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LEINÌ. Se lo propone la minoranza la giunta non aggiusta neanche la lapide sbiadita di Don Capirone

LEINÌ. Se lo propone la minoranza la  giunta non aggiusta neanche la lapide sbiadita di Don Capirone

La lapide ormai illeggibile di Don Capirone

Nemmeno aggiustare una lapide, no, neanche quello. La maggioranza, durante l’ultimo Consiglio Comunale, ha respinto la mozione per il restauro della lapide di Don Capirone in via Carlo Alberto 173, proprio sulla facciata dell’ex infermeria.  Ebbene, per la maggioranza non ne valeva la pena e poi, ma perché una mozione? “Non è lo strumento più adatto - ha detto il Sindaco calandosi nella parte del professore di diritto - di solito in questi casi si fa altro”. Pittalis non vuole fare solo il Sindaco ma pure spiegare alla minoranza quali atti presentare e come presentarli. Insomma, la fiera dell’assurdo. Il tema è stato introdotto dal consigliere di minoranza, Pierluigi Leone. “È una lapida marmorea - racconta - in ricordo del sacerdote Don Capirone, con un suo lascito ha reso possibile la costruzione dell’infermeria conosciuta nel passato come l’ospedale. La lapide ha anche un interesse storico, è stata collocata lì a fine 800’, occorre un restauro per rendere onore al personaggio e alla storia della nostra città”. Ed è qui che parte l’incredibile supercazzola del capogruppo di maggioranza Ezio Navilli che in 5 minuti riesce a dire tutto e il contrario di tutto: la proposta è bella, ma non è accettabile, ci impegneremo lo stesso sul tema ma non adesso. “Non abbiamo intenzione - precisa - di approvare la mozione, nulla contro il personaggio, una lapide che non si legge ovviamente non serve a nessuno, è vero. Si dice che il lascito fu di 50 mila lire, che oggi, attualizzando, sarebbero circa 250 mila euro, quindi una grande somma. Condivido, poi, l’idea di portare alla memoria di tutti la figura di Capirone che molto ha fatto per la città. Quello che non ci convince è la modalità con il quale viene presentata questa cosa, attraverso una mozione. Quello che contestiamo è che ci sono molte lapidi che potrebbero essere riprese, riviste, molte iniziative di manutenzione straordinaria. Qui si parla di restaurare una lapide, non so se avete idea dell’impegno, chi può farlo, chi deve intervenire”. E qui Navilli descrive il restauro di una lapide come l’impegno a realizzare una stazione spaziale in 5 giorni. “Ci impegnate - proegue - con questa mozione in un momento in cui siamo concentrati a partecipare a più bandi possibili legati al Pnrr e ottenere il massimo, ci sembra che questo possa diventare un’iniziativa importante. La questione della lapide, invece, non richiede una necessità impellente, molto meglio occuparsi di qualcosa di più inerente alle difficoltà e al momento storico. Ci sarebbe la necessità non solo di prendere in considerazione quella lapide lì ma di fare un’analisi su tutte le lapidi, uno studio che dovrebbero essere rimesse all’onor del mondo. Votiamo contro per sentirci liberi da un impegno pressante ma ci impegniamo a cercare di fare questa attività, non adesso, ma la posticiperemo”. Dura la replica del consigliere Leone. “Prendo atto - attacca - che l’arrampicarsi sugli specchi sta diventando uno sport per Navilli, ha detto una cosa e poi il contrario. Il succo è che siccome l’abbiamo presentata noi occorre respingerla. È una cosa difficile? Basta guardare il restauro delle lapidi sulla torre, non bisognava andare tanto lontano”. Un po’ di storia... La nascita dell’ex Capirone risale al 1719 quando fu fondata la Congregazione di Carità, ad opera di Padre Carlo Francesco di San Giorgio, Gesuita. Oltre ad assistere i poveri con la distribuzione di alimenti, nel 1721 viene fondato un primo ricovero, con 4 letti, ad uso degli infermi più bisognosi. Nel 1721 viene aperta la prima casa di riposo che viene sistemata dove ora si trova la Farmacia dell’Ospedale. Il ricovero ebbe vita in quel luogo fino al 1861. Nel 1839 Don Piero Capirone fece donazione alla Congregazione di Carità di una casa e di terreni. Come ringraziamento la casa di riposo venne intitolata al sacerdote. Nel 1861 la casa di riposo si trasferisce nei locali costruiti appositamente in via Carlo Alberto, successivamente occupati dalla Croce Rossa Italiana.  Nel 1970 l’infermeria Capirone viene trasferita negli attuali locali, costruiti grazie alla donazione di terreni fatta all’Ente Comunale di Assistenza e curata dall’Amministrazione della Casa.  Nel 1982 l’Ente Morale Capirone cessa la propria esistenza e la gestione passa all’Amministrazione Comunale Leinicese fino al gennaio 2001.
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