ALTO CANAVESE. Il 18 maggio al Municipio di Front c’era fibrillazione. Gli amministratori altocanavesani erano tutti davanti all’ingresso del Comune, ad aspettare l’arrivo del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che avrebbe presentato il tanto atteso progetto della variante alla Provinciale 460.
Per commentare la mezz’ora di ritardo del presidente, qualcuno si è lasciato scappare un “sembra di aspettare la sposa al matrimonio”. Alla fine Cirio è arrivato, e assieme a lui gli assessori MarcoGabusi e AndreaTronzano. C’erano anche i consiglieri Mauro Fava e Gianluca Gavazza.
Per Città Metropolitana c’era il vicesindaco Jacopo Suppo. Ospitati dal sindaco di Front, Andrea Perino, e dal consigliere comunale ed ex sindaco levonese Maurizio Giacoletto, Cirio e la sua squadra si sono seduti al tavolo a forma di ferro di cavallo di fronte alla platea di sindaci.
La variante è una di quelle opere per cui è stato necessario “mettere da parte i campanili”, per dirla con Andrea Perino. Effettivamente, sono trent’anni che i sindaci altocanavesani lottano per quel pezzo di strada che agevolerebbe le imprese dello stampaggio a caldo.
“Questa Regione non aveva un piano infrastrutturale dal 2002 - ha detto Marco Gabusi nel suo intervento -. Abbiamo così chiesto ai sindaci quali fossero le opere più importanti da realizzare sui loro territori. L’idea della variante parte dal basso, dalle esigenze di sindaci e imprenditori”.
E però sarà già la quarta volta che qualcuno se ne esce promettendo l’opera. Ma ora, assicurano gli amministratori, è diverso. “Questa volta, sappiamo che i soldi ci sono” ha assicurato Jacopo Suppo, che ha definito la variante alla 460 “un moloch progettuale”.“Prima si pensava che il Piemonte finisse a Moncalieri, fuori da lì non eravamo una priorità - ha inforcato Cirio cominciando il suo intervento, che i sindaci hanno seguito con gli occhi che luccicavano -. Ho trovato tanto opere nei cassetti, bloccate per qualche motivo”.
Tutti cassetti che “abbiamo riaperto, e abbiamo trovato i fondi per farli finanziare. Purtroppo, da Roma talvolta vengono assegnati fondi a vecchi progetti ministeriali, che però sono meno rilevanti”. Attualmente, ci sono circa 7.340 veicoli al giorno che percorrono la SS460, una strada che è diventata inadeguata non solo per le esigenze del distretto dello stampaggio a caldo, ma anche per la domanda di mobilità degli automobilisti.
L’idea della variante è nata trent’anni fa, ma solo nel 2002 l’opera viene inserita nel Piano investimenti della Regione Piemonte. Undici anni dopo, poi, è spuntato fuori il progetto definitivo, a cui non si è trovata però alcuna copertura economica.
Tutto rimane fermo fino al 2019, quando la Regione riprende in mano l’opera e inizia a dialogare con il Ministero. Nell’aprile 2021, la Regione impegna 200.000 euro per la progettazione definitiva della Lombardore-Front e per il progetto di fattibilità tecnico economica del collegamento Lombardore-Salassa.
A settembre, poi, l’Assessorato alle Opere Pubbliche della Regione Piemonte promuove presso il Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili l’inserimento dell’opera tra i progetti bandiera da finanziare con fondi Cipess 2021-2027.
Fino al 15 febbraio scorso, quando il Cipess ha assegnato i 25 milioni necessari alla costruzione della bretella. “Ce l’abbiamo fatta di fronte al covid, non l’abbiamo sconfitto ma col vaccino siamo andati avanti. Anche con la guerra si dice che non ci risolleveremo, ma io so che la supereremo” ha detto Cirio entusiasta, accennando al fatto che, dopo trent’anni, i sindaci potranno vedere finalmente cominciare i lavori della bretella
E per controllare che tutto vada come deve, Cirio ha proposto la costituzione di un comitato di monitoraggio sul cronoprogramma dell’opera che sarà rappresentato dal sindaco di Front. “Vogliamo una strada che risolva i problemi delle imprese” ha aggiunto Maurizio Giacoletto, rappresentante dell’Associazione Sviluppo Canavese Occidentale nonché ex sindaco di Levone, tra gli amministratori che, in passato, più hanno spinto per la realizzazione della bretella.
“Il nostro territorio ha un peso notevole per quanto riguarda lo stampaggio a caldo, e ringrazio il presidente Cirio per averne preso coscienza” ha continuato Giacoletto, che era tra i relatori.
