in foto, Da sinistra, presso l’Istuto Comprensivo: Prof.ssa Francesca Magi, Vicepreside Prof.ssa Patrizia Bertolotti,
Dirigente scolastica prof.ssa Antonina Viola, Prof.ssa Barbara Pungitore
Un primo importante passo verso l’integrazione e la “normalità” è stato fatto. Dana (17 anni), Roman (14 anni), Sviatoslav (12 anni) e Anton (8 anni) hanno iniziato il loro percorso scolastico in Italia qualche giorno fa. Giovedì scorso il piccolo Anton ha fatto il suo primo giorno di scuola con i nuovi compagni della scuola “Anna Frank”.
Il volontario che lo ha accompagnato rac-conta di un momento emozionante, genitori e insegnanti commossi e il piccolo folletto ucraino curioso, impaurito, ma felice. Venerdì è stato il giorno di Roman e Sviatoslav: loro frequenteranno rispettiva-mente la terza media e la prima media della Scuola “Carlo Casalegno”.
Anche in questo caso è stata fondamentale la presenza dei mediatori culturali leinicesi che tanto si stanno adoperando per facilitare le comunicazioni tra la scuola e papà Andrii e mamma Lilia.
Venerdì è stato il giorno anche di Dana; la ragazza frequenterà il corso “Servizi Sala – Bar e Ristorazione” alle scuole professionali dei salesiani di San Benigno. Infatti, dopo aver visitato l’istituto e incontrato il direttore, Dana potrà iniziare a frequentare il primo anno da mercoledì prossimo.
“Un così rapido inserimento dei ragazzi a scuola – spiegano dalla Caritas di Leinì – è stato possibile, oltre che alla loro volontà di andare scuola, anche grazie a tutti i volontari e alle persone che a vario titolo hanno collaborato con la nostra Parrocchia per coordinare le diverse atti-vità da fare e infine anche grazie al personale degli istituti scolastici che in bre-vissimo tempo ha consentito l’iscrizione e l’inserimento a scuola”.
La famiglia è arrivata a Leinì il 15 marzo ed è composta da mamma Liliia, papà Andrii, quattro figli, e nonna Antonina. Sono ospiti della Caritas parrocchiale presso Casa Ferrero e resteranno lì finchè ci sarà bisogno. L’uomo ha avuto il permesso di lasciare l’Ucraina proprio perché padre di 4 figli. Sono arrivati a Leinì dalla zona di Zaporizhzhia. Una città dell’Ucraina sud-orientale finita agli onori della cronaca per la presenza di una centrale nucleare e per i bombardamenti che l’hanno colpita. Zaporizhzhia, inoltre, si trova a poco più di 200 chilometri da Mariupol, città devastata dalle bombe.
“Loro - racconta RosaliaMarini, coordinatrice della Caritas di Leinì - sono giunti in Italia con l’associazione Accomazzi di Torino il 14 poi sono arrivati da noi il 15 marzo. Hanno fatto 10 giorni di viaggio, un primo tratto con la macchina e poi sono arrivati in Polonia a piedi. Sono ospitati a Casa Ferrero, di proprietà della parrocchia, c’è un gruppo di volontari che sta dando una mano”.
Da lì è partita tutta la trafila. “Eravamo pronti per questa accoglienza - prosegue Marini - perché avevamo dato la nostra disponibilità. Abbiamo cercato da subito dei mediatori culturali perché parlano solo ucraino, neanche inglese. È già partita anche la profilassi medica: loro non erano vaccinati e stanno facendo tutto l’iter vaccinale in Italia”.
E poi la scuola.
“I ragazzi - continua - sono già tutti inseriti a scuola. Dana ha iniziato mercoledì, i compagni l’hanno accolta con una crostata. Sono tutti inseriti, è stato tutto fatto in accordo loro, gli abbiamo chiesto se volevano essere inseriti, le tempistiche, sono stati disponibili ad ogni nostra proposta. Vogliono rendersi indipendenti, faranno anche un corso di italiano in biblioteca, lo inizieranno a breve.Parteciperanno anche al progetto Orto Circuiti, gli abbiamo offerto un lotto per piantare quello che vogliono, ci hanno detto che in Ucraina avevano l’orto”.
Parliamo di una città che in Ucraina apparteneva alla così detta classe media.
“Il papà era un autista, - continuano dalla Caritas - la moglie è laureata in giornalismo, la nonna è un ingegnere”.
Un percorso di integrazione portato avanti anche grazie all’azione di alcuni mediatori (volontari) che hanno dato una grossa mano alla famiglia superando le barriere linguistiche presenti.
La famiglia proveniente dall’Ucraina parla russo, proviene infatti da una zona russofona.
L’arrivo alla scuola Anna Frank
A raccontarci l’inserimento del piccolo Anton ci ha pensato la preside dell’istituto, MariaAntoniettaGarofalo.
