VALLO TORINESE. “E’ vero, come dice il sindaco, che da un po’ di tempo non ci sono più schiamazzi notturni, ma quando il bar riprenderà la sua regolare attività d’estate ricominceranno”. Non ha dubbi Anna Carella, cittadina vallese residente nel centro storico.
Già la scorsa settimana avevamo parlato dell’esperienza di Tullio Nocera, anche lui cittadino vallese oltre che consigliere comunale a Varisella, che lamentava continui disturbi della quiete notturna per colpa di alcuni ragazzini e dei loro schiamazzi all’interno del bar del centro storico e del refettorio nello stesso edificio.
Anna Carella era con lui quando, quel 9 ottobre a notte fonda, hanno dovuto chiamare per due volte i carabinieri e per questo hanno dovuto subire minacce dai ragazzini e dai loro genitori. “Uno dei genitori mi disse: ‘Te la faremo pagare’”.
Le minacce non si sono arrestate lì, ma si sono protratte nelle settimane successive: “Una volta hanno versato del liquido sul mio terrazzo, e la notte di Halloween mi hanno messo dei petardi di fronte alla porta di casa. Mi è anche capitato addirittura di trovare degli escrementi di fronte a casa mia”.
Una situazione insopportabile che l’ha spinta a installare delle telecamere: “Le ho dovute mettere come deterrente, e infatti una volta loro hanno riprovato ad avvicinarsi a casa mia, ma si sono ricordati delle telecamere e sono scappati”.Anna Carella non ha problemi a far apparire su un giornale il suo nome e cognome. Ma preferisce non far apparire una sua foto. E il motivo è presto detto, ed è validissimo: “Tra le minacce che mi hanno rivolto c’era: ‘ti metteremo su YouPorn’… solo che io non sono su Facebook né su altri social, quindi non saprebbero dove rintracciare una mia foto”. Così, preferisce tutelarsi.
Sono sempre i soliti, un gruppo di adolescenti vallesi. Non è la prima volta che creano problemi. “Durante il lockdown non rispettavano le regole - racconta Carella - e la notte di capodanno di due anni fa, quando non si poteva uscire per via del covid-19, erano in giro a lanciare petardi”. Per l’occasione erano dovuti intervenire i carabinieri.
Il sindaco di Vallo Alberto Colombatto aveva detto a La Voce di essere contento che i ragazzi si divertano a Vallo e non emigrino il sabato sera in discoteca a Torino, e che ovviamente dovevano farlo nel rispetto della legge.
“Ma con lui - replica Carella - ci eravamo scontrati duramente il 9 ottobre stesso, perché evidentemente gli schiamazzi di quella sera ad opera di questi ragazzini, tra cui anche suo figlio, non hanno nulla a che fare col rispetto della legge”.Colombatto aveva anche detto che il bar, d’estate, potrà stare aperto fino a mezzanotte. “Anche prima c’era questa regola - spiega Carella - ma in realtà le persone si fermavano a parlare ad alta voce anche fino alle 3. Vorrei che si facesse come a Torino, in cui nei bar ci sono sempre i cartelli con cui si invitano le persone ad allontanarsi dopo una certa ora”.
Un altro problema che martoria la quiete degli abitanti del centro, e che Carella tiene a segnalare, è l’abitudine degli stessi ragazzini a giocare a pallone in centro storico. “Quando sono dei bimbi a giocare non c’è problema, si figuri” dice comprensiva.“Il problema - spiega poi - è quando ci sono degli adolescenti dai 12 anni in su a giocare per tutto il pomeriggio. A volte è capitato di sentire il pallone di cuoio sbattere contro le serrande per ore e ore. Prima del lockdown, inoltre, giocavano anche fino alle 2 di notte”.
Eppure le strutture attrezzate non mancano: “Ci sono due campi da calcio in paese, perché non li usano?”. L’aiuto dell’amministrazione comunale nel risolvere questi problemi è riassunto tutto in una frase della stessa Carella: “Il sindaco non ci ascolta e non risponde”.
La storia di Anna Carella contiene un paradosso che ha tutto a che fare con la quiete: “Ho comprato casa qui proprio per cercare un po’ di tranquillità, e invece ci ritroviamo in questa situazione” spiega amareggiata.
“Ho sempre cercato di mediare - conclude - parlando coi genitori e cercando soluzioni, ma in risposta ho ottenuto solo minacce. Il problema è uno: che questa gente pensa che il paese sia di loro proprietà”.
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