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VOLPIANO. Camoletto vince anche in Cassazione, non era diffamazione

VOLPIANO. Camoletto vince anche in Cassazione, non era diffamazione

Monica Camoletto

La Procura Generale della Corte di Cassazione di Roma ha assolto Monica Camoletto dalle accuse di diffamazione nei confronti di Monica Veronese, funzionaria dell’ufficio tecnico del Comune di Volpiano, perché “il fatto non sussiste”. La chiusura definitiva del processo è del 24 febbraio 2022, con la sentenza emessa dal giudice Nicola Lettieri. In primo grado la consigliera comunale era stata condannata al pagamento di una multa di 500 euro. Camoletto, inoltre, avrebbe dovuto risarcire la cifra di 5mila euro alla funzionaria. Tutto comincia nel 2014 quando l’ex premier Matteo Renzi visita Settimo Torinese lodando pubblicamente la città per le sue capacità di rilancio economico. Camoletto prende spunto dall’articolo de La Voce che racconta la visita settimese di Renzi e presenta un’interpellanza in consiglio comunale a Volpiano. Un’interpellanza con la quale chiede risposte alla giunta sulle tempistiche di approvazione delle pratiche da parte dell’ufficio tecnico, ritenute dalla consigliera troppo lunghe.  In quella seduta Camoletto fa riferimento alle parole di Renzi sulla vivacità economica di Settimo, sostenendo che quando all’ufficio tecnico della città c’era Veronese, che ancora non si era trasferita a Volpiano, la situazione fosse ben diversa. Qualche giorno dopo il leghista Luca Viola riprende in mano l’articolo della Voce e lo pubblica sul suo blog con le considerazioni della Camoletto. E così la funzionaria decide di sporgere querela, sia contro Camoletto sia contro Viola. In primo grado arriva la condanna al Tribunale di Ivrea, pronunciata dal giudice Elena Stoppini. In Appello la condanna viene confermata per Viola, mentre arriva l’assoluzione – come detto – per Camoletto. L’ultima sentenza, però, ha messo la parola fine al processo. “Le frasi contestate alla Camoletto - si legge nel dispositivo - sono state pronunciate nel suo ruolo di consigliere comunale, nella sede ufficiale del Consiglio Comunale di Volpiano ed erano essenzialmente dirette ad una critica politica nei confronti del sindaco, che solo indirettamente toccavano la sfera dell’UTC (ufficio tecnico, ndr), costituitasi parte civile nel successivo procedimento penale... [...] Non sussisteva, dunque, nella specie, la lesione dell’altrui onore e reputazione, essendo l’intervento rivolto essenzialmente nei confronti del sindaco e risultando coperto dall’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica, che tollera l’uso di parole forti e toni aspri, purchè le espressioni siano fondate su di un’elaborazion critica...”. Soddisfazione anche da parte dell’avvocato della Camoletto, Celere Spaziante. “Sono molto soddisfatto - commenta - del risultato, il Procuratore ha interamente accolto la mia linea difensiva. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della Veronese. I toni impiegati dalla Camoletto erano stati pacati, il luogo quello giusto, il Consigio Comunale. Soprattuto l’argomento trattato era di assoluto interesse pubblico”.
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