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VALLI DI LANZO. Mancano i medici nei paesini, l'Uncem non ci sta

VALLI DI LANZO. Mancano i medici nei paesini, l'Uncem non ci sta

Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem

VALLI DI LANZO. Nelle Valli di Lanzo mancano i medici di base. L'Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) lo dice da tempo. L'ultima azione concreta effettuata dall'ente è stata diramare ai suoi comuni un ordine del giorno. Le amministrazioni devono discuterlo, firmarlo e inviarlo a loro volta a Città Metropolitana, Regione e Governo. L'ordine del giorno richiede un pronto intervento agli enti superiori per far sì che procedano a portare qualche medico in più nei paesini dell'alta valle. Tra i sindaci che hanno aderito c'è Mirella Mantini, che per la sua Germagnano vorrebbe almeno un medico curante. Il fatto è che non c'è, e i germagnanesi devono spostarsi a Lanzo per curarsi un'otite o per farsi prescrivere un farmaco per il mal di testa: "Chi ha la macchina e la salute può raggiungere Lanzo senza problemi, e chi non ce l'ha? Abbiamo tanti anziani che hanno difficoltà a scendere a Lanzo per andare dal medico" denuncia la sindaca. Marco Bussone, presidente Uncem, commenta così la situazione: "La mancanza di medici di base e di pediatri riguarda tutta Italia, in particolare le aree montane. Il problema esiste da almeno dieci anni, e va affrontato a livello nazionale e regionale". Segnalazioni continue arrivano da tempo dai comuni. Questo ha spinto l'Uncem a diramare l'ordine del giorno ai suoi 3850 comuni. Ma c'è qualcosa in più. Ci sono proposte politiche da attuare: "Pensiamo - dice Bussone - che si debbano dare degli incentivi nei contratti integrativi regionali ai medici che tengono attivi gli studi nei comuni montani". Sarebbe un modo per territorializzare e capillarizzare la sanità. Anche perché della carenza di medici di base soffrono soprattuto i piccoli comuni. Che hanno i loro mutuati, ma che per raggiungere il medico devono prendere la macchina e affrontare stradine, tornanti e dislivelli per scendere in. fondo valle. Le case di comunità previste dal Pnrr sono solo fumo negli occhi, viste da questa prospettiva. Dovrebbe arrivarne una a Lanzo, ma "così facendo si delocalizza ancora di più il servizio concentrandolo a Lanzo". Nate per allacciare un legame tra medicina di base e ospedali, rischiano così di lasciare indietro i piccoli centri urbani. Ed è così che poi la gente se ne va, migra a Torino o anche solo a Lanzo: "La mancanza di medici ingenera paure e insicurezze nelle famiglie. Le comunità che non percepiscono i servizi sanitari vicini sono più soggette a dinamiche di spopolamento, è un fattore sociologico da tenere in considerazione. Nessuno ha la bacchetta magica e crea medici in più, ma quei pochi che ci sono scelgono sempre di lavorare in luoghi più forniti".  I fondi del Pnrr destinati alla sanità dovrebbero anche mirare a rafforzare i servizi di telemedicina. L'applicazione di tale disciplina non farebbe solo in modo da aggirare il problema senza affrontarlo, lasciando le persone a casa per curarle da lontano? Per Bussone non è così, anzi, il servizio a distanza e quello dal vivo potrebbero combaciare. Almeno in un modello virtuoso: "Il conflitto tra servizio digitale e quello in presenza è sempre esistito, ma se riflettiamo bene ci accorgiamo che non c'è contraddizione tra medicina di base e teleassistenza. Teleassistenza significa anche snellire la burocrazie di operazioni quali il ritiro dei referti o le prenotazioni, non ha a che fare solo con l'approccio clinico". Sta di fatto che i medici continuano a mancare e i sindaci lo fanno presente da anni. Sono però rimasti inascoltati, almeno per ora. Ed è probabile che, per certi versi, Draghi e Speranza lasceranno indietro loro e i territori che rappresentano.
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