“Il bambimo più piccolo, Anton, l’abbiamo inserito - racconta - nella classe seconda. Fino a fine anno, però, a questo bambino dovremmo dare molta attenzione. È stata una accoglienza calorosa anche perché non è un inserimento come un altro, questo è un bambino che ha sentito le bombe, serve qualcosa di diverso. Nei primi giorni ha fatto attività motoria, musica. Ha scritto già il suo nome in italiano. È stato aiutato da un genitore di origine russa. Poi c’è una bambina russa che va spesso lì a parlare con lui, per non farlo sentire solo. Questo bambino lo sentiamo già nostro, sta già bene qui”.
Il lavoro, però, non è finito qui.
“La scuola - prosegue la dirigente - sta lavorando per aggiornare il suo protocollo su questa emergenza. Noi abbiamo dato la disponibilità ad accogliere 30 alunni alla primaria e 30 all’infanzia. Abbiamo creato una “commissione accoglienza” che si preoccuperà proprio di questo, un qualsiasi docente si potrà trovare davanti un alunno ucraino e dovrà sapere come comportarsi. Stiamo cercando anche uno psicologo di lingua ucraina/russa. Sulla lingua la Caritas ci ha aiutato, sono stati loro ad attivare una catena di solidarietà, hanno scoperto dei genitori competenti che si sono prestati. Si è creata nella scuola una rete per stare sempre vicino all’alunno”.
C’è anche la tecnologia a dare una mano.
“Il bambino - conclude Garofalo - ha un device e può tradurre nella sua lingua quello che dice la docente. Abbiamo dato a lui anche una sorta di corredo scolastico: quaderni eastucci”.Alla scuola media Casalegno.... invece, hanno iniziato il loro percorso scolastico Roman e Sviatoslav.
“Tutti hanno contribuito - racconta AntoninaViola, dirigente dell’Istituto Comprensivo di Leinì - all’attività di inserimento. Abbiamo avuto allo stato attuale due richieste di inserimento, due ragazzi che provengono dall’Ucraina sono qui a Leinì con la loro famiglia. Noi abbiamo ricevuto questa richiesta di inserimento da parte della Caritas, la nostra scuola cura le questioni legate all’inclusione da sempre. Immediatamente ci siamo mossi per le attività di inclusione di cui si è occupata la vice preside Patrizia Bertolotti.Gli insegnanti di sostegno, poi, riescono a stare più vicino a questi ragazzi in un momento difficile. È un momento di accoglienza fondamentale per tutti, studenti e personale, è una formazione. I ragazzi stanno rispondendo molto bene e questo ci riempie di orgoglio e fiducia nel territorio, nell’umanità, vuol dire che abbiamo fatto bene”.
A spiegare meglio la situazione, poi, ci pensa la vice Preside, Bertolotti, con delega all’inclusione.
“Noi da anni - precisa - collaboriamo con i mediatori culturali della diaconia Valdese. Giovedì abbiamo avuto l’iscrizione dei due studenti, ho contattato Alice Meletti della diaconia Valdese e ci ha inviato una educatrice, madrelingua russa che è arrivata mercoledì mattina, un servizio gratuito. È fondamentale visto che non parlano neanche inglese. Io sono soddisfatta, i tempi di attesa sono stati inesistenti. I due ragazzi li ho visti molto contenti, hanno trovato una persona che parlava la loro lingua, ci hanno detto di essere felici di compagni e professori, si sono sentiti a casa, accolti, e la loro speranza era di restare in Italia. È stata una grande soddisfazione”.FrancescaMagi, insegnante di sostegno della terza E, è stata a lungo accanto a Roman.
“È una bellissima classe, - precisa - i ragazzi sono entusiasti di aver accolto questo compagno, riescono a coinvolgerlo, comunichiamo attraverso i mezzi tecnologici, l’assistente di google, Google Traduttore, i ragazzi stanno imparando le prime parole in russo e gli altri quelli in italiano, stanno già imparando numeri, colori. I ragazzi che arrivano dall’Ucraina, però, devono concentrarsi ad imparare la lingua. Dove riusciamo, nelle materie più tecniche, come disegno, tecnologia e musica, seguono, viceversa vengono accompagnati a fare attività per imparare l’italiano. Ci sono app e computer e attraverso questi libri sono aiutati ad imparare la lingua”.BarbaraPungitore è insegnante di sostegno nella classe di Sviatoslav.
“Si è inserito - racconta - molto bene, ci stiamo muovendo nello stesso modo, come per Roman. I compagni l’hanno accolto molto bene, sono volenterosi di comunicare con lui. Molto spesso sono i ragazzi che ci rispondono per lui perché magari hanno già interagito con loro, è un’esperienza buona un po’ per tutti”.
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