Durante la discussione sull’ordine del giorno che chiedeva al Parlamento di legiferare sul “fine vita” l’intervento più “centrato” è stato senza dubbio quello della consigliera del gruppo misto, BarbaraVirga.
L’esponente della minoranza ha portato sul tavolo la sua esperienza personale, il modo migliore per trattare un tema così delicato.
“Io ho apposto la mia firma a questa mozione - spiega - per un semplice motivo: sono totalmente confusa su ciò che significa eutanasia (che in greco vuol dire “buona morte”) ma sono confusa alla luce della mia recentissima esperienza personale su cosa sia una buona morte. A suo tempo è stato chiesto dalla mia famiglia che mio padre (malato terminale) potesse essere accompagnato alla fine dei suoi giorni a casa e non in ospedale o in altra struttura. Siamo stati accontentati e ci è staro detto di attivare le cure palliative”.
E qui iniziano i problemi.
“Sul nostro territorio - prosegue Virga - però non si fa tanta differenza tra le cure palliative e quelle terminali. Sono arrivati i medici a casa mia e hanno proposto a mio padre la somministrazione pressoché continua di morfina. Mio padre ha voluto provare ma non era presente a sé stesso nell’arco di due giorni, precedentemente invece era lucido”.
A quel punto la Virga chiede di cambiare terapia.“Ho ricontattato i medici, - racconta - ho scoperto forme alternative per limitare il dolore e le ho proposte ai medici. Sono stata minacciata di interrompere le cure palliative e di mandare mio padre in Hospice dove, tra l’altro, dai il tuo consenso a non essere rianimato. Mio padre poi non poteva mangiare ma riceveva solo cibo in endovena. Dopo una lunga battaglia ho ottenuto la sospensione della morfina e l’utilizzo di un cerotto per controllare dolore. Mio padre ha avuto così la sua buona morte, è stato lucido fino alla fine e ha controllato il dolore. Alla fine con una piccola dose di sedativo è stato accompagnato alla morte, fino ad un’ora prima era lucido”.
Ed è proprio alla luce di tutto ciò che c’è bisogno di un intervento preciso.
“Io vorrei - continua Virga - che il legislatore stabilisse paletti precisi: cosa sono le cure palliative, le cure terminali, che diritti ha il malato, che diritti ha la sua famiglia e che diritti ha lo Stato di interferire. Vorrei anche che chi ha sofferenze atroci, non riesce a controllare il dolore e ha una situazione di vita indecente abbia la possibilità di avere la propria buona morte per come la intende. E non è uguale per tutti. Ci sono poi questi benedetti protocolli, mio padre era in una via di mezzo; controllava bene il dolore ma secondo i medici bisognava andare giù di morfina. Io confido che l’istituzione nazionale possa valersi di tutte le competenze mediche e legislative”.
Ripartendo da chi sta soffrendo.
“Occorre - precisa Virga - ascoltare i malati. Mio padre diceva che controllava il dolore e voleva restare lucido ma il medico non lo ascoltava. Mi hanno minacciata di spostare mio padre in un hospice. Mio padre invece è morto felice, con il sorriso sulle labbra. Dalla mia esperienza sembra che un paziente in cure palliative sia un peso. Se per qualcuno la buona morte è la sedazione profonda con morfina per qualcun altro non è così. Sembra di trovarsi davanti a carne da macello, oggetti, cose che non servono più, mi dicevano: “ha 86 anni cosa vuole?”, ma mio padre era lucido e voleva vivere e spero di avergli potuto garantire quel minimo di dignità che ha sempre voluto. Dal nazionale serve una commissione che esamini tutto caso per caso, e decida cosa è una buona morte per quella persona, fino a quando si può autodeterminare”.
Il Parlamento legiferi sul fine vita: l’ordine del giorno passa con 3 astensioni in maggioranza
Dopo un lungo batti e ribatti, proposte di emendamenti e richieste di ritirare il documento alla fine la proposta è stato approvata (con l’astensione dei consiglieri di maggioranza Andrea Carlomagno, Alessandro Gianasso e Giuseppe Ferrauto, Presidente del Consiglio Comunale).
Mercoledì è arrivato in Consiglio Comunale un ordine del giorno sull’eutanasia.
Nel documento, firmato in prima battuta da RossanaSchillaci (Pd) e CaterinaTerrizzi (Movimento 5 Stelle) e poi controfirmato anche da StefanoMistroni (Pd), RaffaeleTrudu (Pd), BarbaraVirga e GiuseppeDeCandia (Gruppo Misto) si chiede un’accelerazione al Parlamento in tal senso.
Serve una legge, serve da tempo, ma non si è ancora fatta.
“La normativa attuale - si legge nell’Odg - nega l’accesso al suicidio medicalmente assistito alle persone che, seppur con le medesime condizioni previste dalla cosiddetta sentenza Cappato/Antoniani, non sono tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale, come le persone con patologie oncologiche incurabili o con patologie degenerative che non richiedano ancora trattamenti di sostegno vitale”.
“Il diritto all’autodeterminazione - proseguono i consiglieri - e le decisioni sul fine vita devono essere considerate decisioni soggettive e, in quanto tali, devono essere prese con la massima libertà dalla persona per sé stessa”.
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