Dopo un’attesa durata quasi due anni l’amministrazione ha messo finalmente a bando uno dei tanti campi sportivi ormai in disuso da anni e anni.
Si tratta dell’impianto sportivo “San Francesco” all’angolo tra via Guarini e Corso Machiavelli.
Più che di un bando parliamo di un diritto di superficie per 20 anni per chi vincerà la gara. Una sorta di: “fateceli quasi quello che volete ma l’importante è che lo mettere a posto”. L’intera struttura oè attualmente costituita da: un campo da calcio a 11, attualmente ricoperto da un folto strato di vegetazione dato il completo abbandono della struttura; due campi da calcio a 5/calcio a 8, completamente smantellati; un campo da volley/basket in cemento; un parcheggio pertinenziale di circa 1.000mq e circa 56 posti auto; un edificio adibito a spogliatoi e magazzino per complessivi circa 440mq.
Tutti i campi da gioco e l’edificio adibito a spogliatoi e magazzino risultano in stato di degrado e abbandono, in quanto ogni attività nel complesso è cessata nel 2016 e successivamente a tale data nessun intervento è stato eseguito.
Per provare ad interrompere tale stato di abbandono e nell’intento di evitarne il declino definitivo, lo scorso anno, l’amministrazione ha pubblicato un avviso esplorativo con l’obiettivo di mettere in campo un valido strumento per verificare la possibile e potenziale valorizzazione del patrimonio comunale con particolare riferimento alla riqualificazione degli impianti sportivi tra cui l’impianto sportivo “San Francesco”.
“Le manifestazioni di interesse pervenute - si legge nella delibera che regola il bando - hanno costituito la base di partenza per l’elaborazione del piano finanziario finalizzato alla determinazione del canone e delle ipotesi progettuali che supportano la disciplina complessiva della procedura che si intende approvare con il presente provvedimento”.
La “missione”, poi, è piuttosto chiara.
“L’obiettivo perseguito dal Comune è il recupero edilizio-funzionale e di decoro urbano dell’area e degli impianti prevedendo una destinazione d’uso ad attività sportive, ricreative e per il tempo libero. (Sono ammesse anche attività commerciali purché strettamente connessi all’utilizzo sportivo, fermo restando che l’attività prevalente dovrà essere quella sportiva). L’impianto cittadino, poi, dovrà raffigurarsi come struttura polivalente aperta, ponendosi quale elemento di raccordo e congiunzione per il tessuto urbano circostante. Dovrà essere posta particolare attenzione al recupero fisico e funzionale delle aree e degli immobili al fine di massimizzare la fruibilità degli spazi e dei servizi sportivi per la cittadi- nanza, nonché le possibilità di sfruttamento economico, pur nell’ambito dello svolgimento di attività sportive”.
Il concessionario dovrà: promuovere la fruibilità dell’impianto sportivo in un’ottica multidisciplinare; promuovere sport per atleti con disabilità, e/o nuovi e/o di minore diffusione; concorrere all’offerta sportiva, educativa e culturale del territorio; operare coinvolgendo le diverse realtà sportive e sociali presenti sul territorio.
“Il valore di cessione del diritto di superficie da porre a base di gara, - si legge nella delibera - è stabilito in Euro 15.000,00 per ogni anno di durata della convenzione pari quindi a 300 mila euro”. Parliamo quindi di un diritto di superficie di venti anni.
Subito dopo la pubblicazione del bando sono arrivate le prime annotazioni polemiche da parte della minoranza.
“Non mi pare - commenta la capogruppo del Partito Democratico, RossanaSchillaci - che ci siano agevolazioni per le realtà del territorio, eppure ci sono nel regolamento comunale. Come al solito, poi, non vedo una grande programmazione. Così come nel bando del Rotelliere si poteva fare quasi tutto anche qui mi sembra che lo spirito sia lo stesso”.
Critico anche il consigliere di Uniti per Cambiare, AlessandroBrescia.
“Sull’albo pretorio - spiega - non è stato pubblicato l’allegato con il capitolato. Quello che possiamo capireleggendo la delibera è che ancora una volta non c’è nessuna programmazione di sviluppo dell’attività sportiva e quindi si demanda tutto al privato, attraverso la procedura del diritto di superficie. Si cerca un privato che dovrebbe mettere 300 mila euro per acquisire il diritto per 20 anni e poi investirne almeno altro 600/700 mila euro per realizzare l’impianto che preferisce. Una durata troppo breve per rientrare di un investimento di almeno 1 milione di euro. Insomma un impianto con vocazione a reddito, non per fare attività sportiva sociale”.
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