria stanno cercando di ricostruire.
Secondo gli inquirenti, Fatmir Ara potrebbe essere stato giustiziato altrove: ucciso con diversi colpi di pistola dopo essere stato picchiato a sangue e poi gettato lì in quel campo di San Carlo.
La cronaca dei fatti
Fatmir Ara era uscito di casa, venerdì mattina poco dopo le 7,30 per raggiungere gli operai in un cantiere del basso Piemonte. Ma a quell’appuntamento non sarebbe mai arrivato.
A portare i carabinieri lì in quella boscaglia sono state alcune chiamate che segnalavano la presenza di un’auto station wagon di colore blu parcheggiata da due giorni a pochi metri da dove è poi stato rinvenuto il corpo di Ara.
L’uomo era un impresario edile. Un volto conosciuto alle forze dell’ordine, già condannato in tribunale a Ivrea a tre anni per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ora stava espiando la pena ai domiciliari.
Grazie al permesso del giudice, poteva uscire per lavorare, Ara, ma poi doveva tornare a casa, dove lo attendevano la sua seconda compagna e due bimbi piccoli.
Altri due figli Ara li aveva avuti da un matrimonio precedente.
Quella condanna a tre anni era arrivata a conclusione di un processo avviato nel 2019 perché nel maggio di due anni fa i carabinieri smantellarono un’organizzazione di italiani e albanesi che rifornivano di cocaina tutta la piazza del Ciriacese, delle Valli di Lanzo e del Basso Canavese.
Gli investigatori riuscirono ad appurare che il sodalizio era in grado di rifornire 250 clienti per un giro d’affari di circa 600 mila euro l’anno reinvestiti anche per l’acquisto di immobili all’estero. E Fatmir, conosciuto come “Miri” - che all’epoca aveva ottenuto in gestione una pizzeria a Ciriè - sarebbe stato il capo dell’organizzazione.
Ora carabinieri e Procura vogliono capire come l’uomo abbia trascorso gli ultimi giorni e, soprattutto, chi possa aver incontrato. E poi c’è l’analisi dei numeri di telefono registrati sul cellulare, recuperato in una tasca dei pantaloni indossati dalla vittima.
Oggi, martedì 6 settembre, il medico patologo, Roberto Testi, eseguirà l’autopsia sul cadavere dell’imprenditore.
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