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LEVONE. Villa Bertot è un patrimonio levonese e non deve chiudere

LEVONE. Villa Bertot è un patrimonio levonese e non deve chiudere

Massimiliano Gagnor

LEVONE. Quando Massimiliano Gagnor aveva accolto a Levone il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, gli aveva fatto toccare con mano lo stato in cui versa Villa Bertot, l’imponente complesso immobiliare oggi sede degli uffici comunali. “Aspettiamo l’esito del bando borghi” aveva detto Cirio in conclusione del colloquio. E l’esito non è stato quello sperato. Nessuna proposta di intervento di nessun comune della provincia di Torino, Levone compreso, è stata ammessa al finanziamento. “E’ scandaloso - ammette Massimiliano Gagnor - che nella Città Metropolitana di Torino, che molti più Comuni delle altre, non sia stato assegnato neanche un euro. Questo ha creato un grosso malcontento”. Lui, al progetto di riqualificazione, ha tenuto molto. “Prevdeva la riqualificazione strutturale e l’inserimento nel paese di Villa Bertot - spiega. Era un progetto dal valore di 2 milioni di euro con cui Villa Bertot sarebbe entrato nella disponibilità di Levone. Si passava dal socioculturale, con la realizzazione di un social housing e di due poli museali, a progetti come un bed and breakfast comunale”. A collaborare al progetto c’era UniTo, mentre il Ciss 38 di Ciriè aveva inviato una lettera di gradimento. Il Comune di Torino, che ad oggi possiede l’immobile, aveva trasmesso la sua manifestazione di interesse. “Era un progetto organico, realizzabile e concreto, con una struttura economica che era assolutamente in grado di autosostenersi” racconta il primo cittadino. Ora ci sarà da rimboccarsi le maniche per ricominciare a cercare i fondi necessari a lla riqualificazione della struttura: “Ora proveremo, in concorso con altri operatori, a realizzare il nostro progetto, magari ricorrendo a finanziamenti di natura privata” spiega Gagnor. “Vorremmo rendere degna della sua storia Villa Bertot” dice determinato. Il problema è che nelle condizioni in cui è ora la struttura dovrà essere chiusa tra qualche anno, e sarebbe gravissimo, perché si andrebbe a perdere un valore aggiunto per tutto il territorio, e non solo quello levonese. Per di più, le amministrazioni piccole con un bilancio contenuto, come quella levonese, hanno speo dei soldi per la progettazione, credendo fino in fondo in un progetto. Come sostengono a tal proposito Roberto Colombero e Marco Bussone, Presidente Uncem regionale e nazionale, “ci sono piccoli Comuni senza struttura amministrativa che hanno investito anche 10mila euro per la progettazione. E che non vedranno un euro”.
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