Dal pubblico è poi intervenuto Roberto Andriollo, sindaco di Rivara. “Questa variante potrà servire anche per favorire il flusso di turisti che vengono a visitare il nostro territorio - ha detto -. Penso soprattutto ai torinesi che potranno scoprire il nostro territorio e il suo patrimonio turistico”.
Festeggiava, ma con più cautela, anche Gianbattistino Chiono. Dalla prima fila della platea ha sottolineato la necessità di non fermarsi al primo lotto ma di proseguire con il secondo, ancora in fase di progettazione, se non addirittura con un terzo che porti la strada fino a Salassa.
Le sue considerazioni hanno generato qualche commento (“Dobbiamo essere già felici per il primo lotto...” ha detto qualcuno, “siamo proprio piemontesi, non ci accontentiamo mai”). Ma Chiono, tutto sommato, era contento: “Sarà al terza volta che viene presentato il progetto... se questa volta dovrà veramente partire, offrirò un rinfreschino a tutti, visto che sono rimasto bruciato per tre volte”. Ilarità generale.
Non sono mancate le voci critiche. “La nostra preoccupazione è di preservare la continuità produttiva - ha detto il presidente della Coldiretti torinese Sergio Barone -. E questo si può fare solo avendo a disposizione del terreno agricolo. L’agricoltura paga spesso il prezzo maggiore quando si fanno le grandi opere, ma io credo che vada difesa e rispettata”. A queste parole ha risposto subito Cirio.
“Ora abbiamo i soldi, abbiamo l’assegno, dobbiamo partire. L’idea di fermare la realizzazione di un’opera perché qualcuno non è d’accordo non è buona. Certo, la Coldiretti va ascoltata, ma il mondo a compartimenti stagni, caro presidente, non esiste più. Se riusciamo a fare l’opera attraverso compensazioni che bilancino il terreno agricolo per come è ora ben venga. Ma dobbiamo andare avanti. Non come sulla Tav, per cui siamo stati fermi per ascoltare tutti”.
Dopo l’incontro, Barone ha aggiunto qualche parola in merito. “Chiediamo un tracciato che tenga conto del valore produttivo e ambientale dei campi coltivati – ha dichiarato –. Non possiamo accettare che le vicine colline argillose improduttive siano salvaguardate grazie al loro inserimento in un Sito di importanza comunitaria della Rete Natura mentre i campi con suolo fertile si possano devastare”.
Lo stesso attacco al suolo agricolo, secdondo Barone, viene portato avanti con la scelta di localizzare i nuovi ospedali previsti dalla sanità piemontese proprio su campi fertili, come sta accadendo per i siti ipotizzati per il nuovo ospedale di Ivrea e per quello di Moncalieri.
“Così come siamo i primi a sostenere una sanità decentrata, di alto livello, al servizio di chi, come noi agricoltori, abita i territori. Ma non possiamo accettare che i campi siano i primi spazi a essere espropriati perché non si ha il coraggio di avviare una vera politica di riutilizzo del suolo già compromesso dalla storia industriale piemontese e dall’urbanizzazione selvaggia degli anni passati” ha concluso Barone.
Soddisfatto senza indugi invece il consigliere regionale della Lega Gianluca Gavazza. “L’ampliamento della strada, che attualmente serve il distretto industriale dello stampaggio, rappresenta un’opera strategica per le attività delle aziende locali e dei cittadini - ha spiegato dopo la conferenza -. Da autotrasportatore ho percorso molte volte le strade di questo territorio e ne conosco le criticità. La mobilità dell’area, finora, è infatti concentrata sulla SS460, che sopporta un traffico giornaliero medio in entrambe le direzioni di circa 7.340 veicoli al giorno. Un’arteria insufficiente per la domanda di trasporto”.
Atteso da oltre trent’anni, “il miglioramento del collegamento stradale tra Lombardore e Front può finalmente diventare realtà - ha aggiunto Gavazza -. Questo intervento, che permetterà di sgravare dal traffico pesante i centri abitati migliorando lo stato di salute dell’ambiente, è inoltre inserito dal Governo tra le opere da finanziare in via prioritaria. L’investimento per l’infrastruttura ammonta a 25 milioni di euro, destinati al primo dei due lotti dal Cipess, Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo. La Regione Piemonte ha altresì finanziato con 200mila euro la rielaborazione e l’aggiornamento tecnico-economico del progetto, affidato alla Città metropolitana di Torino”.
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