Proprio mentre il Comune di Vopliano si costituiva parte civile nel processo di appello di Cerbero le ombre della Ndrangheta sono arrivate di nuovo in città. Ora, però, “il gruppo di Volpiano”, così lo chiamano gli inquierenti è stato tutto fermato. Prima c’è stato l’arresto, in flagranza di reato, di Gianluca Infede, di San Maurizio Canavese, poi quello di Domenico Rotella di Ciriè e infine Franco Violi di Volpiano (finito ai domiciliari).
Armi nascoste e pronte da usare per commettere estorsioni, per trafficare droga o per «fronteggiare qualsiasi tipo di minaccia proveniente dall’esterno del sodalizio». Pistole e fucili calibro 12, Kalashnikov.
La ‘ndrangheta e il Canavese di nuovo protagoniste nell’ordinanza del gip di Milano, che ieri è stata notificata dalla Guardia di Finanza a 13 arrestati in Piemonte, Lombardia e Lazio.
La lunga e complessa inchiesta è della Dda di Milano. Tra i principali indagati ci sono esponenti della famiglia dei Barbaro. E proprio in una delle intercettazioni trascritte dal gip, si legge che: «Rocco Barbaro, in un’ambientale del 9 dicembre 2019, si autoaccusava della detenzione di alcune pistole: “…una c’è l’ho qua..!!. … una l’ho venduta, l’altra mi hanno detto che la vogliono … , ora ne ho due, un’altra la vendo ed una me la tengo …” e della trattativa per l’acquisto, presso calabresi di Torino “paesani di Torino”, di un blocco di armi particolarmente importanti “ne hanno una camiata … belli belli … qui in zona … ‘na camiata ne hanno 14….hanno 5 fucili … un fucile di quello con il caricatore a banana 12 colpi … un kalashnikov…12mila euro .. solo il fucile a 12 colpi, la mitraglietta e due kalashnikov e li vende a 2.500 l’uno.. sono 10.000 euro ti restano 5 pistole e 5 fucili».
Dove fosse custodito questo arsenale di armi è un mistero, ma il riferimento ai «paesani di Torino» lascia supporre che sia nella zona della nostra provincia. «Di fatto, poi – prosegue il gip – almeno 5 dei “ferri” del campionario proposto, per il valore di 12.500 euro, sono stati acquistati dai Barbaro Antonio e Rocco», indagati per ‘ndrangheta, appartenenti alla nota famiglia di Platì, in parte emigrata in Piemonte.
Tornando a Volpiano, Violi era l’addetto al trasporto di droga tra le piazze controllate proprio dai Barbano. Nelle varie conversazioni intercettate dagli investigatori era soprannominato “il ragazzo”.
È bastato andare dietro a Violi per ricostruire tutti i traffici di stupefacenti che facevano avanti e indietro tra il milanese e Volpiano.Il coinvolgimento di Violi è legato, però, non solo alla vicenda della droga. Nell’inchiesta Carminus (che ha portato all’arresto dell’ex assessore Roberto Rosso), infatti, il suo nome compare ancora: aveva offerto un aiuto proprio all’esponente di Fratelli d’Italia durante la campagna elettorale.
Violi, per quanto riguarda i Barbano, era l’addetto all’acquisto e al trasporto degli stupefacenti.
Era talmente vicino ai Barbano che aveva la possibilità di acquistare la droga anche a credito. Eppure, però, nel corso del tempo, forse, si legge nelle carte, questa fiducia era venuta meno quando Violi si era trovato con un grosso debito da pagare nei confronti dei Barbano.
A quel punto, Rocco Barbano, dopo una serie di minacce, era addirittura arrivato proprio a Volpiano, in quella che nelle carte viene chiamata “trasferta Piemontese” per recuperare il denaro. Un debito che, poi, si intuisce dalle intercettazioni, sarà saldato poco più di un mese dopo.
Anche in questa ordinanza, quindi, la provincia e, in particolare, il Canavese dimostrano di essere una zona ambita e frequentata da parte della criminalità organizzata.
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