NOLE. La sera del 5 maggio si è tenuta l’Agorà democratica “Il futuro del lavoro tra precarietà e automazione”, organizzata dal circolo Pd Nole-Villanova-Grosso. Alla fine del dibattito, il circolo ha pubblicato sul web le tre principali conclusioni a cui sono giunti i partecipanti.
La prima proposta è quella di un sindacato europeo. “Nell’attuale situazione globale che impatta sul mondo del lavoro - recita il documento pubblicato - è difficile pensare che non siano necessarie unità e cooperazione sindacale a livello non solo nazionale ma anche e soprattutto europeo. D’altra parte è necessario ripensare il modo in cui il sindacato entra in contatto con i lavoratori, dal momento che spesso essi non sono fisicamente presenti in azienda (smart working), oppure hanno contratti brevi che non permettono loro di legare in modo stabile la propria carriera a una fabbrica o a una impresa”. Al centro anche la crisi del rapporto tra giovani e organizzazioni sindacali, che rende necessario lo sviluppo di “nuove strategie di rappresentanza e organizzazione”.
La seconda proposta frutto del dibattito è quella di una tassa sulle importazioni per i beni delocalizzati con forte peso ecologico e scarsi investimenti nei lavoratori. “Il lavoro che manca - recita il documento pubblicato sul web - è spesso frutto della delocalizzazione”.
I presenti al dibattito si sono così chiesti quale sia l’impatto ambientale e sociale delle importazioni dei beni prodotti all’estero. La risposta va in favore di una regolamentazione fiscale delle importazioni, che “mediante ‘dazi’ o contrappesi tengano conto dell’impegno ambientale e sociale nella produzione dei beni, oltre che al rispetto di una serie di requisiti relativi alle condizioni di lavoro delle persone impiegate”.
La terza proposta riguarda la promozione della formazione continua e la capacità di spingere le aziende a convertire formazione in qualità del lavoro. Questo vale in prima istanza per i lavoratori “più anziani, che rischiano di trovarsi “fuori mercato” e senza competenze adatte alle mutevoli esigenze del mercato”.
Occorre dunque, secondo chi era presente al dibattito, “prevedere meccanismi di professionalizzazione e ri-professionalizzazione: i lavoratori devono essere disposti a formarsi continuamente per stare al passo con i cambiamenti del mondo del lavoro e con la sempre maggiore flessibilità richiesta; e ancora a monte, il sistema scolastico deve ripensare i percorsi di istruzione e di formazione, in modo da renderli più brevi e più specializzati (e lo stesso deve valere per i percorsi professionali dedicati agli adulti). Dall’altra parte i contributi che le aziende ricevono per la formazione e quelli per avviare i processi di automazione dovrebbero corrispondere all’impegno formale delle aziende stesse volto a migliorare le condizioni di lavoro e di vita degli impiegati”.
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