Dell’incapacità dell’assessore LuigiTinozzi avevamo già parlato in merito al “caso Virtus”.
Lunedì scorso, però, l’assessore alla terza età, si è di nuovo superato quando all’ordine del giorno è stata discussa una interrogazione che chiedeva lumi sulla situazione del centro Bonino.
Ma facciamo un passo indietro. Il 25 marzo erano state formalizzate le espulsioni dal Bonino di Stefano Marfia, Domenico Rolino e Valter Perin. Per il primo la colpa era quanto meno bizzarra: messaggi su whatsapp che denigrerebbero il direttivo del centro.
Evidentemente la direttrice del centro, AntonellaIpsa, oltre che dirigere controlla pure i tutti i cellulari dei soci. Chissà.
Anche qui, come nel caos relativo all’associazione dei Carabinieri, l’associazione è in mano ad una dei “trombati” delle ultime elezioni.
Antonella Ipsa, infatti, era candidata nella lista dell’Udc e raccolse appena 43 voti.
Niente seggio in Consiglio ma riconferma sicura alla guida del centro, pure con la benedizione dell’assessore Luigi Tinozzi (pure lui dell’Udc) che il 25 marzo era presente, non si capisce a che titolo, alla riunione che ha sancito la cacciata di 3 persone.
Detto del pregresso si arriva all’ultima puntata andata in scena in Consiglio
“Ci sono state espulsioni, ne hanno scritto i giornali, - spiega il Consigliere AlessandroBrescia - e di solito nel mondo associativo sono l’ultima ratio, anzi quel mondo dovrebbe essere animato da un’altro spirito. Sarebbe utile un resoconto di quanto avvenuto, alcuni assessori erano presenti durante l’assemblea del centro? A quale titolo? Il Sindaco dice che il Comune non entra nella vita delle associazioni e cosa ci faceva lì l’assessore?”. Ed è qui che entra in gioco Tinozzi.
“Probabilmente leggiamo giornali diversi, - replica l’assessore - io non ho letto. Io quel tipo di giornale che legge lei non lo leggo. Io ho partecipato come faccio sempre, su invito, quando vorrà sapere cosa è successo dovrà rivolgersi all’associazione. Ero lì per partecipare e portare il saluto. È un’associazione libera dove sono arrivati a parole grosse, sono stato chiamato dai Carabinieri perché ci sono state situazioni complicate, credo sia inopportuno proseguire con questo clima perché quelli sono luoghi dove ci si diverte. Noi però non entriamo nel merito, io non so cosa rispondere”.
Una risposta che ha lasciato senza parole il consigliere Brescia.
“Prendo - replica - atto che l’assessore si rifiuta di rispondere. La sua risposta non è soddisfacente soprattuto per un motivo: potrebbe essere valida per le associazioni che hanno vita propria e non insistono nei locali comunali. Se uno sta in un locale privato fa cosa vuole, un’associazione come quella dei Carabinieri, o il Bonino, insiste, invece, nei locali comunali e svolge un servizio pubblico, quindi servono spiegazioni. Io chiedo conto al proprietario, che è il Comune, rispetto a quanto accade. Il punto non è la discussione dentro le associazioni ma qui se ne può parlare? Ci sono regole da rivedere? Ci sono cose da cambiare? Queste parole dette da Tinozzi non rendono onore ad un amministratore”.
Ebbene, del fatto che l’assessore Tinozzi abbia smesso di leggerci ce ne faremo una ragione. Anzi diciamo che non ci importa proprio. Diversa è, invece, la questione per quanto riguarda il suo lavoro.
Tinozzi non deve interessarsi a quanto accade al Bonino perché lo scriviamo noi de La Voce e neanche perché un consigliere di minoranza lo chiede. Tinozzi deve interessarsi al Bonino perché è parte del suo lavoro da amministratore, i cittadini lo pagano anche per spiegare, in Consiglio, cosa sta accadendo dentro un locale comunale. Se non è in grado di farlo si faccia da parte.
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