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LEVONE/FORNO. Mancano i medici alla Fidas: tutti a donare a Forno

LEVONE/FORNO. Mancano i medici alla Fidas: tutti a donare a Forno

Fidas

LEVONE/FORNO CANAVESE. Per la Fidas, così come per le altre associazioni di donatori, la donazione del sangue è uno degli atti di volontariato più preziosi che ci sia. Il sangue donato permette di salvare vite e di migliorarne altre. Ma cosa succede se non ci sono i medici a fare i controlli prima della donazione? Bisogna ottimizzare le risorse, come hanno fatto i centri Fidas di Forno e Levone. Simone Giacoma, Presidente della Fidas di Levone, lo spiega chiaramente: "Qui da noi le donazioni sono calate perché a causa della crisi sanitaria i medici della Fidas o della Banca del Sangue sono chiamati a fare i vaccini e nessuno li trova più per le donazioni, ma è un problema a livello nazionale". Un problema che si fa sentire: "Non ci sono donazioni a Levone da gennaio dell'anno scorso. Abbiamo deciso infatti di accorpare la nostra sessione di donazioni a quella di Forno. Noi eravamo ancora più penalizzati, perché facevamo le donazioni prevalentemente nei weekend e quindi c'era ancora più difficoltà a reperire il personale". Dunque, non ne valeva più la pena, anche perché i donatori, a Levone, sono calati. Gianni Bertot, Presidente della Fidas di Forno, conferma la diagnosi di Giacoma: "Sì, non ci sono abbastanza medici - ammette - e così ad aprile i donatori di Levone verranno di nuovo da noi a Forno: li accoglieremo a braccia aperte" A Forno, infatti, la soluzine è fortunatamente migliore: "Noi non stiamo avendo problemi col gruppo di Forno e stiamo recuperando donazioni - spiega Bertot -. Ci sono anche molti giovani che donano, e questo è molto bello. Tendenzialmente siamo a quota trentacinque donatori la domenica e venticinque il sabato".
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